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“L’Orma Del Lupo” Di Vito Catalano Avagliano editore 2010, 96 p. € 10,00

Vito Catalano è uno dei nipoti prediletti di Leonardo Sciascia e noi possiamo dire di averlo visto crescere nella casa di contrada Noce dove, in estate, faceva compagnia al Nonno scrittore e incominciava a impregnare la sua vita dei tanti libri che avvolgevano la casa di Sciascia.

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E, se è vero che buon sangue non mente, dobbiamo dire che Vito Catalano non ci ha mentito in quanto puntualmente è venuto fuori con uno strano romanzo “L’orma del lupo” edito da Avagliano.

Nel libro si parla di un lupo che alla fine del 1600 terrorizzò un paese della Sicilia mietendo vittime tra gli abitanti del paese: donne, bambini ma anche uomini furono attaccati e uccisi dal lupo.

Una bambina viene presa dalla “naca” mentre la mamma sta fuori a pochi passi da casa, il contadino Domenico viene ucciso e sbranato dal lupo, lo stesso avviene per il bimbo Antonio.

Due ragazze del paese Teresa ed Elena invece vengono aggredite, picchiate, forse violentate e si rivolgono al medico per le cure.

Il medico è Pietro, un giovane arrivato di recente in questo maledetto paese per la sua prima esperienza lavorativa e si deve confrontare con una triste realtà di morti sbranati dal lupo e di donne pestate a sangue e forse violentate. Prende contato con il parroco del paese Padre Girolamo che “era un bell’uomo sui trent’anni, biondo, robusto e dai lineamenti del volto duri, marcati…aveva una voce profonda ma con un che di falso”.

Il giovane medico si innamora della cameriera dell’osteria, Teresa che cura dopo l’aggressione subita dalla stessa. Vuole sapere come è avvenuta l’aggressione ma Teresa dice :“veramente… ho la testa confusa”.

Pietro vuole capire il motivo dell’aggressione e guarda il corpo di Teresa che “era nuda e aveva il corpo pieno di ecchimosi: sulla spalle sulle gambe, e le ginocchia erano sbucciate e sanguinavano. Era bella e in quel momento sembrava quasi che graffi e lividure esaltassero di più l’armonia delle sue forme”.

Elena viene trovata morta: “ai piedi dell’albero c’era Elena: Il corpo era terribilmente straziato: il ventre era stato dilaniato, dal costato all’attaccatura delle gambe la carne era stata completamente maciullata…”.

A questo punto è chiaro che il medico non crede più alla favola del lupo e, attraverso la ricostruzione delle violenze, degli stupri, i sospetti vanno verso il prete e il luparo che sembrano uniti da un unico disegno e destino.

Noi non diciamo come finisce il libro, solo vogliamo soffermarci sulla fuga del medico con Teresa, su un cavallo veloce.

Sembrerebbe una fuga di un cavaliere della tavola rotonda o la fuga del Verdone di Russello che, con il suo cavallo bianco, invola la sua amata ma non ci sembra una fuga romantica perché il contesto del libro è un contesto nero, truce e violento e la stessa figura di un parroco di campagna è molto inquietante perché le ragazze affidate alle sue cure pare ne escano con le ossa rotte o addirittura trucidate.

Del resto questo è il tempo della controriforma, il tempo della inquisizione, un tempo buio nel quale le donne venivano portate al rogo e il pensiero dell’uomo compresso da una clima di terrore.

Il libro di Catalano ci mostra uno scrittore primiparo e le soluzioni o le mancate soluzioni della vicenda ci disorientano un pochino non riuscendo a capire appieno il messaggio del racconto, se un messaggio vuole avere. Probabilmente, come i gialli del grande Nanà, che avevano una verità che poi riusciva a mimetizzarsi, il giovane Vito Catalano ci vuole lasciare nel rovello di un mistero che poi tanto mistero non sembra.

Anche la prosa è quella di un giovanissimo scrittore alla sua prima esperienza e quindi qualche incertezza è naturale. Ma queste mie sono solamente sensazioni e quindi non hanno dignità scientifica.

Certamente Vito ha dimostrato grande capacità a manovrare una materia difficile . Il medico Pietro alla sua amata che gli chiede “dove andiamo” risponde: “Vorrei poter rispondere: ma non lo so”. Noi diciamo ai lettori del libro di Catalano che forse andiamo: “verso la scoperta di un nuovo talento letterario”.

E per dirla con il nonno Leonardo diciamo: aspettiamo il secondo libro.

Agrigento,lì 2.3.2010 www.gaspareagnello.it