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La decima edizione del premio letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa di Santa Margherita di Belìce (AG), per l’anno 2013, è stata appannaggio dello scrittore peruviano Jorghe Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura nell’anno 2010.

Il premio di Santa Margerita di Belìce gli è assegnato per il libro “Il sogno del Celta” edito da Einaudi e per l’opera critica portata avanti da Llosa su Tomasi di Lampedusa.

Guarda il video che abbiamo girato con TVA a Santa Margherita di Belìce:

 

Noi vorremmo evitare di parlare dell vita e delle opere di Llosa che si trovano facilmente in internet e soffermarci principalmente sulla sua opera letteraria cercando di capirne il senso e darne un giudizio critico.

Ma per comprendere la sua opera dobbiamo necessariamente accennare ad alcune date importanti della sua vita.

Jorghe Mario Vargas Llosa è nato ad Areguipa in Perù il 28.3.1936, cresce in Boliva, si laurea in lettere e filosofia, viaggia molto specialmente in Europa e nel 1993 diventa cittadino spagnolo, senza rinunciare alla cittadinanza Boliviana. Frequenta Parigi, l’Italia, Londra, dove ora ha scelto di vivere.

Uomo impegnato nel sociale e nella politica, è stato candidato alla Presidenza della Repubblica del suo paese nel 1990 e sconfitto dal giapponese Fijimori, forse per lasciarlo interamemente alla letteratura mondiale che ha avuto modo di aprezzare il taglio delle sue opere che sono di denunzia, di affermazione di principi e valori universali senza mai cadere nella retorica dell’eroismo a tutti i costi.

Uomo di sinistra e amico di Castro, con cui rompe il rapporto per via di un radicale cambiamento delle sue idee che lo portano a configgere con il grande Garcia Marquez.

Marquez e Vargas Llosa hanno contribuito a rendere grande la letteratura sud americana e a dare un senso di grandezza alla narrativa di fine novecento e di inzio di questo secolo.

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Vargas Llosa ha scritto una lunga serie di romanzi, opere teatrali e saggi letterari.

Inizia nel 1959 con una raccolta di racconti “Los Jefes” e poi seguono “La ciudad Y los perros” (1963), “La casa verde” (1966), “Conversacion en las catedral” (1969) e i libri satirici “Pantaleon e le visitatrici (1973), “La tia Julia Y el escribador”.

Quindi pubblica “La guerra del fin del mundo” (1981), “Historia di Maita” (1984) che affronta il problema del terrorismo, un libro erotico “Elogio della madrasta” (1988) .

Circa la sua esperienza politica scrive “ El pez en el agua” (1993), quindi il giallo “Lituma en los Andes (1993).

Nel 1997 pubblica “Los quaderno de Don Rigoberto”  e “La festa del Chivo”.

Nel 2010 vince il Nobel per la letteratura “Per la propria cartografia delle strutture del potere e per la sua immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell’individuo”.

Il premio Giuseppe Tomasi di Lampedusa gli viene assegnato, oltre per quanto ha scritto su l’autore del Gattopardo, per tutta la sua opera letteraria e soprattutto per il libro “Il sogno del Celta” che, oggi è di grande e drammatica attualità, perché, indirettamente dà una risposta cocente a quanti, razzisti, gridano contro l’invasione del mondo occidentale, portata avanti dai popoli dei cosiddetto terzo mondo.

libro “Il sogno del Celta” edito da Einaudi

Da quanto si legge nel libro di Llosa deduciamo che gli africani e altri popoli della terra, che hanno subito lo sfruttamento e le angherie degli occidentali, hanno il diritto, non solo di invaderci, ma di venire alle nostre mense imbindite e sedersi al nostro posto.

Vargas Llosa, con un taglio epico, narra la vita di un novello Ulisse di origine irlandese che, per conto del governo inglese, si reca nel Congo di Leopoldo II del Belgio per portare avanti un’inchiesta sullo sfruttamento delle tribù di quel territorio che vengono vessate, sterminate, torturate con il miraggio di rubare le loro ricchezze, il caucciù e ingrassare a dismisura i conquistatori, ora belgi, e poi inglesi,  spagnoli,  portoghesi,  italiani.

