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Ritorna in libreria per i tipi della casa editrice Elèuthera un saggio sulla antropologia della surmodernità “NONLUOGHI” di Marc Augé che in Francia era stato pubblicato nel 1992 e in Italia nel 1993

Marc Augé è nato a Poitiers nel 1935, antropologo, è directeur d’etud all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, di cui è stato a lungo presidente. Africanista di formazione, da anni si occupa di antropologia delle società complesse. Ha pubblicato Un Etnologo nel metrò; Ville e tenute, etnologia della casa di campagna; La guerra dei sogni e, insieme a Paul Colleyn, L’antropologia del mondo contemporaneo.

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Il saggio “Nonluoghi” tratta tutta una serie di problemi suscitati dalla “modernita’” dalla “globalizzazione”, che hanno sconvolto modi di essere, di pensare, di esistere, perfino la concezione, dello spazio e del tempo: “la storia accelera. Abbiamo appena il tempo di invecchiare un po’ che già il nostro passato diventa storia, già la nostra storia individuale appartiene alla storia…La storia ci insegue”.

Noi vecchi siamo nati in casa, i nostri genitori sono morti nella casa dove sono nati; siamo cresciuti nello stradone o nella VANEDDRA che era la strada di paese vissuta dalle nostre donne e dai bambini.

Siamo cresciuti in un LUOGO che era il paese con una piazza, l’AGORA’, la Chiesa Madre con le sue campane che ci scandivano il tempo e ci chiamavano a messa dove potevamo vedere le nostre ragazze, con un CINEMA PARADISO. Avevamo la casa di campagna dove passavamo l’estate, prigionieri della vecchia nonna che ci raccontava “li cunti” e andavamo a caccia di nidi, i nidi dove abbiamo raccolto i nostri ricordi dei LUOGHI dell’infanzia. Questo “luogo può definirsi come identitario, relazionale e storico”

Oggi i bambini nascono in ospedale, vivono in condomini anonimi, sono presi dalla televisione e da tanti apparecchi alienanti, non conoscono la grande Università che è stata la STRADA e frequentano molto spesso NON LUOGHI.

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I Nonluoghi sono quegli spazi dell’anonimato ogni giorno più numerosi e frequentati da individui simili ma soli.

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Non luoghi sono le infrastrutture per il trasporto veloce (autostrade, stazioni, aeroporti) sia i mezzi stessi di trasporto (automobili, treni, aerei). Sono non luoghi i supermercati, le grandi catene alberghiere con le loro camere intercambiabili, ma anche i campi profughi dove sono parcheggiati a tempo indeterminato i rifugiati da guerre e miserie. Il non luogo è il contrario di una dimora, di una residenza, di un luogo nel senso comune del termine. E al suo anonimato, paradossalmente, si accede solo fornendo una prova della propria identità: passaporto, carta di credito…Nel proporci una antropologia della surmodernità, Augé ci introduce anche a una etnologia della solitudine.

La surmodernità ha cambiato il nostro modo di essere.

La casa una volta era dominata da “ESTIA” CHE SIMBOLEGGIAVA IL FOCOLARE CIRCOLARE al centro della casa e da HERMES che era il Dio della soglia e della porta, ma anche dei crocevia e degli ingressi in città.

Oggi la casa è dominata dalla televisione e dal computer e si vive in solitudine nello stesso tetto.

Si mangia ma ognuno è per conto proprio a vedere la TV, si è in casa e si è collegati con il mondo esterno tramite internet, senza avere contatti con i familiari; si nasce e si muore negli ospedali, si viaggia in un guscio metallico che attraversa anonime autostrade, si cerca di abitare nelle metropoli anonime, si perdono le radici e trionfa la solitudine. Viviamo lo spazio e la storia come il viaggiatore moderno che vede tutto come una cartolina che si guarda fugacemente a distanza e non si tocca. “Lo spazio del non luogo non crea né identità singola, né relazione, ma solitudine e similitudine”.

“Nella realtà concreta del mondo di oggi, i luoghi e gli spazi, i luoghi e i non luoghi, si incastrano, si compenetrano reciprocamente. La possibilità del non luogo non è mai assente da un qualsiasi luogo; il ritorno al luogo è il rimedio cui ricorre il frequentatore dei non luoghi ( che sogna per esempio, una seconda casa radicata nel più profondo del territorio): Luoghi e non luoghi si oppongono ( o si evocano) come i termini e le nozioni che permettono di descriverli”.

Ma il mondo va e non torna indietro…dove va?…dove ci condurrà?…verso l’alienazione?… o verso una ipotetica città della felicità dove si potranno soddisfare tutti i nostri bisogni materiali?…Diventeremo tutti uguali o la surmodernità renderà i ricchi più ricchi e i poveri più poveri?…Forse verso un mondo virtuale.

“Un giorno, forse, arriverà un segno da un altro pianeta…”.
Chi vivrà vedrà…

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Agrigento,lì 19.9.2009         gaspareagnello@virgilio.it