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La fine del XIX secolo fu caratterizzata da grandi movimenti socialisti nati sotto la spinta della industrializzazione e quindi della necessità di tutelare i diritti dei lavoratori.

Nel 1892 nacque il partito socialista, nel 1896 nacque il primo nucleo organizzativo di quella che sarà la CGIL e quindi anche la Chiesa sentì il bisogno di intervenire nella questione sociale che irrompeva nella nostra società.

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Ed ecco la prima enciclica sociale della Chiesa: la Rerum Novarum di Leone XIII nella quale si parlò della centralità dell’uomo, della questione della proprietà privata e dei diritti dei lavoratori.

Dopo questa enciclica ne sono seguite tantissime altre che costituiscono ora la “summa” cattolica della questione sociale.

Bisognò aspettare altri quaranta anni per avere nel 1931 una nuova enciclica la “Quadrigesimo anno” di Pio XI.

Quindi si susseguono La “Pacem in terris” nel 1963 e la “Mater et Magistra” nel 1969 di Giovanni XXIII e la costituzione pastorale del Concilio Vaticano II “Gaudium et Spes”.

Sii susseguono nel 1967 la “Populorum Progressio”, nel 1971 la Octogesimo adveniens”, nel 1981 la “Laborem Exeecens”, n el 1987 la “Sollecitudo rei socialis”, nel 1989 la “Centesimus annus”.

Ora il nuovo Pontefice Benedetto XVI pubblica, il 29 giugno 2009, la nuova enciclica “Caritas in Veritate” che, certamente, si ricollega a tutte le precedenti encicliche e soprattutto a quelle di Paolo VI che è costantemente citato, ma che apporta importanti novità alla concezione sociale della Chiesa.

E’ chiaro che il Papa mette a fondamento dello sviluppo il VANGELO e pone la questione sociale come annunzio e testimonianza di fede, finalizzata all’uomo, a ogni uomo, a ogni gruppo di uomini, fino a comprendere l’umanità tutta intera, affermando che “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità”. “L’uomo infatti è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”.

Il mezzo per la salvezza dell’uomo è la Caritas (Deus caritas est). Dalla carità di Dio tutto proviene, per essa tutto prende forma ad essa tutto tende.

La carità è soprattutto amore e quindi VERITA’ assoluta.

In Cristo, la carità nella verità diventa il Volto della sua Persona, una vocazione per noi ad amare i nostri fratelli nella verità del suo progetto. Egli stesso, infatti è Verità (Caritas in Veritate). La carità eccede il concetto di Giustizia e quindi senza giustizia non esiste né amore né carità.

Ma l’Enciclica di Benedetto XVI avverte che “Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione , della politica, dell’azione sociale e dei costumi”. “All’elenco dei campi in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato, si è aggiunto ormai da molto tempo anche quello dell’economia”.

A questo punto l’Enciclica, uscendo dai problemi di fede, afferma che “la Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire, per risolvere i problemi economici del mondo, e non pretende minimamente d’intromettersi nella politica degli stati”. “Ha però una missione di verità da compiere…per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione”.

Quindi, riprendendo i concetti della “Populorum Progressio” di Paolo VI, Benedetto XVI fissa gli obiettivi dello sviluppo che deve tendere a far uscire i popoli dalla fame, dalla miseria, dalle malattie endemiche e dall’analfabetismo.

Ma se lo sviluppo è il portato del profitto solamente allora questo porta a creare disparità sociali e nuove povertà. Quindi ecco il concetto della teoria della redistribuzione del reddito e del ruolo positivo che lo Stato deve esercitare nel mondo della economia che non può essere guidata solamente dal mercato che rimane elemento di sviluppo se regolato dalla morale. E qui l’enciclica si addentra in tutta la tematica sociale del mondo che coinvolge la problematica della procreazione responsabile, della famiglia che deve essere fondata su sistemi economici affidabili, sull’ambiente, sull’energia e quindi sulla solidarietà e sulla sussidiarietà, nel campo dell’economia e ci convince che la Chiesa in questa enciclica fa proprie le teorie delle socialdemocrazie europee schierandosi dalla parte dei deboli. La concezione della globalizzazione della Chiesa parte dalla considerazione che tutti gli uomini sono figli di Dio e quindi fratelli e che perciò tutti hanno diritto a godere delle ricchezze di cui il mondo dispone.

I concetti che sono alla base della parte più importante dell’enciclica sono la centralità della persona umana, il rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale che è stato donato da Dio a tutti e quindi la sua tutela per le generazioni future, il concetto di sviluppo sostenibile e le problematiche dell’energia che deve essere redistribuita a tutti gli esseri della terra, quindi la lotta allo spreco e al consumismo tipico delle società capitalistiche

Quindi irrompono i concetti della solidarietà e della sussidiarietà, del No Profit, delle imprese etiche, della cooperazione che alla fine dell’800 è stata portata avanti dalle forze cattoliche e dalle forze del nascente socialismo; della centralità del lavoro e della sua tutela, della finanza che deve avere una sua etica per evitare la finanza dei ‘prodigi’ che ha portato il mondo sull’orlo della catastrofe, dell’uso dei mezzi di comunicazione che sono alla base della conoscenza.

L’Enciclica entra nella questione della precarietà del mondo del lavoro sostenendo che la precarietà e l’estromissione dal mondo del lavoro per lungo tempo…minano la libertà e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale.

L’immigrazione è un problema che non poteva essere sottaciuto, perché la Chiesa è per l’accoglienza sapendo che tutti siamo fratelli e che il mondo è di tutti.

E quindi la pace tra tutti gli uomini figli dello stesso Dio.

A questo punto noi ci riferiamo alla natura ferita dell’uomo e ci rendiamo conto che difficilmente l’etica, la sussidiarietà, la solidarietà, la caritas potranno governare il mondo per cui Marx teorizzò la “Lotta di classe”.

Ma il cristiano sa che Gesù disse: “senza di me non potete far nulla”…”Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. E Dio ci dà la forza di lottare e di soffrire per amore del bene comune, perché Egli è il nostro Tutto, la nostra speranza più grande per realizzare lo “sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini”.

A questo punto noi vorremmo fare delle brevi considerazioni di ordine politico suscitate dalla lettura della enciclica significando che in essa troviamo per intero i programmi delle socialdemocrazie europee, programmi che molti si affrettano a definire superati dal tempo anche perché molti economisti interessati e di parte teorizzano la fine della classe operaia e del proletariato.

Vero che le classi sociali sono cambiate, che il mondo e le esigenze degli uomini sono mutati, ma è anche vero che il mondo cammina per via della gente che lavora con le braccia o con la mente al servizio di altri che sono i proprietari delle imprese, i possessori di azioni e così via.

E poi la globalizzazione, la concentrazione dei mezzi di comunicazioni e dei mezzi di produzioni su poche mani, i giochi del mondo finanziario governato da pochi magnati, fanno emergere un bisogno maggiore di SOCIALISMO che l’enciclica papale mette in evidenza.

Ed ora voglio dire una bestemmia: non potrebbe questa enciclica essere il programma minimo di governo, per forze operaie, democratiche, sinceramente portate al bene comune che significa, redistribuzione del reddito, tutela dei deboli, lavoro per i giovani, lotta alla fame nel mondo…e così via?

Sarà una bestemmia, ma su questa bestemmia gli uomini di BONA VOLONTA’ dovrebbero riflettere.

Agrigento,lì 12.9.2009 gaspareagnello.it