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Maram Al-Masri, la grande e bella poetessa siriana, venuta da Parigi, è stata accolta sotto le colonne doriche del tempio di Giunone Lacinia di Akragante da una folla plaudente e attenta alle letture di poesie che sgorgano sangue, paura, violenza e anelito di libertà, libertà per le donne arabe e occidentali e per i popoli oppressi da tremende dittature come quelle di Assad nella Siria martoriata da una guerra tremenda che ha causato centinaia di migliaia di morti e milioni di rifugiati.

Una serata di grandi emozioni che ci ha regalato la Fidapa, presieduta dalla professoressa Giovanna Lauricella e il Direttore dell’ente Parco Valle dei templi architetto Parello.

La poetessa Maram el Masri è nata in Siria ed è stata sempre rosa dal virus della libertà assoluta. Al liceo vestiva all’occidentale, usava il rossetto, indossava la minigonna e questa la rese straniera in patria fino al punto che dovette fuggire dalla propria terra per rifugiarsi a Parigi. Le hanno strappato il figlio che non ha potuto vedere per lunghi anni.

Oggi la sua città è assediata dalle forze dell’ISIS e vive l’incubo della guerra che può falciare i propri cari.

Le sue poesie sono state pubblicate nelle raccolte “Ti minaccio con una colomba bianca”, “Ciliegia rossa su piastrelle bianche”, “Ti guardo”, “Les Ames aux pieds nus”, “Anime scalze”, e sono state tradotte in diversi paesi compresi quelli del mondo arabo, dove hanno fatto lievitare una schiera infinita di giovani poetesse che si sono cimentate con le tematiche della violenza e della libertà e che hanno certamente contribuito al fiorire della “primavera araba” troppo precocemente sfiorita.

Uno schiaffo ha cambiato la sua vita e l’ha portata alla ribellione. “…Forse è morta/o il suo corpo è morto dopo quello schiaffo/ forse ha preferito che l’anima che l’abitava/ andasse ad abitare un’altra?”

Nel mondo arabo ma anche in quello occidentale, dice Maram, la donna subisce l’abbandono, la violenza, la paura “L’abbandono /fa piangere/anche/Marie Pierre”. “…Anche/il cane di Pascale/soffre/per l’abbandono”.

“…Lui aspetta che io scivoli/nella vasca per bloccare/ogni accesso/persino all’aria./Pioggia di pietre/ di parole/tempesta di schiaffi”.

“…Hai rotto il pavimento/Non ho rotto niente/ Sì…l’hai scheggiato,/Dove?/ Lui mi ha messo la mano sulla testa/ e mi ha incollato al pavimento./Là”.

E ancora: “…Con una sola mano mi bloccò/tra la porta e il muro,/le spalle schiacciate/il corpo compresso./Lo supplicavo di non picchiarmi./Quel giorno in casa/non c’era nessuno/se non la violenza,/la paura/e la morte/che fa la ronda”.

“..Io sono silenzio,/rabbia,/pietà/,tristezza,per l’uomo che mi ha violentato”.

E in questa situazione è la paura che s’impossessa della donna “Comincio ad aver paura/di restare in casa/quando c’è lui”.

La poetessa Maram è una donna coraggiosa e incita ala ribellione e invita ‘Penelope’ a ribellarsi, ad andare al bar, al cinema, dal parrucchiere, a leggere un libro.

“…’Non verrà’, le ho detto/’esci, Penelope/soffri, ama, canta, danza, saziati,/i tuoi seni si svuoteranno/sui tuoi capelli cadrà la neve/le tue acque si prosciugheranno…’/Ma lei ha continuato./Sorda ai richiami della vita,/prigioniera del mito”.

Maram ha distrutto il mito ed è diventata donna libera, libera di vestirsi come vuole, libera di non amare perché anche l’amore può diventare schiavitù, libera da se stessa.

Maram vive a Parigi ma il suo cuore è in Siria dove infuria la guerra che uccide uomini, donne e bambini:

“La siria per me/è una ferita sanguinante/è mia madre sul letto di morte/è la mia infanzia sgozzata/è incubo e speranza/è inquietudine e presa di coscienza/.La Siria per me/è un’orfana abbandonata./E’una donna violentata tutte le notti da un vecchio mostro/violata/imprigionata/costretta a sposarsi./La Siria per me è l’umanità afflitta/è una bella donna che canta l’inno della Libertà/ma le tagliano la gola./E’ l’arcobaleno del popolo che si staglierà dopo i fulmini/ e le tempeste.”

Attraverso questi versi vogliamo fare conoscere la poesia “engagé” di Maram El Masri che raggiunge toni altissimi di lirismo e di drammaticità.

Maram parla della sua Siria e nello stesso tempo vuole riferirsi a tutte le guerre a tutti i popoli del mondo che sono sottomessi alla dittatura e all’oppressione a tutte le donne che soffrono le violenze molte volte e soprattutto anche in nome di Dio.

E’ la Siria, ma anche Gaza dove si muore e si soffre la fame: “Anche i topi, nella mia casa,/hanno fame e sete,/distruzione,/distruzione,/urla,/urla,/ma non arrivano/alle orecchie del Cielo,/in ferie per le Feste./Né agli occhi dei Profeti,/occupati a guardare/una partita di pallone.”

Maram è una donna coraggiosa, vive in esilio sotto minaccia di morte, ma crede ancora nella libertà:

“Arriva nuda la libertà,/sulle montagne siriane/nei campi dei rifugiati./I piedi affondati nel fango/le mani screpolate per il freddo e la sofferenza./Lei avanza./Passa/e aggrappati alle sue braccia i suoi figli/che cadono lungo il cammino./Piange/ma va avanti./Le stroncano i piedi/e lei avanza./Le tagliano la gola/e lei continua a cantare.”

I versi di Maram sono veramente epici e la sua poesia è impegno civile, battaglia, grido di dolore e di speranza è epopea omerica e giustamente alcuni intellettuali europei l’hanno proposta per il Nobel per la letteratura.

Nella dolce lingua francese la poesia della Maram diventa musicale cosa che, molto spesso con la traduzione non si può notare.

Ogni intellettuale deve seminare speranza e credere in un mondo migliore e, Maram lotta per un mondo senza armi, né guerre, dove tutti abbiano una casa e nessuno muoia di fame, un mondo ingenuo come la sua poesia.

“AD OGNI INIZIO,

ILLUSIONE

AD OGNI FINE,

SPERANZA.

Agrigento, l’ 13.9.2015

Gaspare Agnello

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