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Chiara Catanese scrive da tanto tempo e le sue poesie hanno visto la luce in vari siti. Ora, per la prima volta, pubblica un’intera raccolta di poesie con una prefazione molto acuta di Beniamino Biondi e una postfazione di Emanuele Enrico Mariani che ci conduce in un discorso troppo complicato e pericoloso sulla poesia che è molto antico, quanto il pensiero umano. Certamente Platone non considerò la poesia come forma letteraria della verità e la relegò a opera minore. Però, forse senza volerlo, la divinizzò perché riteneva che il poeta scrivesse, in un momento di follia quando era invasato dagli Dei che, attraverso il poeta, lanciavano i loro messaggi. Socrate diceva che essa non è un vero sapere ma una forma di conoscenza infusa dalla divinità: il poeta infatti, quando componeva era divinamente ispirato, la divinità si serviva di lui per comunicare, quindi la poesia come frutto di ispirazione.

Biografia d'Acqua di Chiara Catanese

Nella cella in cui Severino Boezio aspettava di essere giustiziato scese la Filosofia per consolarlo (La consolazione della filosofia) e quando la Filosofia vide due ancelle sedersi accanto al letto del condannato, la Poesia e la Musica, le considerò superflue e non capaci di consolare un condannato a morte. Insomma, per dirla con termine marxiano la poesia come “sovrastruttura”.

C’è stato da sempre un conflitto tra ‘logica’ e ‘poesia’ la quale ultima molto spesso è stata paragonata alla retorica vuota che consisteva nell’eleganza del discorso.

Però quando la retorica si approcciava alla verità allora veniva riconosciuta e tenuta in giusta considerazione.

Certo è che la poesia, nei secoli si è affermata e lo stesso allievo di Platone Ione recitava a memoria brani dei poemi di Omero e Dante ne ha fatto strumento di battaglia civile e del pensiero filosofico e teologico.

Il filosofo greco Parmenide scrisse i suoi libri di filosofia in versi.

Il pensiero dell’uomo si evolve e tutto è relativo perché anche le verità mutano e poi a ogni uomo si adatta il suo vestito. Gramsci era gobbo eppure aveva una sua eleganza nel vestire e di lui si innamorò una bellissima donna dell’establishment sovietico, Julca.

L’arte da Platone non era tenuta in grande considerazione perché già le cose sono una copia dell “idee” che stanno nel mondo dell’Iperuranio, e quindi l’arte è copia di una copia per cui falsa la realtà.

Platone però doveva accorgersi che il poeta e l’artista assumono le cose come simbolo che poi trasfigurano secondo il loro sentire e quindi è a loro dato di avvicinarsi il mondo reale delle idee e quindi alla vera realtà.

Strano a dirsi ma la filosofia ha una logica stringente e terribile.

Allora, per concludere, io credo che sia giusto pensare che la poesia sia frutto di ispirazione e quindi anche di follia e che è il messaggio degli Dei ma un messaggio che non è privo di contenuti e di significati, una messaggio positivo capace di incidere nella realtà della nostra vita e di esprimere i nostri sentimenti le nostre gioie e i nostri dolori e anche il grido di battaglia che c’è in ognuno di noi.

E considerato che noi stiamo parlando della poesia di Chiara Catanese ci sembra giusto conoscere il pensiero della stessa poetessa sull’argomento che dice:

“E’ la poesia

  • Nell’oggi che viviamo-
  • Fiore strappato all’apocalisse.
  • Cosa sono i canti seta della conchiglia,
  • Se li consuma nel segreto della spiaggia?”

“Io credo che il vento depositi parole

Sui ceppi di quercia quando passa ed è d’autunno

Penso che la risacca lasci sillabe

Nell’aria che respiriamo insieme alla salsedine

Chi saprà coglierle? La natura attende la venuta del

Poeta”.

E ancora nella poesia “Le vie di eros” la poetessa dice:

“ E così rubai ai poeti

Le parole più belle

A chi canta

I suoni meravigliosi

E cercai arpe, violini e pianoforti

Ad allietare il mio errare: tutti qui,

incisi nel mio cuore!”

Una poesia quella di cui parla Chiara, che sfida la logica e infatti ad inizio del libro c’è una poesia di Peter Murphy nella quale l’autore parla del potere della poesia che deriva dallo sfidare la logica e in “Notturno” la nostra poetessa scrive “sia messa a tacere la ragione”…”ci costruiamo cortili attorno per sfuggire alla nostra natura che è sempre groviglio di RAGIONE E ISTINTO”.

