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Auguri di Felice 2012 Con La Lettera di Capodanno di Gesualdo Bufalino

December 27, 2009
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Gaspare Agnello: Ho sulla spalle tre quarti di secolo e fra qualche giorno gli anni saranno di più per cui il capodanno a me suscita paura e tristezza.

Ho rotto la sveglia che mi ha lasciato mio padre nella speranza che il tempo si fermasse, ma corre lo stesso… inesorabilmente…verso il baratro.

E mentre vivo, la festa di Natale, con questi pensieri, tra i miei nipoti nei quali vedo la continuità, mi arriva la “Lettera di capodanno” di GESUALDO BUFALINO:

“Dicono che repetita iuvant;
che il primo bacio è insipido, ma è il secondo che conta;
che il bis d’un minuto radioso
s’insaporisce d’un miele che ci sfuggì quella sera …
Ma l’anno che ritorna col suo rauco olifante
a soffiarci dentro le orecchie
l’ennesima Roncisvalle,
e ingrossa i fiumi, impoverisce gli alberi;
l’anno che nello specchio del bagno consegna
a uno svogliato rasoio la barba sempre più bianca;
l’anno che cresce su sé con l’ingordigia dei numeri,
sgranando sul calendario
il recidivo blues del Mai più …
chi oserebbe dire che meriti la festa del Benvenuto?
chi potrebbe giurare che non sia peggio degli altri?
Il male si moltiplica e repetita non iuvant.
Eppure … Eppure nella tombola arcana del Possibile
fra i dadi e il caso la partita è aperta;
gonfiano fiori insoliti il grembo d’una zolla;
lune mai viste inonderanno il cielo,
due ragazzi in un giardino
si scambieranno i telefoni, i nomi,
stupiti di chiamarsi Adamo ed Eva;
verrà sotto i balconi
un cieco venditore d’almanacchi
a persuaderci di vivere …
Crediamogli un’ultima volta.”

Questa lettera di “mastro don” Gesualdo mi ha creato un gran turbinio di pensieri che ho voluto vergare per dare contezza di una mia frequentazione e quindi della mia amicizia con Gesualdo Bufalino che ritengo sia sta una delle penne più raffinate del novecento europeo e uno degli uomini più semplici e più umili che io abbia conosciuto.

Bufalino e Sciascia sono stati gli unici letterati che non hanno mai mostrato invidia o gelosia per i successi degli altri e che, anzi, hanno aiutato e spinto coloro che si avvicinavano a loro e che avevano reali qualità. Annusavano le persone e comprendevano subito le loro potenzialità.

La mia conoscenza con Bufalino avvenne, evidentemente, tramite Leonardo Sciascia che lo scoprì, lo mostrò al mondo letterario italiano e gli divenne amico affettuoso anche se, come scrittori, erano profondamente diversi. Sciascia scrittore “asciutto”, Bufalino scrittore “umido”.
Bufalino era professore di latino e greco e non solo, ma amante e cultore della letteratura greca e quindi della mitologia e poi del ciclo carolingio che nella Sicilia ha radici profonde e anche popolari e tutto questo ha influito sulla sua scrittura che è una scrittura “barocca”, altamente poetica e raffinata. Difficilmente si possono raggiungere i livelli poetici di Bufalino la cui scrittura poetica è diversa anche dalla scrittura di Consolo che tende alla poesia e che molto spesso diventa poesia.

Probabilmente per questi motivi Bufalino non potrà essere scrittore letto da “tutti” ma scrittore per palati raffinati che leggono non per avere “lu cuntu” ma per conoscere il profondo del cuore umano e per la ricerca dell’Assoluto che più facilmente si trova in scrittori non credenti e di matrice pascaliana come è stato Bufalino e anche Sciascia.
Raramente nel mondo letterario mondiale si potranno trovare due scrittori “senza religione” di così profonda fede che hanno saputo testimoniare con le loro opere e con la loro vita l’Assoluto.

Ma ritornando al mi rapporto con Bufalino devo dire di averlo conosciuto alla seconda edizione del premio letterario Racalmare città di Grotte. Quella fu una edizione contrastata perché non si riusciva a trovare l’accordo sul nome da premiare. Sciascia ci propose un certo Greppi che noi non accettammo, poi ci propose Antonio Castelli e anche questa volta, sbagliando, non accettammo. Abbiamo quindi proposto a Sciascia di dimettersi da Presidente del premio per consentirci di poterlo premiare. Ma Sciascia rifiutò seccamente. Allora ci propose di premiare Bufalino con il libro “L’uomo invaso” e di dare a lui la cittadinanza onoraria di Grotte.
Così nell’anno 1985 Bufalino approdò a Grotte e io ho potuto conoscere questo gentiluomo che non dimenticherò mai.

Veniva sempre con la moglie che, colpita da ictus dopo sei mesi dal suo matrimonio, restò paralitica nel lato destro. Molto spesso veniva con il Sindaco di Comiso che lo accompagnava con la macchina di rappresentanza in segno di “venerazione” nei confronti di questo gigante della letteratura, ma uomo modestissimo, umile, buono.

Facevano tappa nella casa di contrada Noce da Sciascia e a pranzo Bufalino aiutava la moglie a mangiare tagliandole la carne, il pane. Era una scena veramente toccante che mi commuoveva, vedere questo uomo anziano aiutare la giovane moglie a mangiare. Mia moglie accompagnava sempre la signora durante la cerimonia del Premio.

Bufalino non mancò mai alla cerimonia di consegna del Premio. Venne anche alla quinta edizione allorché fu premiato Manuel Vazquez Montalban e Sciascia non è potuto venire a Grotte perché ammalato.
Dopo qualche mese Sciascia morì e i componenti della giuria del Premio Racalmare ci siamo recati a Comiso per invitarlo ad assumere la presidenza del premio in onore del suo amico scomparso.

Lui fu restio, non voleva accettare perché non poteva spostarsi da Comiso per via della moglie ammalata, della mamma centenaria che doveva assistere e per la sua poco voglia di muoversi dal suo paese natale.
Accettò la presidenza per un anno e ci suggerì anche di cambiare la formula del premio per legarlo alle scuole superiori e a un’ampia commissione di lettori che avrebbero potuto suggerire i testi da premiare.

Dopo un anno si dimise e la presidenza passò alla signora Maria Andronico Sciascia.
Me lo ricordo ancora triste e afflitto sul sagrato della chiesa del Monte di Racalmuto al funerale del suo grande amico che lo aveva tradito “precedendolo” nel viaggio verso l’ignoto. Era vestito con il suo solito cappotto e il berretto “lu tascu” siciliano.

Lui era più grande di Sciascia e poi aveva la morte che gli girava attorno. Ricordo la bellissima intervista che rilasciò a Chiambretti e che è una delle cose più belle fatte da Rai Tre. Disse a Chiambretti che la morte gli girava attorno ed era così vero, che l’agguato glielo tese in una sera di pioggia mentre tornava da fare una visita alla moglie che, ammalata, stava con la sorella; una morte assurda per un uomo che non aveva la patente di guida e che quindi non aveva mai toccato il volante di una macchina.
Maestro Lei e Nanà avete contribuito a cambiare la mia vita e a farmi diventare un “uomo” più “uomo”.

Bufalino, Sciascia, Consolo tre giganti che hanno lasciato un sigillo di grandezza nell’ultimo novecento.
Agrigento,lì 25.12.2009

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