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Francesco Recami: “Il Correttore di Bozze” Edizioni Sellerio.
Criticus – I libri ti arrivano sul tavolo per vie diverse e certe volte anche per eventi strani e mentre sono sul tuo tavolo ti guardano e chiedono di esser letti.  Anche tu li guardi, qualche volta con amore qualche volta con odio.

Contras – MA PROFESSORE I LIBRI LE PARLANO? LEI PARLA CON I LIBRI?

LO SA CHE DON CHISCIOTTE A VIA DI LEGGERE LIBRI DI CAVALLERIA E’ DIVENTATO PAZZO?
Criticus- Sarà, ma io voglio dire che sul mio tavolo è arrivato un libro di Fancesco Recami “Il correttore di bozze” edito da Sellerio, che la casa editrice mi aveva mandato su suggerimento di Vincenzo Consolo in occasione della assegnazione del premio Racalmare giunto alla sua ventesima edizione. Ma il libro non doveva esser letto perché già la giuria si era innamorata di un altro libro e poi perché, questo si sa, i premi si assegnano per circostanze strane e raramente vanno ai libri più belli.

Contras- E ALLORA I PREMI LETTERARI NON SERVONO A PREMIARE I MIGLIORI SCRITTORI?

LEI PER CIRCA 20 ANNI HA FATTO PARTE DI UNA GIURIA LETTERARIA CON PRESIDENTI SCASCIA, BUFALINO, MARIA ANDRONICO E CONSOLO.

QUINDI ANCHE CON QUESTI NOMI IMPORTANTI NON VINCEVA IL MIGLIORE? O NO ?

Criticus- Non dicevo questo, infatti nel caso in questione aveva vinto il premio, il libro “Terra matta” del semianalfabeta Vincenzo Rabìto che, per me, è stato il libro più struggente e significativo che abbia letto e che ha sconvolto la mia concezione di letteratura narrativa. Si perché i libri vengono scritti dagli scrittori che molto spesso fanno della scrittura la loro professione, mentre il libro di Rabìto “Terra matta” è stato scritto da un quasi analfabeta ma che era un “cuntore” di storie, storie vere e possedeva gli elementi essenziali che deve avere un libro di narrativa: c’era una storia anzi un secolo di storia vissuta dal di dentro e dalla parte del perdente, c’era un “cuntore” di quelli che iniziano “ si cunta e si raccunta” o “ c’era ‘na vota un re a ‘na regina”, c’è una lingua che è la sanguigna lingua di Sicilia. E tutto questo aveva fatto del libro di Rabito un capolavoro di stile “manzoniano” (questa mia affermazione fa storcere il muso ai letterati di professione, ma io sono un artigiano della letteratura).

Quindi “Il correttore di bozze” restava sul mio tavolo, ma la copertina nera e il correttore seduto su un banco mi guardavano e mi chiedevano “lettura”. Ebbi pietà e mi misi all’opera come per dovere con la stessa noia con la quale il correttore è costretto a leggere libri e tutto questo mentre ero preso dalla necessità di leggere altre cose per motivi professionali.
Contras- QUINDI LEI LEGGE PER PIETA’ O MAGARI PER EFFETTUARE UNA PUNTATA DELLA TRASMISSIONE “ UN LIBRO PER AMICO?”

Criticus – Se mi lasci continuare e non mi disturbi più vorrei parlare del correttore, questo miserabile uomo, costretto a leggere libri per ragioni professionali e a leggerli solo per studiarne la perfezione ortografica, senza entrare appieno dentro il libro, che mi ha preso completamente, perché intanto mi ha fatto capire come sia difficile scrivere un libro in perfetto italiano e poi perché mi ha fatto entrare in una storia o meglio in un giallo che veniva propinato a spicchi quasi irrazionali e senza logica e legame, ma che riuscivano a creare un certo gusto e quindi un certo interesse.

Mentre il correttore va allo forma del libro, alla consecutio temporum, ci fa conoscere la signora Lucilla Salvestroni che, mentre fa a fare la spesa, viene avvicinata da una “marchetta”, un giovane che si offre a fare delle prestazioni sessuali alle casalinghe che fanno la spesa, dietro un compenso economico. La vicenda può sembrare assurda, ma il mondo in cui viviamo forse non è un mondo assurdo e in questo mondo una casalinga, una professionista a cui si offre una avventura erotica mordi e fuggi forse non è una occasione da cogliere al volo?

