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Il Mio dissenso relativo alla scelta della terna del Premio Racalmare-Sciascia 2014 mi ha provocato tante amarezze e ha avuto una risonanza che io sicuramente non mi aspettavo.

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che il mio diniego al libro ‘Malerba’ di Grassonelli avrebbe potuto avere una rilevanza mondiale. Ci sono alcune ragioni che cercherò di spiegare.

premio sciascia

Su questa vicenda non avrei voluto mai più ritornare, dopo il mio articolo su “La Sicilia”. Ho solo risposto, via internet, alle maldicenze e mi sono astenuto da altri interventi organici.

Ora sono costretto a farlo per rispondere all’articolo di Gianni Bonina che io stimo molto perché l’ho seguito su “La Sicilia” e quando pubblicava la bellissima rivista Stilos e per stigmatizzare il comportamento di Gaetano Savatteri che ha dimostrato di non avere il senso dell’amicizia e della lealtà che io gli ho sempre dimostrato e ne fa fede il mio blog dove ci sono tantissime recensione dei suoi libri e la mia modesta libreria dove c’è tutto quello che lui ha pubblicato.

Non voglio parlare dei suoi collaboratori del giornale Malgrado Tutto che sembrano presi da sindrome idrofobica nei miei confronti. Gli attacchi che mi hanno fatto sono inauditi e fuori luogo.

Ho dissentito da una scelta, l’ho notificata a Savatteri che mi ha suggerito di dissociarmi con un comunicato stampa, così ho fatto e dopo, ecco l’aggressione. Sono stato indicato come uomo rissoso, affetto da varie sindrome,  è stato imbarcato nel loro giornale un articolo spazzatura altamente diffamatorio nei miei confronti,  sono stato additato come un incoerente che la sera vota a favore e l’indomani se ne pente. Insomma malgrado Tutto, dove scrivono amici miei carissimi come Egidio Terrana e l’Avv. Gigi Restivo e che sono sotto l’egida di Savatteri, mi ha dipinto come uno squilibrato e questo mi addolora perché Savatteri e i suoi amici hanno perso il senso dell’amicizia e il buon gusto di trattare con più garbo e cortesia un uomo  che nulla ha fatto di sconveniente nei loro confronti. Comunque ognuno ha il suo stile e quindi tralascio questa dolorosa polemica, che sa di paesano e che non interessa chi fa cultura.

Ma andiamo a Savatteri, Presidente della Giuria del Premio, cui voglio dire con molta franchezza: c’è stata una polemica letteraria, tu hai sostenuto alcune cose inesatte e io ho subìto, ci siamo incontrati al teatro greco di Taormina, ci siamo stretti la mano e poi scrivi su Malgrado Tutto che dopo la polemica trionfa il perdono e che l’amico Gasparino, come Enrico IV, è stato a Canossa dove il buon Gregorio VII, (ovvero Gaetano) ha perdonato.

Gaetano forse hai dimenticato di essere un uomo di cultura e hai dimenticato le buone maniere? Tu sei un letterato, o presunto tale, e non puoi volare così basso. La polemica letteraria era finita, ci si incontra e si ritorna a essere amici. Invece torni a infierire. Ho provato la stessa amarezza e delusione che Sciascia ha provato nei confronti di Guttuso.

A questo punto ho l’obbligo morale di dire tutta la verità sulla vicenda.

Sai benissimo che la Giuria del premio ha ben lavorato e ti ha suggerito una serie di libri che sono stati ritirati dalle case editrici e quindi letti dai giurati.

Durante la riunione per stabilire la terna ogni giurato ha proposto di premiare i suoi scrittori preferiti e tu hai sostenuto, ritengo in buona fede, che nessuno di tutti gli scrittori segnalati era disposto a partecipare al nostro premio. Hai tirato fuori la soluzione di ripiego, con l’opera Malerba che ci hai consigliato come libro di Carmelo Sardo, unitamente agli altri due che sono stati poi finalisti. Il libro Malerba non era tra quelli proposti dalla Giuria e nessuno lo aveva letto( forse lo aveva letto solo il Dr. Mimmo Butera).

Qualcuno proponeva altre soluzioni, ma io, che ho sempre nutrito grande stima nei tuoi confronti, ho detto che bisognava fidarsi della proposta del Presidente e quindi è passata la scelta da te indicata.

