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Quest’anno la Giuria del premio letterario Racalmare L. Sciascia città di Grotte ha istituito un premio speciale alla carriera da assegnare ad uno scrittore che, attraverso la sua opera, abbia contribuito a liberare il mondo da pregiudizi, da vecchi schemi e luoghi comuni, da piovre culturali e materiali che ostacolano il progresso dell’umanità.

E con questi criteri ha voluto premiare l’opera letteraria e civile della scrittrice Silvana La Spina nata a Padova da padre siciliano e madre veneta ma che noi consideriamo integralmente scrittrice siciliana e specificamente catanese.

Silvana La Spina ha pubblicato i romanzi: Morte a Palermo, L’ultimo treno da Catania, Quando Marte è in Capricorno, Un inganno dei sensi malizioso.

Quest’ultimo il suo preferito perché, come dice la stessa autrice “folle”.

Quindi L’amante del paradiso, Penelope, La creata Antonia, il volume di racconti Scirocco, La mafia spiegata ai miei figli ( e anche ai figli degli altri) ed infine “Uno sbirro femmina pubblicato dalla Mondadori in quest’anno 2007.

La Giuria del premio Racalmare Leonardo Sciascia ha valutato tutta l’opera letteraria di Silvana La Spina premiandola con la seguente motivazione: “A Silvana La Spina per la sua opera letteraria attraverso cui illuministicamente cerca di “cambiare” la Sicilia e liberarla dalle sue “Piovre” materiali e culturali….Una narratrice visionaria che ha deciso di volare liberamente nel cielo del sogno e della favola.”

La Spina ha saputo creare personaggi fuori dagli schemi comuni, regalandoci una Penelope non più schiava dell’uomo, ma protagonista della sua vita. Chi è Penelope? Una donna paziente, fedele, onorata che attende il marito lontano? O altro?

La Penelope di Silvana La Spina racconta la violenza perpetrata dal Padre Icario, la gelosia del figlio Telemaco, l’amore appassionato per Cleone di Lesbo.

Penelope vuole liberarsi dalla pesante ombra del marito per riscattare la femminilità umiliata. Sarà un tema che non piace ai benpensanti ma dinanzi ad una società dove il 30 per cento dei matrimoni finiscono in divorzio, dove il 15 o il 20 per cento dei figli non sono figli del padre legittimo, dove una deputata cattolica bavarese chiede un matrimonio a termine, i temi di Silvana La Spina diventano terribilmente attuali e la stessa La Spina ci appare una collegiale ingenua.

E che dire della Creata Antonia? Una trovatella segnata nella sua psiche dal fatto di avere assistito ad un terribile assassinio, una donna che fugge verso la libertà che pensa di trovare nei sogni della rivoluzione francese e dell’Illuminismo e che afferma la sua personalità in maniera del tutto sconvolgente, come sconvolgenti sono le storie della scrittrice catanese che ci sorprende anche con il suo ultimo giallo “Uno sbirro femmina” dove troviamo una vecchia Sicilia che stenta ad uscire dal suo guscio di dolore e di immobilità perché “questa non è terra per la verità.”

Nella Catania di Silvana La Spina”Dio è morto” e per questo può accadere che un ragazzo, che tenta la via della sua emancipazione, è costretto a uccidere il Prete che lo assiste lungo il suo percorso di liberazione. Un omicidio assurdo, il cui movente è assolutamente un motivo retrogrado e a cui fa da sfondo il coro muto e silenzioso dei quartieri degradati di Catania.

Però Silvana La Spina sa che la speranza non può morire e che c’è un popolo che anela alla riscossa per cui al figlio ricoverato in rianimazione potrà dire: “Non ti preoccupare ci sono io con te”.

“…Una mano solida in quel momento si posò sulla sua spalla. Una mano solida, grande. Non c’era bisogno di chiedere: sapeva a chi apparteneva.”

La sbirra femmina che si erge a proteggere il giovane figlio e la mano solida che si posa sulla sua spalla sono la certezza che la giustizia trionferà e del resto questo finale del libro si lega perfettamente all’altro libro di Silvana La Spina “La mafia spiegata ai miei figli” (e anche ai figli degli altri) che la scrittrice La Spina ha scritto dopo avere visto, assieme a una scolaresca, il film “Alla luce del Sole” sul sacrificio di don Pino Puglisi.

“La proiezione del film, dice la nostra scrittrice, è finita. Stiamo in silenzio per alcuni minuti guardandoci in faccia e io capisco improvvisamente che il sentimento dominante nelle loro menti, nei loro occhi, è l’impotenza…

….Ma io non posso accettarlo. Devo fare qualcosa prima che l’impressione suscitata dal film, dalla commozione per l’eroismo di don Pino, passi alla paura:”

“Ho deciso che farò un dibattito. Che partirò dalle loro domande, non importa chi sia a chiedere: mio figlio, mia figlia, i figli degli altri; saranno solo le mani che si alzano. A chiedere per sapere.”

Da questo incontro è nato “ La mafia spiegata ai miei figli”

Questo nuovo libro “non è un libro combattente, scrive la senatrice Anna Finocchiaro, è il racconto paziente di una madre che ti porta per mano, e per filo e per segno ti dice ciò che devi sapere”. E la madre ti dice “La notte è ancora scura ma se, figlio, devi metterti in cammino devi sapere cosa troverai per strada e non posso distrarmi, né commuovermi, né adirarmi ma devo essere chiara, perché tu riconosca ogni inganno, ogni inciampo, ogni traditore.”

E ai nostri giovani, tramite la scrittrice La Spina, diciamo non imboccate la via della illegalità perché questa strada non ha sbocchi e porta alla morte fisica o alla morte civile per sé e per la propria famiglia.

Questa è la lezione civile della scrittrice Silvana La Spina che ci confessa : “scrivo per disperazione…so che non potrei farne a meno.

E’ una mia costante necessità”.

Noi speriamo che la Signora la Spina senta sempre questo bisogno di scrivere e che lo faccia non per disperazione ma per amore, amore della verità. amore della libertà, amore del bello.

Agrigento,lì 30.9.2007

gaspareagnello@virgilio.it