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In questi ultimi mesi la mia vita è stata sconvolta dalla brutta malattia di mia moglie e quindi dalla sua fulminea morte per cui non sono stato in grado di dedicarmi intensamente alle mie letture e ho approvato la terna finalista al premio letterario Racalmare L. Sciascia 2014 senza avere letto i libri.

Racalmare 2007 (59)

Premio letterario racalmare 2007. Gaspare Agnello consegna il premio speciale alla carriera alla scrittrice Silvana La Spina

Per questo rimetto il mio mandato di componente della Giuria del premio nelle mani del Sindaco di Grotte Paolo Fantauzzo e questo lo faccio con molto dolore perché sono il decano del premio che ho contribuito a fondare con Pietro Agnello, Mario Gaziano e tutto il consiglio comunale del tempo e poi con Sciascia.

Detto questo voglio parlare di un libro della terna finalista di quest’anno e cioè di “Malerba” di Carmelo Sardo e Giuseppe Grassonelli edito dalla casa editrice Mondadori che è stato lanciato sul mercato culturale siciliano con una pubblicità veramente assordante.

libro_malerba

La prima cosa che voglio dire a coloro che mi leggono è che il libro non è di Carmelo Sardo ma solamente dell’ergastolano empedoclino Giuseppe Grassonelli e questo non lo affermo io ma lo stesso Grassonelli, che

a pagina 333 del suo libro, parlando del professore Giuseppe Ferraro che lo ha introdotto allo studio della filosofia  e quindi di legalità, afferma:

“Sono stati tutti questi insegnamenti ad avermi spinto a scrivere la storia della mia vita. E adesso che l’ho scritto che ne faccio?

La domanda restava a ballonzolare nell’incertezza. Me la trascinavo dietro per tutta la giornata, dal risveglio all’anticamera del sogno. Poi una sera sentii una voce provenire dal televisore: era il mio ‘agente segreto’!. Chiamavo così il giornalista locale che, quand’ero in Sicilia, mi informava di ciò che la polizia faceva e di come le mie azioni erano percepite all’esterno.

Venticinque anni dopo il suo timbro era ancora inconfondibile. Allora in una tv locale, oggi in un tg nazionale.

E’ stato più facile di quanto pensassi farlo contattare da mia sorella. Fargli arrivare il mio manoscritto e sperare che trovasse tempo e voglia di leggerlo.”

Così si combina l’incontro in carcere tra Sardo e Grassonelli che prende la sua carpetta con dentro il manoscritto, alcuni appunti, poesie, per consegnargliele e dare vita al libro che noi tutti oggi conosciamo che, a mio avviso, deve essere attribuito al solo autore che lo ha scritto e cioè a Grassonelli, magari con la scritta a margine “a cura di Carmelo Sardo.”

Se Grassonelli o la Mondadori hanno voluto un nome di “copertura” per lanciare l’operazione editoriale, avranno avuto le loro buone ragioni che il critico letterario non può assolutamente accettare.

Pare che anche Porto Empedocle, la patria di Grassonelli, non abbia gradito l’operazione tanto è vero che in quel centro il libro non è stato presentato e pare, ma non ne sono certo, che ci si sia trovati dinanzi a un rifiuto.

A questo punto si pone per me e per il mondo letterario in generale un problema di grande dimensione: è possibile che il libro del fondatore della “Stidda”,  come opera letteraria, partecipi a un premio intitolato a Leonardo Sciascia?

Lo stesso Grassonelli a pagina 111 cita Sciascia che dice:

“L’unico modo per sconfiggere la mafia e l’humus che la tiene in vita ovvero la cultura mafiosa dell’anti-Stato è l’applicazione del diritto in quanto tale.”

In base a quanto scritto da Sciascia e sottolineato da Grassonelli l’ergastolano, in quanto tale, non avrebbe diritto di partecipare al premio Racalmare che, tra l’altro, ha avuto sempre connotazioni meridionalistiche e di antimafia come desiderava che fosse il suo fondatore Leonardo Sciascia.

Grassonelli incalza ancora scrivendo:

“Con questo romanzo non intendo soddisfare soltanto la mia vanità. Non si tratta di mera serie di vicende che mescolano vendetta, paura, gioco d’azzardo, soldi, sesso e sparatorie.

C’è anche il desiderio di restituire qualcosa. D’ALTRONDE CHE COS’E’ LA LETTERATURA? NON E’ FORSE LA VOGLIA DI TRASMETTERE QUALCOSA?”

E Grassonelli si rivolge ai suoi lettori per dire

“Ho ucciso uomini, mi sono macchiato di numerosi crimini e avrei continuato a commetterne se non mi avessero arrestato…”  “…Sono sempre stato, fin da ragazzino, un delinquente, ma paradossalmente non sapevo di esserlo. I carabinieri non rappresentavano per noi l’ordine costituito, ma dei nemici…” “….Infine vorrei chiederti attento lettore: un uomo dopo vent’anni e più di detenzione può essere cambiato? Può essere una persona diversa? Non credi anche tu, come me che una persona debba essere valutata anche sul piano della variabilità del tempo interiore e non soltanto sul tempo esteriore?

