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Il 2 Novembre del 2012 ricorre il centesimo anniversario della nascita dello scrittore di Montedoro Angelo Petyx e noi speriamo ardentemente che l’Amministrazione comunale di Montedoro e i Licei della provincia di Caltanissetta vogliano celebrare questo grande figlio della terra di Sicilia, riproponendo, al mondo letterario e ai giovani, i suoi libri che sono veramente di grande valore letterario.

Video con intervista al prof. Mineo:

I libri di Petyx sono anche la memoria di un tempo eroico, non molto lontano da noi e di cui siamo sicuramente figli.

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Noi, da questo momento, dedichiamo una sezione del nostro sito allo scrittore Petyx con tutti i nostri scritti, le nostre memorie e con una relazione della figlia dello scrittore, Signora Enza, docente di Filosofia presso l’Università di Torino che sarà disponibile a venire in Sicilia, in occasione del centenario della nascita del padre di cui custodisce la memoria con grande passione.

La Miniera Occupata di Angelo Petyx

 

L’impegno letterario ci ha portati a scavare nel mondo della letteratura italiana e di conseguenza nell’immenso mondo letterario siciliano dove è facile trovare sotterrati scrittori di cui poco si parla ma le cui qualità sono veramente eccezionali fino al punto che noi  ci rifiuteremo di dare l’appellativo di “minori” a questi personaggi che hanno saputo parlare al nostro cuore, che hanno descritto il loro tempo, i luoghi dove sono nati, gli avvenimenti che hanno osservato o di cui sono stati protagonisti lasciandoci un retaggio di cui nessuno potrà fare a meno.

Tra questi scrittori sepolti nel mondo della dimenticanza abbiamo trovato, anche grazie a Matteo Colura, all’editore Sciascia di Caltanissetta ed al chiarissimo Professor Mineo dell’Università di Catania, Angelo Petyx che è uno scrittore veramente straordinario la cui opera resterà certamente scolpita nei nostri cuori e nelle nostri menti perché ha saputo toccare corde profonde della nostra vita e della nostra umanità con uno stile semplice e disarmante, uno stile che diventa musica popolare, sinfonia degli umili e degli oppressi. Oggi forse Petyx potrebbe essere definito un “minimalista”

Angelo Petyx nasce a Montedoro in provincia di Caltanissetta il 2 novembre 1912 e sente subito l’esigenza di cultura e di letture che non lo abbandonerà più, e che diventerà rigorosa regola di vita.

Segue un corso di studi irregolare da autodidatta.

Si oppone al fascismo, per cui rifiuta la chiamata all’arruolamento nella milizia, rifiuta, durante la ferma militare, di iscriversi al corso per allievi ufficiali.

Allo scoppio della guerra, è demandato dapprima al reclusorio militare di Gaeta come insegnante dei reclusi, poi viene trasferito in Emilia.

Partecipa quindi alla campagna di guerra nel sud della Francia con la IV armata.

Dopo l’otto settembre resta sbandato ed aderisce alle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà.

Trova rifugio a Tarantasca presso una famiglia antifascista e l’8 settembre 1948 sposa la figlia primogenita Lena di questo antifascista.

Nel 1945 ritorna in Sicilia dove inizia l’attività di insegnante, mai prima intrapresa per la rifiutata adesione al partito fascista.

Nel 1949 si trasferisce in Piemonte dapprima a Villafalletto dove insegna per 11 anni ed infine a Cuneo.

Per la sua militanza antifascista gli furono offerti vari incarichi che Lui rifiutò, come respinse l’invito di Elio Vittorini di trasferirsi a Milano, “per il suo avvenire di scrittore”, per potere vivere più intensamente la vita letteraria italiana.

Petyx doveva essere un uomo strano, un tipo ribelle  e preferì restare a Cuneo rifiutando il grande proscenio letterario.

Questo non gli impedì di continuare la sua vita di scrittore raffinato, collaborando a riviste quali “Gente nostra”, “Il Subalpino”, La via del Piemonte”, “La fiera letteraria”, “Prove di letteratura ed arte”, “Diogene”, “Incidenza” ed al giornale “L’Unità”.

Nel 1957 Elio Vittorini gli pubblica nella collana della Mondadori, “La Medusa degli italiani” “La miniera occupata”dicendo di Petyx: “dà prova di possedere delle qualità di primordine.Certi dialoghi tra gli zolfatari sono molto suggestivi: con quella loro voce dialettale lavorata fino a diventare una musica”. E Italo Calvino ebbe a dire… “ di tutti i libri del dopoguerra che trattavano delle lotte sociali contemporanee, questo era uno dei più schietti e attraenti alla lettura”. Nel 1971 con Rebellato pubblica “Gli sbandati”; nel 1976 con la casa editrice Teodoriana di Milano pubblica Liillà ed altri racconti, nel 1979 con la stessa casa editrice pubblica “Il sogno di un pazzo”, nel 1984 Le notti insonni di Liillà, nel 1986 “Il lungo viaggio, nel 1991 Anna è felice e nel 1994 l’Amore respinto.

Angelo Petyx muore il 30 marzo 1997.

Nel marzo del 2002 l’editore Salvatore Sciascia di Caltanissetta ripubblica i “Racconti e “La miniera occupata con una brillantissima perfezione del Professor Mineo, allora Preside della facoltà di lettere dell’Università di Catania.

“La miniera occupata” ha la grande capacità di fare rivivere quel mondo del dopoguerra che va tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta.