Il rapporto che Roger Casement manda al governo inglese suscita scandalo in tutta europa e grandi pressioni dei paesi europei e degli Stati Uniti perché in quelle terre si cambiasse regime e si rispettassero i diritti umani.

Il rapporto dà enorme popolarità in Inghilterra a Roger Casement, il quale è inviato dal governo inglese in Perù dove la “Peruvian Amazon Company”, di Julio C. Arana, un vero e proprio negriero, con i mezzi più impensati, sfrutta al massimo le popolazioni del Potumaio per produrre il caucciù che arricchisce le progredite società capitaliste dell’Europa.

Si usano le deportazioni, le macchine di tortura, “le maison d’otages” dove vengono segregate le donne tenute in ostaggio per ricattare gli uomini a produrre più caucciù. I villaggi, che prima erano popolati, si spopolano per le fughe dei residenti, per le deportazioni, per le decimazioni, per le morti di stenti e di fame. Il Perù di Arana si trasforma in un lagher peggiore di quelli inventati da Hitler.

Roger Casement fa un rapporto puntuale e dettagliato su questi fatti che, appena conosciuti, suscitano l’indignazione degli Stati Uniti d’America e di tutte le nazioni occidentali, oltre a quello del governo britannico che si sente responsabile in quanto la compagnia è inglese. La “ Peruvian Amazon Company” è messa sotto accusa e l’impero di carta di Julio C. Arana si sgretola fino al fallimento del suo proprietario, con conseguenze sociali devastanti per il Perù che viveva sui proventi di questi negrieri.

Queste esperienze portano Roger Casement a riflettere sull’occupazione inglese dell’Irlanda e sulla lotta di liberazione del suo popolo per cui decide di dedicare l’ultima parte della sua vita alla lotta per la liberazione della sua patria dal gioco britannico.

L’ultima sua battaglia lo porta al patibolo e quindi alla sua morte per impiccagione.

Questa, in sintesi, la trama del libro che, di per sé, è sconvolgente, significativa, attuale, biblica.

Il libro non è solo questo, è un insieme di riflessioni sulla vita, sulla morte, sulla religione, su l’uomo, sulla storia che ne fanno un capolavoro della letteratura contemporanea.

Perché l’uomo è così cattivo fino al punto di turturare il suo simile con la chicote (nerbo), di mutilarlo, di ucciderlo? Probabilmente è il peccato originale che lo porta  a essere cattivo. E Morel, un amico di Roger afferma: “Se la ragione ultima della malvagità è il peccato originale, allora non c’è soluzione. Se noi uomini siamo fatti per il male e lo portiamo nell’anima, perché lottare per porre rimedio a ciò che non è redimibile?”.

Queste considerazioni pessimistiche sono anche, con modi diversi, quelli che Papa Ratzinger esprime nell’enciclica “Caritas in Veritate”.

Pur tuttavia Casement afferma “che un essere umano non può vivere senza credere” e il recluso Roger passa i suoi ultimi giorni di vita a leggere La “Imitazione di Cristo” di  Tommaso Da Chempis.

“Per molti anni, dice Roger, sono stato indifferente alla religione, però non ho mai smesso di credere in Dio (il principio primo)…e…molte volte mi son domandato con spavento: ‘come può Dio permettere che capitino cose così?’ ‘che genere di Dio è questo che tollera che tante migliaia di uomini, di donne, di bambini soffrano simili orrori?’ ” E padre Carey dice a Robert “E’ difficile comprendere certe cose, senza dubbio. La nostra capacità di comprensione è limitata. Siamo fallibili, imperfetti”.

“…L’idea stessa di Dio era assai difficile che potesse entrare nel recinto limitato della ragione umana…

…Quando si tratta di Dio, bisogna credere, non ragionare…se ragioni, Dio scompare come una voluta di fumo”.

Gli uomini cosa sono?

“E’ difficile arrivare a conoscere in maniera definitiva, scrive Llosa, un esere umano, totalità che riesce sempre a sfuggire da tutte le reti teoriche e razionali che cercano di catturarla”.

E a proposito di Casement sostiene giustamente che “un eroe e un martire non è un prototipo astratto né un modello di perfezione ma un essere umano, fatto di contraddizioni e contrasti, debolezze e grandezze, poiché un uomo, come ha scritto José Enrique Rodò, ‘è molti uomini’, il che vuol dire angeli e demoni si mescolano nella sua personalità in modo inestricabile.”

