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“FUORI GIOCO Vita Bruciata Di Un Calciatore Di Provincia” di Salvatore Scalia
Salvatore Scalia, giornalista di razza, dopo il successo avuto con il romanzo “La punizione”, torna in libreria con un nuovo titolo “Fuori gioco” “Vita bruciata di un calciatore di provincia” edito, anche questo, da Marsilio.

Prima di scrivere questi due romanzi Salvatore Scalia aveva scritto “Il vulcano e la sua anima”, “Il processo a Bixio” , “Teatro Trilogia del malessere” e “Appunti” che è costituito da una raccolta delle notazioni di cronaca e di costume che l’autore pubblica sul suo giornale.

Questo nuovo libro, anche esso “verista” come il precedente, nel senso che trae origine da fatti reali, racconta la storia di un giovane della provincia siciliana che sogna di raggiungere la gloria dando calci ad un pallone. Il padre stimola e asseconda il sogno, mentre la madre vorrebbe che intanto il figlio studiasse e si creasse un avvenire vero.

Ma oggi la società crea il mito dei grandi calciatori che diventano milionari e delle veline che sognano la grande avventura nel mondo dello spettacolo o magari nel mondo della politica dove va avanti il “ciarpame” e si fanno facili carriere, come denuncia la stessa moglie del Presidente del Consiglio, signora Veronica.

Petru u Turco, Anastasi, diventa il mito da imitare.

Ma alla fine questi sogni distruggono i giovani che restano “fuori gioco” dalla vita e che finiscono emarginati e senza domani, magari preda dei fumi delle droghe e dell’alcol.

L’idea di raccontare una storia così emblematica della nostra società, di per sé dà pregnanza all’opera di Salvatore Scalia, ma se il libro fosse solo questo avrebbe un valore didascalico e potrebbe avere solo valenza di documento o di denunzia.

Ma il libro di Scalia assurge ad opera letteraria in quanto in esso c’è un esame approfondito del costume della nostra società che porta a questi falsi miti: c’è il politico corrotto, la speculazione edilizia che deturpa il nostro ambiente ma fa arricchire i politici e i loro compari, ci sono i facili costumi, lo sfruttamento e gli abusi dei potenti contro gli umili che non sanno ribellarsi e che anzi vendono le loro anime ai loro carnefici.

Ma soprattutto c’è un linguaggio che è frutto di studi e di ricerca.

Intanto Scalia riesce a descrivere i luoghi teatro dell’azione in una maniera fantastica creando bozzetti che sono dei veri e propri quadri ed in questo ci sorprende molto favorevolmente.

L’inizio del libro e la chiusa sono veramente capolavori; nella prima pagina c’è descritto tutto il libro e i suoi luoghi, nella parte finale l’Autore, parlando della giornata nuvolosa, descrive lo stato d’animo di Paolo, il protagonista.

Noi ci avviciniamo ai giornalisti scrittori con diffidenza perché è facile che le loro opere scadano nel la cronaca o nell’inchiesta. Invece Scalia si dimostra scrittore e narratore vero tant’è che noi immaginiamo per l’avvenire altri scritti di stile diverso dove il fatto non dovrà necessariamente essere il dato primo dell’opera.

Ma di contro all’eleganza delle descrizioni che veramente ci prendono, Scalia fa un grande sforzo per usare la stessa lingua dei personaggi: e calarsi in questo mondo è difficile e rischioso: Scalia lo fa con successo perché il siciliano del suo libro è il siciliano di quel mondo: il “parlare alla carcarara”. Ne viene fuori un misto di eleganza e di popolano che dà al libro la dimensione di opera letteraria.

Scalia con questo suo nuovo libro si conferma scrittore di “razza”.

Agrigento,lì 1.5.2009 gaspareagnello@virgilio.it

Il libro di Scalia verrà presentato giorno Sab.9.Mag.’09 Ore 18.00 presso le fabbriche Charamontane di Agrigento da Gaspare Agnello e Luisa Trenta Musso, a cura dell’AICS, della libreria Capalunga e degli Amici della pittura siciliana dell’ottocento.