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La casa editrice di Favara (AG) ha pubblicato l’opera prima del giovane Professore di Storia e Filosofia Guglielmo Trincanato “Aspettando Montalbano”. L’opera viene definita da qualcuno un triller, da altri un divertissement attraverso il mondo letterario agrigentino e siciliano di grande spessore. Noi che optiamo per la seconda definizione raccomandiamo la lettura del libro agli amici che ci seguono e ne pubblichiamo la postfazione. “Aspettando Montalbano” può essere richiesto via internet alla casa editrice Medinova.

POSTFAZIONE: Il giovane Guglielmo Trincanato mi ha invitato a tenere a battesimo la sua prima opera letteraria “Aspettando Montalbano”.

Ma trattandosi appunto di opera prima allora bisogna tenere a battesimo un nuovo scrittore che si affaccia alla ribalta del mondo letterario italiano.

Questa duplice incombenza mi mette in imbarazzo perché a me sono stati vietati i battesimi e poi perché non credo di avere le capacità letterarie per un impegno così importante e oneroso.

Però l’impegno mi ha coinvolto fino in fondo perché mi sono trovato dinanzi a un giovane che vuole scommettere su se stesso e l’idea della scommessa nel periodo “obamiano” credo sia un’impresa da accettare e valorizzare.

Guglielmo Trincanato con il suo “Aspettando Montalbano” non si cimenta in un racconto di tipo tradizionale ma ci presenta un “divertissement” letterario che coinvolge gli scrittori più significativi del novecento agrigentino o meglio della “terra degli scrittori” che hanno fatto una buona parte della letteratura italiana del novecento. Quindi il lettore che si aspetta un “cuntu” probabilmente resterà deluso ma i lettori di palato fine certamente gusteranno un lavoro nuovo e ne potranno apprezzare la bellezza.

L’autore muove dai vecchi circoli di paese che sono stati al centro della letteratura di Sciascia, di Antonio Castelli e di tanti scrittori siciliani, circoli che sono stati il “microcosmo” della vita stanca e “irredimibile” dei nostri sonnolenti paesi. Questo all’inizio può fare storcere il naso a chi si avventura nella lettura ma poi si noterà che lo scrittore, attraverso un personaggio che può sembrare secondario ma che non lo è, Fonzio, si proietta nel “futuro” “ che diventa la sua unica dimensione” e cerca di “vedere l’orizzonte” cioè l’oltre.

E qui il divertissement coinvolge Pirandello, Sciascia, Camilleri, Tomasi di Lampedusa e quindi la Sicilia come “metafora” dei malanni del mondo, come “terra della ragione…!” dove “scegliere è il dramma dell’uomo” dove forse “la Verità non esiste” o “se esiste è irraggiungibile”.

E certo bisogna vedere se da noi esiste la coscienza. Il compito degli scrittori è quello di svegliare le coscienze…ma prima bisogna trovarle.

E in questa terra senza coscienza forse ha ragione il Principe di Salina quando parla con Chevalley o chissà! Forse dice e sostiene tante “minchiate” ma non troppo, diciamo noi.

Ma a questo punto della narrazione lo scrittore ,che forse ci aveva depistati, come direbbe Sanguineti, ci riporta verso altri sentieri più delicati per affrontare i quali occorre molto coraggio: i sentieri della giustizia di cui Sciascia si fece un rovello.

Il romanzo diventa un giallo; c’è un morto, alcuni poliziotti ignoranti conducono una inchiesta che rasenta il ridicolo, i giudici devono trovare a qualsiasi costo “i colpevoli” da dare in pasto alla stampa.

Due deputati che nulla hanno a che fare con il delitto vengono “sbattuti” in galera e qui, mentre tutti recitano la solita litania: “ho fiducia nella giustizia” il nostro giovane autore sostiene il contrario partendo da considerazioni e da fatti reali che il lettore potrà immaginare e da situazioni in cui magistrati “felloni” invece di pagare per errori involontari o volontari hanno fatto brillanti carriere.

La giustizia diventa strumento di lotta politica e chiunque può finire, inaspettatamente, nel trita carne con conseguenze umane e psicologiche terribili.

Del resto non c’è nulla di nuovo sotto il sole: si è trovato un giudice per condannare in croce il Cristo, si sono trovati giudici per condannare Galileo, Giordano Bruno, si sono trovati giudici per operare un rivoluzione politica che si apparteneva ad altri poteri.

Certamente questa ultima parte del libro nasce da fatti terribili e forse ridicoli se non avessero avuto risvolti drammatici che hanno segnato la giovane vita del nostro autore.

Ma le considerazioni dell’autore non sono considerazioni che coinvolgono la sua sfera privata perché in questo caso non avrebbero dignità letteraria, sono “metafore” della vita di tutti noi e del nostro essere cittadini di questo mondo cafkiano.

Queste considerazioni mi hanno suscitato la lettura del libro di Guglielmo Trincanato che è stato sobrio, pulito nella scrittura, ottimo lavoratore di lima.

Io sono certo che, con “Aspettando Montalbano” ,ho portato a battesimo un nuovo scrittore di sicuro avvenire e lo affido al giudizio dei tanti lettori che certamente ci saranno.

Agrigento,lì 5.11.2008 gaspareagnello@virgilio.it

Il 27 Agosto 2010 si è svolta una presentazione del libro a Caltabellotta (AG) ed in questi due Video è stato ripreso il mio intervento: