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Oggi 30 marzo 2012 ricorre il 15 anniversario della morte dello scrittore di Montedoro Angelo Petyx e noi lo ricordiamo con la recensione del suo libro “Anna è felice”, sperando che il 2 novembre di quest’anno si possa celebrare il centenario della nascita.

Anna è Felice di Angelo Petyx  – Todariana Editrice (Mi)

Lo scrittore neorealista del periodo post bellico, cambia pelle, per percorrere nuove strade. Del resto chi è scrittore lo deve essere a tutto tondo e deve saper attraversare tutti i sentieri dell’arte, magari con esiti non sempre convinvincenti.

Petyx, quasi alla conclusione della sua vita, vuole adempiere ad una promessa che, in gioventù, il partigiano, aveva fatto alla giovane e bella ragazza di Tarantasca che è diventata la compagna della sua vita e scrive una storia che sicuramente è autobiografica. Noi non conosciamo a fondo la vita dello scrittore di Montedoro, ma non ci vuole molto a capire che la storia, a sfondo rosa, del suo ultimo libro è dedicata alla moglie.

Nel libro “Anna è felice” editrice Todariana di Milano, Petyx narra la storia di Elio Ferrara di Favara che fa il militare in un ipotetico paese dell’Emilia Romagna, Lavigno e che si innamora della lattaia Anna. E qui ci sono tutti gli ingredienti di una storia rosa che nella realtà ha un lieto fine, na che nel libro è lasciata alla immaginazione del lettore e allo svolgersi degli eventi bellici che volgono alla fine che avranno l’epilogo della lotta partigiana, a cui l’autore prese parte, ma che nel libro non compare.

Piuttosto è da dire che c’è il coro di tanti militari originari da tutte le parti d’Italia che, come in tutti i romanzi di Petyx, rappresentano il coro delle tragedie greche, anche se in questo libro la tragedia è rappresentata dalla guerra che viene vista in lontananza,  con l’occhio dell’antifascista che diventerà partigiano. La guerra è descritta come un evento assurdo, grottesco ma drammatico per migliaia di giovani italiani che sono stati costretti a finire la loro giovinezza nelle steppe della Russia di Stalin e nella insidiosa Iugoslavia di Tito dove “L’armata sagapò” portò morte e stupri, ricevendo in contraccambio una dura lotta partigiana che ebbe poi il risvolto delle foibe.

Nella camerata si incontrano le diverse culture regionali del nostro paese che aveva fatto l’Italia e che doveva fare gli italiani.

E il servizio militare serviva allora anche a cimentare l’unità degli italiani facendo incontrare il siciliano con il sardo, con il romagnolo, con il piemontese, con il romano, con il lombardo, con il veneto.

E qui Petyx scrive pagine bellissime che mettono in risalto diversità di costumi e di mentalità degli italiani.

Miceli, Caprariello, Tomasetti, Bernasconi, Biasini, Pollastrelli, Brianza, Severini, Edoardo Todaro e Galfrè, il cui nome fa chiaro riferimento a quello della moglie di Angelo Petyx, sono i protagonisti del coro italiano da “amalgamare” con molta difficoltà e, pare, con scarsi risultati.

La famiglia di Anna non accetta che la figlia sposi un siciliano di Favara che è più Africa che Italia e la mamma di Lei lo accetta perché Elio è Professore e per fare felice la figlia Anna che, anche lei, si avvia alla laurea. E’ la cultura che, in questo caso, aiuta a superare le barriere di una discriminazione razziale che ancora persiste e che porta a un leghismo veramente di “bassa lega” che non ha senso se non nell’egoismo economico di una parte ricca dell’Italia nei confronti di una parte che è stata occupata e defraudata.

Vorremmo, a questo punto, capire perché Petyx fa nascere Elio a Favara e non a Montedoro, come sarebbe stato più logico.

La questione ci intriga perché ci porta a pensare che lo scrittore di Montedoro abbia letto i libri di Antonio Russello scrittore di Favara. In un suo racconto “Gesù è nato in Sicilia” pubblicato nel libro “Siciliani prepotenti” Russello immagina che Gesù, dovendo scegliere il luogo dove nascere, viene in Sicilia e, dopo avere visitato Favara, implora il padre perché lo fascesse nascere in altro luogo perché questa terra è troppo insanguinata e troppo dura e preferisce nascere in un luogo più terribile quale la Palestina.

La Favara di quel tempo era la Favara del bandito Verdone del romanzo di Russello “La luna si mangia i morti” , una Favara che era agli onori della cronaca per “sciarre e delitti” e dove “ti tirano lu cutieddu per un nonnulla, magari perché non gli è garbato il modo di come hai risposto a uno, guardato un altro”. E quindi i dubbi della famiglia di Anna erano fondati, ma Elio li fuga dicendo che, da sposato, avrebbe scelto di vivere a Lavigno.

La storia ha risvolti rosa e mette a nudo una cultura “canzonettara” dell’autore che è tipica del tempo. Non dobbiamo dimenticare che nel periodo post bellico le canzonette famose diventavano film ‘strappalacrime’ di grande successo.

Le passeggiate di Elio e di Anna nella campagna che attornia il paese di Lavigno dà all’autore la possibilità di descrivere la natura di quei luoghi, la gobba degli   Appennini, le chiome degli alberi, il maestoso ippocastano, il fiume che scorreva lento e silenzioso.

La conclusione del libro ci sorprende non poco perché il giovane romantico, innamorato, si lascia prendere dall’istinto animalesco e si abbandona ad una avventura erotica con una donna che esercita il mestiere più antico del mondo.

Perché Petyx ha voluto dare questo risvolto alla sua storia? Chissà! L’uomo è fatto di sentimenti e di materia. Elio va alla guerra, non sappiamo dove, ci sarà la lunga e terribile storia delle resistenza. Sopravviverà? ritornerà alla sua Anna? Questo l’autore lo lascia in sospeso.

Sappiamo solo cher il partigiano Petyx è rimasto con la sua bambina che è diventata sua moglie e con questo libro ha adempiuto ad una promessa che Elio aveva fatto ad Anna: “ Un giorno, se riuscirò a scamparla, scriverò un libro su questa nostra storia d’amore, i nostri timori ed ansie”.

“…Dico che se non mi mancheranno vita e tempo  scriverò un romanzo sulla nostra storia d’amore. Se ne sono scritte tante, storie d’amore, e io vi aggiungerò la nostra”.

“…Sono uno scrittore…In questo momento ho un bisogno tale di dire, raccontare ciò che mi urge dentro…”

Certamente, anche in questo libro Petyx è scrittore e sa raccontare la storia che gli urge dentro.

La storia indubbiamente prende il lettore che la fa propria e la vive assieme ai protagonisti ma noi dobbiamo dire che il libro non ha  la forza di quelli ambientati in Sicilia dove cè il mondo terribile dell’infanzia dello scrittore, il suo paese, i suoi minatori, i suoi braccianti, la miseria di un popolo.

La Sicilia fa capolino anche in questo libro e si nota nel linguaggio che è semplice e incisivo e con riferimenti continui al dialetto siciliano.

La storia narrata è assolutamente diversa dalle altre raccontate da Petyx nei suoi grandi romanzi quali “La miniera occupata”, Il sogno di un Pazzo” “Le notti insonni di LiillA’.

Un uomo anziano, che guarda all’oltre,  adempie a una sua promessa e ci racconta una delicata storia d’amore che racchiude anche una parte della nostra storia recente e questo lo fa con molto garbo e discrezione.

Agrigento,l’ 30.3.2012

Gaspare  Agnello