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I 120 anni dei fasci e i 100 anni de “I Vecchi e i giovani”

La vera letteratura non può essere avulsa dai fatti reali della vita e questo vale soprattutto per Pirandello che molto fu influenzato dal verismo verghiano. Il suo romanzo “I vecchi e i giovani” non sfugge a questa regola e quindi in esso c’è tutta la realtà storica e politica dell’ultimo decennio del 1800 siciliano.

I fasci dei lavoratori e il congresso minerario di Grotte, che saranno ricordati a Grotte il 12 ottobre nei centoventi anni dal loro accadimento, sono oggetto della narrazione pirandelliana di cui quest’anno rocorre il centesimo anniversio della pubblicazione con la casa editrice Treves.

“I vecchi e i giovani” erano stati pubblicati nel 1909 su “Rassegna contemporanea”, poi Pirandello li riscrive e li pubblica con Treves e noi abbiamo il dovere di ricordare queste date significative della nostra storia letteraria e politica.

E a Grotte Pirandello sarà protagonista della manifestazione perché il suo libro narra quegli eventi anche se con molta ironia e con tanto disincanto.

Annunzia così la costituzione dei fasci: “C’era una chiacchera in paese, la quale di giorno in giorno si veniva sempre più raffermando, che tutti gli operai delle città maggiori dell’isola, e le contadinanze, e più da presso, nei grossi borghi dell’interno, i lavoratori delle zolfare si volessero raccogliere in corporazioni o, come li chiamavano, in fasci, per ribellarsi non pure ai signori, ma a ogni legge, dicevano, e far man bassa di tutto…”

“…Il Principe ne dava colpa, s’intende, al governo usurpatore che prima aveva gabbato le popolazioni dell’isola col lustro della libertà e poi le aveva affamate con imposte e manomissioni inique…”

Poi Pirandello, le cui posizioni politiche sono state sempre discutibili, ironizza sul movimento che è diretto da due personaggi di poca consistenza Luca Lizio e Nocio Pigna o, come tutti da un pezzo  li chiamavano, PROPAGANDA E COMPAGNIA.

Nocio Pigna dice a preola: “Migliorare, sissignore, questo iniquo ordinamento economico, dove uomini vivono…cioè no…oppure, sì…uomini vivono senza lavorare, e uomini, pur lavorando, non vivono! Capisci? Noi diciamo al popolo: “’Tu sei tutto! Unìsciti e detta la legge e il tuo diritto!”

A Valsania Don Cosmo viveva il suo splendido isolamento e Mortara leggeva i giornali che di tanto in tanto arrivavano: “Nell’ultimo giornale, venutogli così per caso tra mano, aveva letto, il giorno avanti, di uno sciopero di solfaraj in un paese della provincia e della costituzione di essi in “Fascio dei lavoratori”.

Pirandello certamente sapeva della costituzione del fascio di Grotte che era il terzo della provincia e del Congresso regionale minerario tenutosi il 12 ottobre 1893 e, paragonando Agrigento ad altri paesi della provincia, dice: “Paese di carogne!  Va’ ad Aragona, a due passi da Girgenti; vai a Favara, a Grotte, a Casteltermini, a Campobello…Paesi di cantadini e solfaraj, poveri analfabeti. Quattromila soltanto a Casteltermini! Ci sono stato la settimana scorsa; ho assistito all’inaugurazione del Fascio”.

E il fascio di Grotte è così importante che fa tremare i polsi al candidato dei padroni e della Chiesa, Capolino. “Era sorta improvvisamente, negli ultimi giorni, ma certo preparata in segreto da lunga mano, la candidatura d’un tale Zappalà di GROTTE, perito minerario: candidatura esplicitamente dichiarata come di protesta e d’affermazione dei lavoratori delle zolfare e delle campagne della provincia, già raccolti in fasci…”

“…A un certo punto, quando arrivò il telegramma da Grotte ch’era uno dei maggiori centri zolfiferi della provincia con l’esito della votazione quasi unanime per lo Zappalà, parve che costui dovesse finanche contender seriamente la vittoria al Capolino ed entrare in ballottaggio, non ostante il suffraggio entusiastico che il campione clericale aveva raccolto a Girgenti…”.

I fasci vengono soffocati da Crispi e dallo stato d’assedio. Un centinaio di morti caduti sotto il piombo del generale Morra di Lavriano, arresti e confino di polizia.

E i familiari a combattere, ad Agrigento, con la giustizia, con gli avvocati.

“ A Girgenti, solo i tribunali e i circoli d’Assise davano da fare veramente.

…S’affollavano storditi i paesani zotici di GROTTE o di Favara, di Racalmuto o di Raffadali o di Montaperto, solfaraj e contadini, la maggior parte dalle facce terragne e arsicce, dagli occhi lupigni, vestiti dei grevi abiti di festa di panno turchino con berrette di strana foggia…

…venuti per testimoniare o per assistere i parenti carcerati”.

Una grande epopea quella dei fasci dei lavoratori che finì nel sangue ma che lasciò il seme di una nuova società operaia e Pirandello ne è stato grande cantore lasciandoci un libro tra i più belli del ‘900 italiano che con “I Vicerè” e il “Gattopardo” crea la triade dei romanzi storici più importanti della letteratura europea.

Agrigento, lì 5.10.2013

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