Così fece la signora Lucilla.

Contras – BELLA PORCA LA SIGNORA LUCILLA !!!

Francesco Recami

Criticus – Ma poi il mondo non è così facile come si pensa e tutto nella vita è complicato. Perché l’avventura della signora Lucilla si complica in maniera drammatica in quanto mentre tenta di fare l’amore in macchina, alle sue spalle nota un fotografo che vuole riprendere l’amplesso. E da qui nasce una storia che il correttore, tra un refuso e l’altro, ci presenta come degli spicchi di arancia, senza una logica apparente e senza alcun collegamento, fino al punto da creare nel lettore un senso di smarrimento che però lo porta ad andare avanti per trovare il nesso della intricata questione, ma trova sempre spicchi di verità che non si legano agli spicchi precedenti.

La signora sparisce e la polizia la cerca disperatamente. “La marchetta” viene trovata morta sul water di casa sua, poi ci sono altri due personaggi il Professore che, forse è il ricattatore di tutta la vicenda, e altro personaggio che sembra fuori di questa storia, che vengono in colluttazione e muoiono cadendo in un burrone.

Che c’entrano questi altri due morti con la vicenda di Lucilla e la marchetta come è morta?

La vicenda è intrigata e intrigante.

Contras- MA IO NON HO CAPITO NIENTE E CREDO CHE NON ABBIA CAPITO NIENTE NENACHE CHI CI ASCOLTA E CI VEDE IN TV.

O QUESTO CORRETTORE CERCA I REFUSI O CI RACCONTA LA STORIA E CE LA FA CAPIRE

Criticus – Il nostro correttore di bozze va avanti nella lettura di un libro e di una storia quanto mai strampalata e senza senso e si arrovella il cervello sul “vater” o “water”, trova scritta la parola meda che nel contesto non significa nulla e deve accorgersi che l’autore ha dimenticato la erre per cui come merda la parola acquista senso, poi cerca di distinguere gli accenti acuti da quelli gravi, l’accento metrico dall’accento ritmico e quindi viene distratto dal fatto, a cui lui non presta mai attenzione.

Però questo libro scritto male con tanti refusi ha preso il correttore il quale si inquieta perché vuole sapere chi ha ucciso la Signora Lucilla che, possibilmente, è stata fatta a pezzettini e servita a tavola a spezzatino, o messa in un sacco pieno di pietre e buttato a mare dove nessuno più la potrà trovare.

Quando entrò in chiesa aveva in mano un pezzetto di quella fotocopia:

Contras- mi scusi ma chi è entrato in Chiesa.

Criticus- Io non lo so e forse neanche l’autore, ma tu seguimi. Leggiamo la pagina come la scrive l’autore e forse continueremo a non capire o forse. Dunque:

il corpo sullo scoglio, l’occhio cieco, il sole, il muro, dormiva, il capo sul libro, la notte sul mare,

dietro la finestra gli uccelli, il sole nella tenda, l’occhio più oscuro, il taglio nel ventre, sotto l’impronta, dietro la tenda, la fine aprire, nel muro, un foro, ventre disseccato, la porta chiusa, la porta si apre, muro, notte, porta.
Contras- Bella poesia.

Criticus- Avvistò il confessionale. Su una targa di ferro smaltato c’era scritto in caratteri antichi:”Confessioni ore 17,30-19,00”.

Quanto tempo è che non ti confessi?

Ah padre non me lo ricordo. Sono tanti anni

Quanti anni?

Venti? Trenta? Non me lo ricordo.

Padre Siro fece un lungo sospiro.

Sono tanti anni. E’ una vita intera…

Eh sì padre

E come mai così tanto tempo?

Padre ho un peccato gravissimo sulla coscienza.

Padre Sirio si accostò alla finestrina traforata. Respirava profondamente.

Ho ucciso un ragazzo… Padre mi creda, ho ucciso un ragazzo.

E perché hai sentito il bisogno di confessarti?

Perché è un peso troppo grosso

E come ti senti?

E come vuole che mi senta?

Sei tu che devi dirlo a me.
Non so come dire

Il Signore sa come ti senti.

Lo so

E cosa c’è di più?