E’ stato richiesto il testo alla Mondadori che lo ha inviato dopo circa 10 o 15 giorni e allora mi accorgo che il libro non è di Sardo ma dell’ergastolano Grassonelli, il fondatore dell’associazione mafiosa “La stidda” i cui aderenti hanno ucciso il giudice Livatino. E a proposito dell’uccisione di Livatino devo dire che Grassonelli si è complimentato con gli esecutori del delitto che ha causato le dimissioni da consulente del premio di Vincenzo Consolo. Mi accorgo anche che il libro cerca di accreditare la tesi secondo la quale Grassonelli sia diventato stiddaro per necessità e cioè per vendicare i propri cari assassinati e che in fondo la stidda era un’associazione antimafia, quindi un’associazione benefica.

Insomma Grassonelli , che non è collaboratore di giustizia, si redime ma cerca anche una velata giustificazione al suo operato. Poi il libro, ad arte, è infarcito da scene sessuali molto forti che cercano di soddisfare le gole profonde. Per questi e altri motivi telefono a Savatteri dicendo che mi dissociavo dalla scelta. Savatteri mi suggerisce di farlo con un comunicato, cosa che ho fatto con un articolo su “La Sicilia”.

Da qui si scatena il putiferio. Savatteri va alla conferenza stampa e sostiene che il sottoscritto ha prima votato la terna e poi si è pentito. Lui sa che non è così perché tutta la Giuria si è fidata del suo Presidente e poi ha inghiottito il boccone amaro. Fa dire a Liguori che la sera ho votato la terna e la mattina mi sono ricreduto.

Mi dice e mi fa dire dallo stesso Liguori che se sogno Sciascia vuol dire che sono un soggetto da cure psichiatriche.

Le mie dimissioni trovano eco in tutta la stampa nazionale e questo per due ragioni. La prima perché il problema da me posto era ed è reale e poi perché il gruppo Mondadori – Mediaset fiuta l’affare e fa montare la polemica. Viene mobilitato Liguori, che è stato molto scorretto nei miei confronti, e il buon Sallusti che ha sparato a vanvera senza conoscere i termini della questione e si dà il via alla pubblicità del libro che, grazie alla polemica, ha avuto diverse edizioni. Ma questo non mi interessa perché io non ho niente da recriminare contro Sardo e Grassonelli; la mia è una battaglia letteraria tendente a tenere alto il livello del premio Racalmare che è stato il Premio di Sciascia, Consolo e Bufalino.

Del resto il premio, da qualche tempo, è appannaggio di giornalisti-scrittori e di questo mi sono lamentato nella intervista fatta a Francesco Pinto, che la Rai ha cancellato dal mio sito.

Sciascia ci diceva sempre di tenere lontano dal premio gli interessi editoriali e aveva ragione. Purtroppo ci siamo cascati in buona o in mala fede.

Io mi ostino a non pensare male di nessuno perché forse le cose si combinano per caso però avrei gradito dal mio amico Savatteri un comportamento più corretto nei miei confronti, anche in considerazione dell’affetto che sempre gli ho dimostrato. Mi chiedo se è possibile che a un tratto una persona possa cambiare e diventare cannibale di se stesso.

Gaetano in tutta questa vicenda avresti dovuto notare la signorilità del Sindaco di Grotte che, preso di contropiede, ha scelto il silenzio e nell’invito non ha scritto il nome di Grassoneli ma ha attribuito il libro Malerba al solo Carmelo Sardo. Questo non ti dice niente?

Tu sai che il libro non è di Sardo ma di Grassonelli e per avere detto questo il tuo amico Sardo mi ha minacciato per ben due volte di denunzia penale. Questo ora lo scrive Bonina che sostiene che Sardo ha fatto solo lavoro di Editing e non succede nulla, anzi Sardo condivide l’articolo e quindi mi assolve del reato di lesa maestà.

Dovresti intanto riflettere sul silenzio del Sindaco e sul modo in cui è stato scritto l’invito e il manifesto del premio.

Poi voglio rispondere all’articolo del Dr. Gianni Bonina che mi punge perché proviene da un letterato di tutto rispetto.

Dr. Bonina si dà il caso che il mio autore preferito in assoluto è il più illustre carcerato del ‘900 e cioè Antonio Gramsci  che, i suoi ex amici (ah l’amicizia!) e la cultura italiana,tendono a dimenticare.

Il suo articolo è un grande saggio di letteratura che io apprezzo però scomodare San Paolo, Caravaggio, Agostino, Pellico, Verlaine, Rimbaud, mi sembra un poco eccessivo rispetto al Killer Grassonelli.