No, non ti sto chiedendo di perdonarmi. E’ impossibile che io possa chiedere di essere perdonato per il male che ho fatto. Nessuno potrebbe farlo.

Ma mi chiedo: l’ordine sociale che non è capace di restituire alla società anche quel colpevole che si è macchiato di gravi reati e si è pentito può riconoscersi veramente democratico?

So che ci vuole coraggio per accordarmi un permesso o la semilibertà. Le accuse e le condanne a mio carico sono pesanti. Lo so. Io stesso, forse, non l’avrei questo coraggio.

Eppure lo Stato dovrebbe capire che io sono un altro uomo, non sono più un pericolo…se non lo sono, non è giusto che venga restituito alla collettività?…”

Rispondo subito a Grassonelli dicendo che sono perfettamente d’accordo con lui. Per una società che si dice cristiana e che accetta la resurrezione del Cristo morto, non è possibile che ci sia una pena che non consenta la rinascita, rinascita che avviene anche nel mito egizio di Iside e Osiride.

E poi l’ergastolo è contro la costituzione italiana che prevede la pena come mezzo di rieducazione.

E io sono uno di quelli che si associa al movimento contro l’ergastolo e l’ho scritto e l’ho detto in occasione della presentazione del bellissimo libro di Gaetano Savatteri “I ragazzi di Regalpetra” che rappresenta le stesse tematiche di quello di Grassonelli con un distinguo molto importante e cioè che il libro di Savatteri è stato scritto da Savatteri e che lo stiddaro Sole ha una personalità diversa del Grassonelli anche se ambedue si sono laureati in lettere e filosofia e tutti e due hanno intrapreso un processo di riabilitazione che, spero, li porti a un tipo di semilibertà che ridia loro speranza e fiducia nelle istituzioni e nell’umanità che non può e non deve essere vendicativa.

Tutto questo mi sta bene e io dichiaro espressamente che mi impegnerò con tutte le mie forze contro l’ergastolo e per la riabilitazione di tutti i detenuti anche di quelli come Grassonelli che, giuridicamente, non si è pentito,forse per non coinvolgere altri suoi amici.

Ma detto questo affermo subito che il libro di Grassonelli, anche se ha una struttura ben organizzata in cui si mescola con perizia e intelligenza crimine, baro e una dose sopportabile di sesso e che quindi può essere servito in un ristorante a quattro stelle, non può partecipare al premio Racalmare per tanti ordini di motivi.

Primo perché è scritto da un ergastolano che racconta la SUA verita’ che non può essere messa a confronto con la verità degli altri che da Grassonelli sono stati offesi e poi perché, anche se sono passati venti anni e più dai delitti di cui si parla, ci sono parti offese che ancora sentono sulle loro carni il dolore delle morti dei loro cari.

Poi perché nel libro c’è ancora un tentativo di voler giustificare il comportamento brutale e criminale del protagonista con l’esigenza di voler vendicare i propri parenti assassinati e di voler salvare la propria pelle da una morte sicura per mano dei mafiosi a lui contrapposti.

Nel libro non è spiegato il motivo per il quale la famiglia dell’autore-protagonista sia stata oggetto di una ferocia criminale così spietata, né tanto meno vengono illustrate le figure del caro e mitico nonno, del padre, maestro di carambola, degli zii.

Ci sorprende quanto scrive Carmelo Sardo nelle sue due paginette del libro: “Aveva solo vent’anni Giuseppe Grassonelli quando la vita lo consegnò a un irrimediabile e mostruoso destino. Vent’anni e vedersi sterminare l’ADORATO nonno, l’AMATO zio, un cugino cui era LEGATISSIMO e scoprire che vogliono morto anche lui. E non sapere chi sia il tuo nemico, né il perché di tutto quello.”

Troppo ingenuo ci sembra Carmelo Sardo a non cercare di capire cosa ci sia stato dietro quelle feroci e terribili azioni criminali che il nostro chiama molto candidamente azioni militari di una guerra di sopravvivenza e non di mafia.

Per ultimo, ma non per ordine di importanza, non credo che Sciascia, Consolo e Bufalino potessero essere felici di vedere accanto ai loro nomi, nell’albo dei vincitori del premio Racalmare, quello dell’ergastolano Giuseppe Grassonelli.

Per tutte queste ragioni e altre io mi dissocio dalla edizione del premio Racalmare 2014 significando che non presenzierò alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione e che non parteciperò alla serata conclusiva e quindi alle votazioni finali.

Carmelo Sardo, ove ne avesse titolo, potrebbe ritirare il libro dalla competizione che potrebbe avere una menzione della giuria per le problematiche importanti che solleva in relazione all’ergastolo, alla riabilitazione e alla redenzione.

Spero che Savatteri e Sardo vorranno comprendere le mie ragioni e non ne facciano un fatto personale. Io ho molta stima di loro, voglio tanto bene a Savatteri e ringrazio anche Sardo per la solidarietà che mi ha dato in questi giorni, ma la critica letteraria certe volte ha una brutta faccia che ti porta a dare giudizi che non vorresti esprimere e ad alienarti amicizie care e affettuose.

Agrigento, lì 25.8.2014

Gaspare Agnello