(articolo letto 1.612 volte)

Agrigento Extramoenia 31 Ott/16 Nov 2008. Si è inaugurata nei saloni del complesso monumentale di Santo Spirito la mostra monotematica del pittore agrigentino Gianni Provenzano.

La mostra, che ci fa vedere  oli su tela o su cartone o su tavola, descrive una “vecchia fabbrica” dismessa da tanti anni e posta in un luogo da favola e ci parla quindi dei nostri “tempi moderni”.

Chi come noi  ha vissuto da protagonista la vita politica e sindacale dei secondi cinquant’anni del secolo scorso,  conosce le grandi battaglie condotte dai lavoratori per portare avanti il sogno di industrializzazione del sud. L’industrializzazione si è realizzata con la costruzioni di grandi cattedrali, come la Montedison di Porto Empedocle, che per tanti anni diede lavoro a centinaia di famiglie ma che nel lungo periodo si è dimostrato un inganno che ha portato la distruzione di un sito pirandelliano meraviglioso, malattie professionali e tumorali e un drammatico rudere che è rimasto davanti il “mare aspro africano” a testimonianza di una grande delusione e di un grande inganno.

Gianni Provenzano nei suoi quadri ha saputo cogliere tutto questo in maniera drammatica e noi, ammirando i quadri, abbiamo rivissuto questo sogno infranto.

I ruderi della Montedison di Porto Empedocle, visti con gli occhi del pittore Provenzano, ci parlano e i colori cupi e carichi ci rinnovano il dramma.

Ci sembra di rivivere il Futurismo siciliano ma con una concezione filosofica alla rovescia: il Futurismo inneggiava il progresso, la macchina,la velocità; Provenzano, con un linguaggio muto e realista  ci dimostra che il progresso a tutti i costi può essere sinonimo di disastro, il disastro che emerge dai ruderi dipinti dal nostro Pittore.  Abbiamo  parlato di realismo infatti Provenzano con la sua pittura ci riporta al realismo del dopoguerra che produsse una certa pittura del Giambecchina, di Guttuso e di altri che parlavano della fatica dei braccianti, degli zolfatari e che tanta fortuna ebbe. Ma quello è stato un realismo ideologico, mentre il realismo delle opere del nostro autore non ha ideologie anzi si può interpretare come fatto anti ideologico che denunzia falsi miti coltivati da forze ideologiche che predicavano mutamenti “oltre” e contro il nostro essere reale e storico nel senso di divenire.

Inoltre dobbiamo dire che lo mostra di Provenzano non semina pessimismo perché, mentre nei quadri di grandi dimensioni troviamo il dramma, nei bozzetti piccoli che lo stesso autore ha racchiuso in un quadro con quattro immagini, ci sembra di aver visto la speranza che i ruderi di un sogno tradito possano trasformarsi nella speranza di un mondo diverso e migliore per le nuove generazioni.

La mostra di Gianni Provenzano suscita tematiche artistiche- letterarie di grande spessore su cui la cultura italiana dovrebbe riflettere, però noi viviamo al sud del sud e difficilmente il nostro grido arriva oltre lo stretto.

Bisogna che passino anni perché nei circoli letterari che contano ci si accorga di noi e quando la quercia viene abbattuta si dice “era pur grande”.

Ma Antonio Russello direbbe che a Lui il successo post mortem non interessa.

Noi diciamo che, almeno la cultura ed il mondo politico-sindacale nostro, si accorga di questo grande avvenimento culturale agrigentino voluto dal Centro Erato e presentato con garbo da Andrea Carisi.

Agrigento,lì 31.10.2008 gaspareagnello@virgilio.it