Intanto le voglio dire che non ritenevo opportuno che il libro partecipasse al premio perché le ferite degli stiddari sono ancora vive nelle carni degli agrigentini, poi perché l’autore non è un collaborante e poi perché il libro non merita nulla in quanto, come detto, tenta di giustificare le sue scelte criminali e, in questo, ci casca pure lei con un’affermazione che ritengo molto grave. Lei afferma testualmente: “Gaspare Agnello, autore peraltro di un libretto intitolato “Dalla parte di Sedara?”, cenno dopotutto di accoglimento delle ragioni del lupo o di un dropout qual’è il terragno borghese di Donnafugata (EPPUR CONVINTO CHE UN ERGASTOLANO CONDANNATO PER NUMEROSI OMICIDI, ANCORCHE’ COMPIUTI NON DA MAFIOSO MA DA GIUSTIZIERE IN CERCA DI VENDETTA PER L’UCCISIONE DEI PROPRI PARENTI, SIA UNO SCANDALO SE CANDIDA LA SUA VICENDA PERSONALE A UN ALLORO), ha inteso non più ripristinare L’Index librorum prohibitorum, ma fondare l’indice degli scrittori al bando dove vengono proscritti gli autori che ambiscono a un riconoscimento pubblico senza però avere la fedina penale pulita”.

Veda anche Lei è caduto nella trappola e chiama “GIUSTIZIERE” un killer spietato. Forse si è lascito prendere la mano dalle note di Carmelo Sardo che afferma: “Aveva solo vent’anni Giuseppe Grassonelli quando la vita lo consegnò a un irrimediabile e mostruoso destino. Vent’anni e vedersi sterminare l’adorato nonno, l’amato zio, un cugino a cui era legatissimo e scoprire che vogliono morto anche lui”. Quanto lirismo in queste parole. Ma dietro ci sono altre cose terribili che dal libro non emergono tant’è che, dopo 23 anni dai fatti, il Sindaco di Porto Empedocle si è rifiutato di presentare il libro proprio nel paese di Grassonelli. Del resto è lui stesso che afferma: “Sono sempre stato, fin da ragazzino, un delinquente, ma paradossalmente non sapevo di esserlo”.

Di altre incongruenze del libro ho detto sopra e ha scritto Salvatore Scalia su “La Sicilia”.

E infine le voglio dire che il mio dissenso aveva anche ragioni di opportunità in quanto nella terna c’era il libro della Chinnici “ E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte” edito, evidentemente, da Mondadori.

Guardi cosa scrive la sottosegretaria ai Beni Culturali Barracciu a tal proposito:

“A colpirmi negativamente non è solo la proclamazione del vincitore, ma, ancor prima, la scelta operata dalla giuria di accostare due opere così profondamente diverse, di mettere in competizione la toccante vicenda di un martire di mafia con le memorie di un malvivente ancora in vita. Siamo di fronte a una mancanza di sensibilità, una vera e propria ferita per le coscienze che non può passare sotto silenzio”.

Ecco Dr. Bonina a Grotte, al premio Racalmare, è stato ucciso per la seconda volta il giudice Rocco Chinnici con il concorso della figlia e di Savatteri ed è stato sfregiato il Premio Racalmare-Sciascia.

Veda quante ragioni mi hanno indotto a non approvare la terna dei finalisti al premio Racalmare- Sciascia?

La scelta è stata dolorosa e costosa ma avevo il dovere di farlo in nome di Sciascia che certamente questo libro non lo avrebbe neanche fiutato.

Le voglio solo dire che qui la letteratura non c’entra per nulla e che libri come questo di cui si parla non lasceranno traccia nel mondo delle lettere. Il libro ha avuto una certa fortuna editoriale solo per la polemica suscitata al premio Sciascia.

In questo premio è stato tradito Sciascia e lo spirito del premio. Ognuno tragga le proprie conseguenze.

Io ho tratto le mie e spero di non dovere subire altri attacchi personali.

Giuro che non interverrò più se non subirò aggressioni come quelle ‘racalmutensis’.

Agrigento, lì 6.11.2014

P.S. Voglio far presente che io e la Professoressa Linda Criminisi avevamo proposto alla giuria di premiare la Maraini per il libro su Chiara di Assisi, superando anche la questione della terna. Il Presidente ci ha detto che la Maraini non era disposta a venire per via della sua età. Si dà il caso che la Maraini verrà ad Agrigento il 18.12.2014 per conto del Liceo Classico Empedocle
G.A.