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Gaetano Savatteri, milanese di Racalmuto, torna ancora una volta a colpire con un suo nuovo libro “Gli uomini che non si voltano” edito da Sellerio.

E’ un recidivo della scrittura perché ha già pubblicato “Ladri di vita. Storie di strozzini e disperati” scritto con Tano Grasso, “L’attentatuni. Storia di sbirri e di mafiosi” scritto questo con Giovanni Bianconi, quindi “La congiura dei loquaci”, che giudichiamo una delle cose più belle scritte da Savatteri, il giallo “La ferita di Vishinskij” , il saggio-romanzo “I Siciliani” (vedi mia recensione) che noi abbiamo presentato in questa nostra rubrica ed ora questo libro “ “Gli uomini che non si voltano” che noi non sappiamo dire se sia un giallo o un libro di costume o malcostume che alligna nel mondo politico.

Può essere anche il canovaccio di una terribile tragedia greca dove “Antigone” muore perché vuole compiere un atto di pietà e nella politica la pietà non è ammessa.

Le regole della politica sono quelle scritte dal Machiavelli e sono le regole del “Potere” che si conquista con tutti i mezzi e che si deve tenere a qualsiasi costo.

Nel libro si racconta la saga di una potente famiglia votata a costruire attorno a se potere e a tramandarlo da padre in figlio, da figlio a nipote e così via.

Gli Uomini Che Non Si Voltano Di Gaetano Savatteri

Il potere si costruisce con la mafia, poi magari si vuole depositare la mafia e questo diventa pericoloso e può anche portare anzi porta alla morte.

La storia e i riferimenti sono casuali o forse causali ma noi diciamo subito che certamente la storia non è una storia siciliana ma una storia che si è svolta a “Leontopoli” il luogo a partibus infidelium dove il Vescovo Ficarra fu relegato per disubbidienza alla Sede di Pietro che gli imponeva certe scelte politiche. Almeno noi la vogliamo collocare in quel posto lontano; forse per paura ma meglio avere paura che essere troppo audaci e Savatteri di audacia ne sta dimostrando molta.

Quindi nessuno deve offendersi per questa storia terribile che, del resto, lo scrittore Gaetano Savatteri ha modellato secondo il suo sentire e l’esigenze di una narrazione che deve essere resa godibile ed il libro è veramente godibile e lo si legge in una serata.

Il racconto è ad incastro: ci sono tanti pezzi che a poco a poco si vanno componendo per arrivare poi ad un unicum che avvolge e prende il lettore e che certe volte lo sconvolge, e questo Gaetano Savatteri lo fa con un linguaggio comune, quello che usiamo noi tutti i giorni, con un italiano frammisto al dialetto e del dialetto di Leontopoli molto spesso si sente la cadenza e la pesante musicalità.

Il libro di Savatteri in qualche momento ci ha messo paura e ci ha fatto riflettere.

Ad ogni buon fine per saperne di più sentiamo l’intervista all’Autore condotta di Gaspare Agnello.

Agrigento,lì 7.2.2007

gaspareagnello@virgilio.it