Rivivono gli scontri sociali e politici, il mondo operaio di quei primi anni di democrazia, gli scontri tra un popolo che sogna il riscatto, il sol dell’avvenire ed un padrone ancorato a concezioni fasciste e monarchiche che riuscivano a salvaguardare gli interessi dei padroni contro i lavoratori.

E’ da dire a tal proposito che il libro nasce da un racconto di Angelo Petix del 1950 “Il bolscevico” pubblicato nella rivista La galleria nel 1959 con il titolo “Vita di miniera” e poi con il titolo “Il sole dell’avvenire”.

I personaggi del libro rappresentano un coro di proletari, un coro della tragedia greca che vive la il dramma di una vita piena di stenti sotto la terra e sopra la terra nelle taverne dove solo il vino riesce a fare dimenticare l’amaro della vita.

Il componimento  oltre ad avere il carattere di una tragedia greca, è soprattutto  una sinfonia degli ultimi, ultimi che hanno cuore e sentimenti veri.

In Petyx i minatori trovano il loro cantore, il loro drammaturgo, il loro poeta sinfonico.

Il libro può definirsi anche un libro di formazione, della formazione di Paolo, un minatore, che attraverso i libri che gli dà la sua amata, si incontra con la cultura, prima con Grazia Deledda “Marianna Sirca” e poi con altri libri dell’illuminismo francese che fanno conoscere al nostro Paolo i concetti della libertà borghese che ispirarono la rivoluzione francese e che quindi contribuirono a creare la nostra società.

Ci sono i sogni di un ceto proletario e contadino che sognò il riscatto in nome del comunismo e del sol dell’avvenire, sogno che si infranse per molti a Marcinelle e nelle miniere di carbone del Belgio dove la migliore gioventù siciliana  emigrò in cambio di un sacco di carbone.

Nel libro c’è la sfiducia in Dio di Bacaranu che nella sua ignoranza dice “credi che se fossi Dio farei soffrire la fame alla gente? Non gliela farei soffrire no, perché non sono quell’uomo cattivo che credi…..”

Il libro di Petyx è anche il libro dell’amore, l’amore di Paolo per Antonietta che si svolge in una maniera delicata e senza toni drammatici. Petyx, come tutti gli scrittori siciliani di grande statura, rifugge il sesso per cui l’amore è solo un fatto sublime che cozza con le concezioni sociali piccolo borghesi del tempo. Antonietta non può sposare il picconiere Paolo ma deve sposare uno del suo ceto, Frischetta deve uccidere la moglie che lo tradisce anche se la ama  ancora e vorrebbe mantenere viva la sua famiglia con i suoi figli, perché così vuole pirandellianamente la società siciliana.

Il chiarissimo Professor Nicolò Mineo pone il libro nel periodo del “post” “ neorealismo” e quindi lo ascrive alla corrente del realismo.

Noi non discutiamo questa collocazione nazionale ma leggendo i racconti di Carver, che è il padre del minimalismo, vogliamo pensare che il vero padre del minimalismo sia stato Petyx ed in tal senso lanciamo una sfida al Professor Mineo ed alla Professoressa Gigliola Nocera, che insegna Lingue e letteratura nordamericana e inglese all’Università di Catania, acché venga studiata più attentamente la narrativa del nostro scrittore per stabilire che in fondo il vero primo scrittore minimalista è Petyx che, come Carver (riportiamo integralmente le parole che su Carver scrisse Sergio Nazzari sulla Sicilia di alcuni giorni addietro) “è scrittore che con il suo stile scardina ogni tradizione, eliminando quanto di eccessivo, artefatto, ridondante possa appesantire la scrittura,ogni inutile incrostazione, per affidarsi invece totalmente al ritmo delle proprie emozioni e liberare la nuda e seducente vitalità della parola”…ed ancora sempre parafrasando Sergio Nazzari e trasferendoci dall’America di Carvsferendoci dall’America di Carter alla Sicilia di Petyx “Qual è la Sicilia da lui dipinta?

Una Sicilia sommersa, lontana dall’immagine propagandata dai mass media, nella quale però milioni di persone si identificano. E’ la Sicilia della fascia più povera, della classe operaia che poi rappresenta il siciliano medio. Quello che vive in provincia che ha una famiglia troppo numerosa per la sua giovane età e ha, non solo, difficoltà economiche ma anche affettive, perché i problemi quotidiani rendono tutto più difficile, compreso l’amore. I protagonisti di Petyx e quindi di Carver  non sono eroi nel senso classico ma impersonano l’eroismo della quotidianità con la loro capacità di barcamenarsi tra le difficoltà di tutti i giorni, con il loro continuo stato di tensione…”

Da questa nostra riscoperta, che ci sta portando a ripubblicare “Le notti insonni di Liillà”, speriamo che possa nascere un nuovo interesse su Angelo Petyx nella certezza che i lettori e gli studiosi di letteratura italiana vogliano porsi il problema di questa prosa nuova di Petyx e di questa epopea degli straccioni che si trova in Carver, in Lorca, in Russello ed in altri, affermando il fatto che Petyx fu minimalista prima degli altri americani.

La miniera occupata ed i Racconti, che ci ripropone la casa editrice Sciascia di Caltanissetta, possono essere un buon regalo ai nostri amici intellettuali per un “rovello” nuovo da risolvere.

 

Agrigento, lì 18.12.2016

gaspareagnello@virgilio.it