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Margherita Rimi è un medico specializzato in Neuropsichiatria infantile e lavora a contatto con i bambini con handicap, disadattati o abusati acquisendo una grande e drammatica esperienza umana che non può non incidere  sulla sua formazione culturale.

La sua passione prominente è la poesia che diventa ragione della sua vita.

Ha pubblicato “Traccia di interiorità” con la casa editrice cultura 2000 del 1990, “Per non inventarmi” per i tipi della Kepos del 2002 e “La cura degli assenti” con la casa editrice Lieto colle del 2007.

Ora arriva nelle librerie italiane con la raccolta di poesie “ERA FARSI” con la casa editrice Marsilio di Venezia, con la prefazione della grande letterata Daniela Marcheschi e con una bellissima e significativa copertina del pittore Rosario Bruno, montata da Diego Romeo.

Il libro è diviso in diverse sezioni:

Era farsi che racchiude testi poetici che vanno dal 2002 al 2011, Quando il tempo si fa tempo, Di parole bianche, Traccia (1974-1990), Le voci dei bambini, La pazienza del corpo, La cura degli assenti, Modifiche e travasi, Per non inventarmi, Pirandelliana, Carta nivura..

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In questo nuovo volume la Rimi raccoglie alcune poesie  già pubblicate e altre nuove che riguardano soprattutto i bambini a cui dedica due intere sezioni del libro: i tempi dei bambini e le voci dei bambini in cui parla dell’infanzia offesa dalla malattia, dalle violenze e anche dagli abusi subiti che la Rimi conosce per via della sua professione.

Noi, a proposito della poesia della Rimi, non parliamo dei premi ricevuti perché in questo mondo i premi si sprecano, ma vogliamo subito citare i nomi dei crtici che si sono interessati della poetica della nostra autrice che sono veramente di grande spessore culturale.

Hanno scritto di Lei Amedeo Anelli, Lucio Zinna, Maurizio Cucchi, Giacomo Bonagiuso, Giammarco Lucini, Guido Miano, Marilena Renda, Gregorio Napoli, Marco Scalabrino, Giovanni Nuscis.

Nella prefazione al volume “La cura degli assenti” il grande critico e poeta Maurizio Cucchi scrive:  “E’ una parola arcaica e ricca di energia, quella di Margherita Rimi. Una parola spesso ruvida, che si incide e affonda anche nel prevalente verso breve o brevissimo, che trova qui una piena giustificazione nello scandirsi faticoso e senza automatismi letterari della sua pronuncia…Ed è una parola che arriva subito, che comunica con forza perché dice cose essenziali, nella sobria concisione estrema dei suoi modi….un’opera di sostanza, in costante tensione, capace di arrivare al cuore delle cose con una felice asprezza espressiva”.

E Marilena Renda nella prefazione al libro “Per non inventarmi” così scrive: “La pronuncia poetica della Rimi si muove spesso tra gli estremi contrapposti dell’esperienza femminile, ovvero distanza e prossimità, inclusione ed esclusione, ragione e sragione, giorno e notte, andare e ritornare, perdere e acquistare, ma anche- ed è una delle dicotomie più significative- tra FERTLITA’ ED INFERTILITA’, e quindi nel groppo semantico dell’amore infecondo”.

“Ermetica ma non sperimentale, scrive Fabiano Alborghetti. La scarnificazione della parola succede infatti arrivando  al cuore del fatto senza volumi che possano offuscarne l’esattezza. E’ una sintassi bene studiata con tratti di spontaneità potente, è coscienza così come delirio”.

E a propoisto del libro “Era farsi” che noi presentiamo, la prefatrice Daniela Marcheschi scrive: “In questi versi degli anni 1974-2011, inun linguaggio poetico che copisce per l’agile semplicità e la verità disarmante, le voci dei bambini presentano un timbro diverso dal solito”.

Ed ancora: “Il dettato della Rimi è nitido nel suo articolarsi per anafore, iterazioni e parallelismi di ogni genere, ma anche per montaggi fra giustapposizioni e incroci analogici”.

Noi diciamo subito che la poesia della Rimi è di alto livello poetico e contenutistico; è la poesia della porola: il senso di una poesia molto spesso si trova in uno o due versi e poi tutte le altre parole girano attorno al concetto come farfalle o aquiloni che ornano, potenziano e approfondiscono.

In una poesia de “Le voci dei bambini” il tutto si racchiude in un verso:

“papà dove mi porti”

O nell’altro verso:

“Non si tradiscono i segreti” pronunziato dal “bambino cattivo”.

Un altro esempio tratto da Carta Nivura:

“Accura

Nun si toccanu i picciliddi.

In una pennellata o in un colpo di scalpello la Rimi racchiude un dramma, uno stato d’animo: In una sera di tristezza “E’ la memoria delle mani calde” che conforta. Cosa vuol dire questo, tutto e nulla. Ad ogni lettore ricorderà la sua storia, il suo dramma della solitudine, di un amore perduto, di una lontananza vissuta nella ‘memoria’.

Ma, come detto, le protagoniste del libro sono le parole:

“Ascolto parole.

Non so per cosa

Mi raccontano

Per cosa

Vengono

Per cosa se ne vanno”

“Nessun personaggio. Nessuna storia”.

Scrive ancora la Rimi,

“Parole

Tutte”

“….E tutte le parole che hanno perso

CHE QUALCUNO FA BRILLARE”.

La Rimi, con la sua poesia, fa brillare le parole e con le parole scolpisce monumenti di emozioni.

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Agrigento, lì 7.9.2012

Gaspare Agnello