C’è che sentivo il bisogno di dirlo a qualcuno:

Tu chiedi il perdono?

Non lo so E’ che…

Non è a me che devi chiedere l’assoluzione. E’ al Signore che la devi chiedere. Ma tu di questo hai convinzione?

Io…

La tua colpa è grande, e la strada per il pentimento è lunga. Devi lavorare sul pentimento, costruirlo, soffrirlo, e su questa strada il Signore ti verrà incontro. Mettiti nei panni del Signore. lui aspetta che tu torni da lui. Ha tanta pazienza. Ma se tu lo inganni, lui lo sa. lui si fida di te, ma tu ti devi fidare di lui.

Ma mentre padre Sirio diceva questo dall’altra parte non c’era più nessuno.
Contras- Ma chi era costui?

Criticus- Bella domanda se lo sapessimo forse avremmo risolto il giallo e potremmo vedere più chiaro. Ma appunto in questo sta la maestria dell’autore. Nel narrare una storia in maniera nuova.

Porre all’attenzione del lettore una vicenda intricata, complessa e poi mettere alla fine del libro due pagine bianche perché ognuno possa divertirsi a ricostruirla e trovarne il nesso e la logica, se i delitti hanno una logica. Probabilmente molti amanti del giallo ci proverranno o magari su questo canovaccio di giallo ci costruiranno un nuovo libro. Forse ci potrà provare il nostro Camilleri?

Contras- Ma senta, qui la storia si complica. Ho tra le mani il libro: “Il correttore di bozze” di Francesco Recami. Ho dato un’occhiata alle ultime pagine e tutta la storia si rovescia. Che strano. Mi ascolti che gliela leggo, così il senso di follia prenderà tutti e due e chissà forse anche i telespettatori che ci seguono e i lettori del libro:

Pronto. Commissariato di San Maurizio. Dica pure.

Buonasera Mi chiamo Lucilla Salvestroni.

Si, dica.

Volevo dire che sono qui, insomma, sono viva.

Prego?

Volevo dire che sono qui a Milano…

Vuole essere più specifica signora, è successo qualcosa? C’è qualcuno con lei? Non può parlare?

No no, sono sola. Non sono in pericolo, adesso.

Allora mi spieghi, non è che abbiamo tempo da perdere.

Ma io sono Lucilla Salvestroni. Quella di chi l’ha visto.

Mi ripete il nome per favore?

Lucilla Salvestroni.

Può restare un attimo in linea?

Sì.

Pronto, signora Salvestroni?

Pronto.

Dove si trova in questo momento?

Qui, a Milano.

Può darmi l’indirizzo? Sta bene?

Sì, insomma,sì.

Può parlare liberamente?

Si.

E’ per una confessione?

Se ci dice dove si trova veniamo da lei.

Ma perché mi parla di confessione? Io non ho fatto niente.

Da dove chiama?

Da una cabina.

E perché da una cabina?

Perché il telefonino me lo hanno rubato.

Qualcuno la sta inseguendo? Ci dica, per favore, subito, dove si trova.

Sono in Via Verdi davanti alla Standa.

Può recarsi davanti al più vicino commissariato di polizia? Oppure preferisce che la veniamo a prendere?

Una confessione?

E qui mi fermo perché la storia rivela altre sorprese che è meglio assapori il lettore…se ha voglia di leggere il libro.

Criticus.- Come vede Francesco Recami non ci delude e passa da una sorpresa all’altra che ci inducono a non staccarci dal libro, a sottolinearlo, a strapazzarlo, a mettere orecchiette per segnare le pagine più significative anche se il correttore di bozze ci ammonisce che “Coloro che sottolineano o evidenziano i libri, siano essi presi a prestito, i libri, ma io direi anche se sono di loro proprietà, dovrebbero essere arrestati, puniti severamente. E pene severe ci dovrebbero essere per quelli che i libri li spiegazzano, li scartabellano, li ungono..

Noi i libri non li ungiamo e il libro di Francesco Recami “Il correttore di bozze” lo torturiamo per gustarlo e farlo gustare a coloro che ci ascoltano.

Un libro suggerito da un maestro come Vincenzo Consolo non può certamente deludere. Credetemi.

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Agrigento,lì 17.9.2007 gaspareagnello@virgilio.it