Infatti mentre il nostro eroe combatte battaglie titaniche per il riscatto dell’umanità dall’ingiustizia e dallo sfruttamento, non disdegna di frequentare avventurosamente i gabinetti pubblici in cerca di giovani aitanti disposti a dare sfogo al suo erotismo omosessuale.

E questa sua tendenza sessuale lo porta a fare entrare nella sua vita il giovane Eivind che sicuramente era una spia dei servizi segreti di sua Maestà britannica.

Gli amori e le perversioni, molto spesso, sono la causa delle nostre distruzioni morali e materiali.

A questo punto vogliamo segnalare con molto interesse le considerazioni che Casement e quindi l’autore fa sulla storia che è scritta dai vincitori con elementi che molto spesso non corrispondono alla verità. “Questo era la storia, un ramo dell’invenzione di favole che pretendeva di essere scienza”.

Casement è chiuso in una cella e portato al patibolo per una distorsione del suo pensiero, per l’alterazione della verità assoluta che la storia non sa e non può cogliere.

Casement va a morte e nella sua cella emergono due figure che sono le più belle e struggenti dell’opera di Llosa, la figura della madre Anne Jephson e quella del secondino lo sheriff Mr. Stacey.

“Roger, almeno, aveva conosciuto, sia pure per poco tempo, la felicità di una madre bella, tenera, delicata. Sospirò. Aveva passato un certo tempo senza pensare a lei, una cosa che prima non gli era mai accaduta. Se esisteva un aldilà, se le anime dei morti osservavano dall’eternità la vita passeggera dei vivi, era sicuro che Anne Jephson sarà stata attenta a lui per tutto questo tempo, seguendone i passi, soffrendo e angustiandosi per gli incidenti che aveva avuto in Germania, condividendo le sue delusioni, le sue contrarietà…”

Prima di morire, nella sua cella, sogna la madre:

“Lei aveva una faccia afflitta e lui, bambino, la consolava dicendole ‘ Non essere triste, presto ci rivedremo“.

E per finire queste nostre considerazioni non possiamo tralasciare la figura del secondino lo sheriff Mr. Stacey che è tra le più belle e toccanti del libro.

Lo Sheriff guarda di malocchio il detenuto Roger che è accusato di avere fatto causa comune con i nemici tedeschi che, durante una battaglia in una località sconosciuta della Francia, avevano ucciso il suo unico figlio.

Lo Sferiff però ha bisogno di sfogarsi, di parlare del suo unico figlio, di raccontare il suo grande dolore di padre per la morte del suo Alex che lui aveva allevato facendogli anche da madre e si apre al detenuto Roger.

E gli racconta:

“Educato e servizievole. Un po’ timido, forse. Soprattutto con le donne. Io l’ho osservato, da bambino. Con gli uomini si sentiva a suo agio, se la cavava senza difficoltà. Ma con le donne s’intimidiva. Non si azzardava a gurdarle negli occhi. E, se loro gli rivolgevano la parola, cominciava a balbettare. Per questo, sono sicuro che Alex sia morto vergine…

…Ho pensato di togliermi la vita…Alex era la mia unica ragione per continuare  a vivere. Non ho altri parenti. Neppure amici. Conoscenti, appena. La mia vita era mio figlio. Perché restare in questo mondo senza di lui?”.

Pagine struggenti che fanno di un carceriere un uomo diverso da tutti gli altri perché ha conosciuto il dolore, quello suo e quello degli altri, cosa che contrasta col carnefica Arana.

Lo Sheriff compie l’ultimo grande gesto di bontà portando al condannato a morte i suoi vestiti da civile ben lavati e stirati perché possa presentarsi davanti a Dio e alla mamma degnamente vestito e dopo avere fatto una doccia rinfrescante.

Yates, uno dei personaggi del libro dice:

“ Roger Casement è l’Irlandese  più universale che io abbia mai incontrato. Un vero cittadino del mondo”.

Il libro “Il sogno del Celta” è un’opera con un respiro universale che ha tutte le caratteristiche dell’epopea.

Agrigento, lì 11.8.2013

Gaspare Agnello