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Dora Muccio è una scrittrice che io amo molto perché ha scritto libri molto belli che ho recensito e presentato volentieri.

Oggi torna nelle librerie con il romanzo “Quando nacque –C’era la luna” che ha un taglio diverso dai libri precedenti in quanto è solamente una favola in cui ci sono tanti colpi di scena e tanti fatti drammatici che non arrivano mai al dramma totale, al dolore infinito.

Tutto sembra scritto nel libro della vita e tutto avviene perché così deve avvenire; anche la morte ha una sua logica ed è vissuta nella sua dimensione di normalità dato che chi va via resta sempre nel pensiero e nella mente di chi resta. “La madre, adesso che era morta, era presente nella sua vita più che da viva. E di questo Marialuna era contenta. Non credeva infatti nell’immortalità dell’anima, ma piuttosto              in un prolungamento della vita terrena finchè si esiste nel ricordo degli altri”.

La storia può sembrare normale ma non lo è perché è caratterizzata da eventi strani.

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Carmelo è un ragazzo che ama i libri e invece nasce in un ambiente estraneo a lui. Privo della madre vive con un padre padrone e con due fratelli assoggettati alla tirannia del padre. L’unico raggio di luce della sua vita è la maestra Luigina Parlato che apre nuovi orizzonti nella mente del giovane il quale decide di fuggire da quella situazione con il suo asino in cerca del mare, di altra vita.

Viene accolto, in primo tempo da Saro e Rosetta ma capisce che quella non è la sua destinazione.

A Fleriana vede il mare e davanti l’uscio di una casa vede il volto di una bambina che segnerà il destino della sua vita, Mariateresa.

Viene accolto dal padre di Mariateresa Pietro e dalla moglie Mariantonia. La gente mormora perché non approva il fatto che una famiglia che ha già una figlia si metta in casa un maschio che adotta come figlio.

Carmelo trova la sua vita e il suo equilibrio. Si mette a studiare, diventa professore ma non cessa  mai di coltivare l’amore per Mariateresa  che,poi, sposa.

Sono sì fratello e sorella ma tra loro non vi è alcun vincolo di sangue e quindi tutto può essere accettato.

La vita scorre tranquilla ma interviene la guerra e Carmelo è chiamato a compiere il servizio militare.

La moglie e la sua famiglia, che vivono in un paesetto alle pendici dell’Etna, si trasferiscono in una magnifica vallata e vivono una vita bucolica come è il clima di tutto il libro.

In una notte di luna nasce Marialuna. Quattro generazioni di donne: Marialuna, la madre Mariateresa, la nonna Mariantonia e la bisnonna Mariarosa.

La guerra finisce, la famiglia abbandona la valle che poi viene invasa dalla colata lavica, Carmelo ritorna a casa e tutto si riannoda.

Marialuna impegna la sua vita scrivendo e disegnando fino a fuggire con un cantastorie per intraprendere una vita avventurosa .

Ritorna a casa e assiste la mamma che muore per via delle vernici che aveva maneggiato ristrutturando mobili. La morte di Mariateresa avviene nella dolcezza dei racconti della figlia che ricostruisce la sua avventura con il cantastorie e le dice delle bellezze della Sicilia che ha visitato durante i suoi viaggi.

Torna nel paesetto il “nemico”: un militare che era arrivato nella valle e che si era innamorato della madre Mariateresa e Marialuna se ne innamora forse volendo dare continuità all’amore non consumato della madre.

Da questo incontro nasce un figlio ma Marialuna non ha il coraggio di seguire il suo uomo che gli promette una vita diversa in una grande città.

Ecco il libro ha una morale antica e quindi ci sono amori mancati e non vissuti.

Mariateresa mentre si trova nella valle e il marito è in guerra, accoglie il militare “nemico”; lui la ama e certamente anche lei prova sentimenti di amore. Il sentimento viene represso e il nemico va via con il cuore spezzato da un amore che non ha potuto vivere.

Marialuna scappa con il cantastorie e la madre pensa che la figlia sia stata posseduta da quell’uomo più grande di lei.

Marialuna non vive quell’amore anche se capisce che il cantastorie merita il suo amore perché si è comportato da gran signore come in effetti è.

Torna nel paese etneo “il nemico” per rivedere Mariateresa il suo grande amore che, nel mentre, era morta.

Marialuna vuole rivivere e dare vita all’amore della madre per “il nemico”. Se ne innamora è pronta per partire con lui e vivere una nuova vita nelle grandi città del nord, ma alla fine preferisce la sua dimensione paesana e resta nella sua terra con il figlio che nasce dall’amore con “il nemico”.

E allora come giudicare questo libro con questi amori mancati, con scelte poco coraggiose? Una favola,antica, bucolica, scritta in maniera piana e con un linguaggio favolistico e qualche volta bucolico.

Oggi il mondo globalizzato porta i nostri giovani a scelte diverse e nessuno pensa più di restare nella propria ‘valle’. Si nasce nella valle e si va via verso Londra, Barcellona, Parigi e la valle diventa il ‘sogno’ l’Itaca a cui si spera di poter tornare dopo un lungo viaggio lungo quanto la vita.

E allora noi accettiamo il libro di Dora Muccio come la nostra ‘Itaca’, il sogno tormentato e doloroso dove non potremo mai vivere e dove non terneremo mai più.

Ulisse, dopo venti anni, è approdato a Itaca ma i nostri giovani vanno verso altri lidi e la loro patria sarà quella dei loro figli ai quali potranno leggere la favola di Carmelo e Mariateresa e di Marialuna che preferì le pendici del vulcano al sogno della grande città.

Agrigento, lì 20.2.2015

Gaspare Agnello