(articolo letto 3.137 volte)

ScuderiedelQuirinale_Frida-Kahlo

Ho visitato la mostra ‘autobiografica’ di Frida Kahlo alle scuderie del Quirinale in Roma e ho provato una grande emozione.

A un certo punto ho avuto un nodo alla gola e la commozione mi ha preso interamente perché la pittura, i quadri di Frida sono un grido di dolore di una donna che ha vissuto la sua vita con un corpo completamente distrutto ma con una grande voglia di vivere e di amare.

L’ossessione dell’autoritratto rappresenta il desiderio di non voler morire, l’esigenza di esprimere il proprio mondo, le proprie sensazioni, i propri desideri di normalità che per lei non è esistita.

Con un corpo distrutto ha voluto dare e ricevere amore senza infingimenti e limiti imposti dalla morale comune.

Anticonformista ante litteram, ha precorso, in maniera più compiuta e vissuta, il femminismo, rompendo tutti i vecchi schemi di una società, come quella messicana, legata a tradizioni e culture antiche.

Il suo rapporto col marito Diego Rivera è un rapporto forte che trova profonde radici nella pittura.

Si sposano, si dividono con tante buone ragioni di Lei che non sopporta il tradimento con la sorella Cristina, si risposano vivendo ognuno a suo modo.

Vive anche l’amore con il giovane rivoluzionario Alejandro Gomes Arias fondatore del movimento dei Cachuchas.

Lei, iscritta al Partito comunista, si batte per dare asilo politico a Trotski e se ne innamora perché per lei amore e adesione all’ideale artistico e politico è la stessa cosa.

Non disdegna amori femminili e ha un’amicizia con Tina Modotti.

Frida nasce il 6 Luglio 1907 nel villaggio di Coyoacàn alla periferia di Città del Messico da padre tedesco e madre di origine spagnola.

Quindi in lei si assommano le culture europee e le trazioni culturali messicane che si leggono in tutte le sue opere pittoriche.

Frida si dipinge in tutti i modi e in tutte le maniere e nei suoi autoritratti c’è il dramma della sua vita. C’è il gatto nero, il bambino che non ha potuto avere, la collana di spine, come la corona del Cristo in Croce, il sole e la luna e quindi l’alternarsi del giorno e della notte, della luce e del buio, della vita e della morte.

Ci sono i suoi amori come quello per Diego, stampato nella sua fronte, ci sono i suoi due aborti spontanei con dipinto il bambino mai nato.

Io non sono un intenditore di arte pittorica e ogni volta che vedo una mostra ammiro i quadri per trarne sensazioni, per stupirmi dei colori e della bellezza ma mai ho provato così tante emozioni perché in fondo l’arte di Frida è autobiografia di una vita drammatica ma libera da catene, di una vita che vuole dare e ricevere amore illimitato, senza fine, con una voracità che  viene dalla consapevolezza della fine imminente e immanente.

Se poi si vuole classificare l’arte pittorica di Frida Kahlo si deve dire che Frida  ha un suo modo di dipingere che nasce dalla cultura messicana anche se si è avvicinata al surrealismo per via dell’amicizia col poeta  André Breton.

Ma il surrealismo potrebbe essere una camicia che va stretta alla grande pittrice che in certe opere diventa anche Naif.

Chiudo queste mie riflessioni asserendo, con convinzione, di avere vissuto alcune ore della mia vita in compagnia della pasionaria messicana Frida Kahlo sentendone i battiti del cuore e lo scricchiolio delle ossa rotte.

Agrigento, li 25.3.2014


Pubblichiamo la stupenda Poesia di Evelina Maffey nella quale è racchiusa tutta Frida Kahlo.

 

Frida si specchia

Mentre ti fissavo in trance con lo sguardo ipnotico

Mi prendevi con la mente e con il cuore, struggendomi

Ti baciavo ma una sirena ha rotto la magia dell’incanto

Tu mi rispondevi Monna Lisa, con un sorriso enigmatico.

 

Frida si rifrange nel tempo

Ritrova le fattezze dell’anima

Specula con il suo secondo sé

Gioca con gli amuleti messicani

Dea Aztzca Coatlicue, la dea madre

Dalle vesti di serpenti dal tocado di Tehuana

Le sopracciglie nere a forma di ali di uccelli

Accanto ai colibrì vivaci e alle scimmie rampicanti

I lunghi capelli d’inchiostro nero avvolti nei fiori

Tra nervi radici e corde, groviglio di ciondoli

L’involucro del tuo corpetto bianco avorio

Racchiude lo spirito rivoluzionario indomito.

 

Nata, una seconda volta, nel tuo bozzolo

Non avverto la distanza, quasi a fior di pelle.

 

Simil fiamma che si propaga veloce da una scintilla di brace

La tua immagine si moltiplica in un gioco di specchi

Ape Regina dissemini il creato di figli di stelle, suggito

Dal polline dagli steli in un campo di dalie  coccinee

dal vento sparso.

Evelina Maffey