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Valeria Parrella è una giovane scrittrice nata nel 1974. Vive a Napoli dove si è laureata in lettere classiche.

Ha pubblicato le raccolte di racconti “Mosca più belena” e “Per grazia ricevuta”. Einaudi le pubblica il romanzo “Lo spazio bianco”, da cui Francesca Comencini ha tratto l’omonimo film. Quindi pubblica la piece “Il verdetto” e “Tre terzi” con Diego De Silva e Antonio Pascale e “Ciao maschio” tutte  rappresentate al teatro stabile di Napoli. Cura la rubrica dei libri per la rivista Grazia.

Ora per i tipi della Rizzoli ha pubblicato con il romanzo “Ma quale amore” con il quale si è aggiudicata, a Santa Margherita di Belìce, l’edizione del Premio letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa di quest’anno 2011.

Diciamo subito che il libro lo abbiamo letto con piacere e ne abbiamo ricevuto un’imprerssione positiva perché ci è sembrato uno scritto diverso rispetto a tanti altri romanzi, un libro veritiero, senza enfasi o retorica.La Parrelladescrive la vita per quella che effettivamente è e gli amori per come veramente vengono vissuti dagli uomini e dalle donne.

Ma a noi ci viene spontanea una domanda: perché questo libro?La Parrellaall’inizio ce lo dice con molta franchezza: “Devo sbrigarmi a scrivere questo libro: ho poche ore di autonomia. Questo è un libro di viaggio del quale mi devo sbarazzare. Sono innamorata di un uomo e gli ho chiesto di accompagnarmi. Ho inventato  il modo di fare un viaggio solo per stare con lui dall’altra parte dell’oceano….E’ stato un errore, una pazzia scegliere di scrivere un libro per amore…E devo pur scriverlo alla velocità della luce. ‘Forza, entro Dicembre’ fa l’Editore, ‘che lo facciamo uscire per San Valentino…’

E allora è un libro scritto su commissione? Un libro di viaggio? Un libro d’amore?. Noi crediamo che i libri si scrivano perché si sentono dentro e hanno bisogno di uscire fuori per inviare messaggi all’umanità e per rilevare sentimenti dell’animo umano. Il libro della Parrella certamente è il racconto di un viaggio in Argentina, a Buenos Aires, in una terra evocativa e affascinante, un viaggio nel mondo di Borges e nella terra di Maradona “el pepite de oro”, ma è anche un viaggio nel cuore dell’uomo, un viaggio in un amore a senso unico, un amore di una donna per un uomo che vive questo amore quasi subendolo, cogliendone i frutti meravigliosi, ma coniugandolo con altre avventure, come del resto avviene a quasi tutti gli uomini.

La protagonista del libro si è innamorata degli occhi di Michele: “Quegli occhi che sono il mio rifugio e la mia estasi, ora mi guardano bucati. Ad altre donne rivolgeranno il giallo pantera del loro sguardo. Maledetti”.

Il viaggio rappresenta la ricerca di se stessi, la conferma dell’amore; è quindi un’illusione perché, come dice la protagonista del libro, “il mio mondo era in me, è in me, trasportabile…”

E allora si va alla scoperta dell’ Aleph di Borges, della sua poesia e della sua letteratura che tanto ha influenzato la  cultura italiana e in special modo la letteratura di Sciascia, si vogliono vedere i luoghi del mito Maradona e si incontra però la plaza dei Mayo con le mamme disperate che sfilano per conoscere la sorte dei loro figli desaparecidos:

“Mi perdoni il Lettore se ci sentirà della retorica, che la assuma come modo di esaltare le gesta, piuttosto che ottundere e convincere dopo quel giovedì là, nessun giovedì è più stato lo stesso. Perché, vedi Lettore, anche adesso, se leggi questo libro di giovedì, anche adesso le madri de Plaza de mayo stanno girando in tondo, venti, trenta, quante sono, e recano davanti a loro, come battistrada dell’aria, un lungo striscione di dolore. Hanno delle foto in bianco e nero, che sono quelle che si vedono in televisione durante i telegiornali di guerra dalle madri di tutto il mondo, da Gaza , dal’Iran. Ma io, noi, quelle foto le abbiamo viste da vicino, nel loro lento cammino tondo attorno alla piazza, e le mani che le reggevano erano raggrinzite.

E le donne che le reggevano erano raggrinzite, e quei volti giovani…

…In questo spazio piccolo che mi è concesso senza il risultato che ne spero, e senza il diritto che mi arrogo, vorrei dire, Lettore, che voglio parlare di amore senza ma e senza quale.”

E allora il vero amore è solamente quello della madre! Probabilmente. “Lui si siede sullo schienale di pietra ed io di pietra davanti a lui in piedi”. Lui magari che pensa agli sms degli altri suoi amorazzi.

L’amore lo si vive e lo si consuma come un prodotto da supermercato. Allora Lei decide di farla finita.

“La fine.

Un grande amore, quando diventa un ex grande amore, smette di essere un grande amore. Per definizione.

E mentre decido cosa mettermi per andare a casa sua e lasciarlo, mi arriva un sms: mi prendo la responsabilità definitiva di mettere fine alla nostra storia”.

“per sms?”

“sì per nn ricadere nela trappola di questo amore”

“hai detto amore”

Ma quale amore.”

Questa è la storia cruda, vera, reale di un viaggio e di un amore chela Parrellaci narra con un linguaggio giovanile e molto accattivante.

Si ritrova il linguaggio dei messaggini e tanti neologismi tipici dei giovani che i letterati della crusca non userebbero mai: è “bellella”, ci sono cose “stilosissime”, diventare “stiloso”, oppure “ci può stare”. Oppure “Lui ha negato, ma ha cominciato a mettere pasword e codici pin e pik e puk e cip e ciop ovunque…”

E questo certamente porta un poco di aria fresca nel mondo della nostra letteratura.

Noi vorremmo fare tante altre considerazioni su questo bel libro della Parrella ma ce ne asteniamo e chiudiamo con alcune considerazioni fatte dalla stessa autrice per rispondere alla domanda della salumiera che le chiede se è assolutamente necessario viaggiare:

“Il punto è che io non sto bene per troppo tempo nella stessa posizione, intendo posizione esistenziale, posizione nel mondo: cambio spesso le cose, cerco di sconvolgerle, di reindirizzarle, lo faccio già naturalmente.

I viaggi servono anche a questo: a darmi delle scosse.

Penso sia la solita solfa per cui uno scrittore, il suo libro, sono filtro, sono schermo: non sono realtà. Per cui uno scrtittore si mette in gioco, non riproducendo una realtà possibile,m passibile di realtà, ed ecco che si confondono continuamente i piani.

Agrigento,lì 31.7.2011

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