L’istinto trova certamente la sua radice nell’essere di ognuno di noi e Chiara, in questa silloge così variegata, così composita e complessa, avverte gli elementi empedoclei della natura umana e riflette sull’essere l’uomo “fluidità”, “acqua” dentro cui nuota nell’utero materno, acqua che forma il mare che ispira tanta parte della poesia di Chiara Catanese “perché anche la vita è liquida, un mare in cui nuotare al passo delle onde.

E quando parla del mare Chiara, anche se scrive in prosa, resta poetessa e fa poesia in prosa:

“E’ inno alla speranza, il mare, alla bellezza, alla vita.

Mi prende un capogiro, spesso, quando ne rimiro rapita la danza delle onde.

Spire di blu e bianco che si spingono verso di me, è come se mi chiamassero, vogliono me, e il vento e l’acqua urlano il mio nome. Il mare con la sua infinita danza mi vuole sua.

Mi sento sovrastata da tanta bellezza che mi sembra di traboccarne, che i miei occhi e i miei sensi non possano contenerla tutta. E allora è vertigine, è ipnosi delle onde che il vento ricama sul pelo dell’acqua.

Mare e vento. Acqua e aria. Quale incanto, quale estasi!….Ti amo, mare, d’un amore filiale, materno, fraterno e d’amante”.

E l’amante ha bisogno della notte per consumare i suoi desideri.

E la notte, nella poesia di Chiara assurge a simbolo dell’amore, la notte è il manto di stelle che copre il mondo, è il regno della luna “ è dolce lasciarsi andare al canto della luna”…”La notte è la casa degli amanti” e propizierà la nuova era “ che sarà quella dell’amore” (e per me sarà troppo tardi perché sarò avvolto dal buio di una notte senza alba).

Abbiamo detto che la silloge di Chiara Catanese è alquanto variegata in quanto abbraccia un periodo che va dal 2000 ai nostri giorni e quindi in essa troviamo tantissime chiavi di lettura.

A un certo momento la composizione assume carattere di poemetto come in “Ero Music” in cui c’è “erotismo e genialità sensuale”. Questa composizione ci riporta a “Il cantico dei cantici” e ci ha favorevolmente impressionato per il ritmico poetico che si mantiene sempre alto e per l’ardire della poetessa che sa denudarsi senza infingimenti rappresentando l’eros per quello che è:

“Sul mio corpo pentagramma

Spartiti di brividi

Tracciano le dita

 

Nenia misterica

Frantuma la mente

Rapisce i sensi

E s’inserisce

Il fragore del mare:

(i corpi intrecciati

In una nota

-accordounanime-

Onda

Sul nostro letto

Onda

Le lenzuola disfatte

Onda

La tua pelle

-la fronte salmastra-

-pozzanghera d’umori-

Come la mia

Onda

Nel mio cuore stravolto.

L’impellenza di averti dentro

Urlo

Come vento

Fra vele e chiglie….”

E’ anche impegno sociologico la poesia di Chiara è grido immenso di speranza.

Nel libro troviamo il dramma di Anna Frank, di Aisha, di Ania, il dramma dei bambini di Gaza

“Fiori recisi

prima di sbocciare,

il loro grido muto

è uguale e immutabile

al fondo ferito della storia”.

C’è la “Sonata per Auschwitz”

‘Non conosce il dolore il violino,

eppure lo suona”

…come lo suona la poesia di Chiara che è dolore, dramma, ma soprattutto SPERANZA:

“Se nella tua mente

In riva al mare

Un seme di sale

Si getta

E genera gigli di sabbia

Delicati come speranze

Bolle di sapone come sogni

Non è arida la terra, non sono sbarrate le vie del mondo”.

E se Lora nasce vuol dire che la vita non è morta.

“Anche nel latte di un’alba che tarda

C’è sempre una rondine

A farti compagnia”.

E ancora:

“suonan le canzoni per le valli desolate,

vuote di gente e quasi incantate,

scivolan le speranze sui ruscelli,

gli sguardi si perdono fra i fiori più belli.

Vola la musica ed è leggiadra,

ed è calma la sera e serena

e nei giorni il più flebile raggio di sole

è la speranza di un mondo migliore…”

Questo messaggio altamente positivo della poesia di Chiara ci fa sperare in un mondo migliore e certamente chi scrive, come ci diceva Leonardo Sciascia, per lo stesso fatto di scrivere, non può essere del tutto pessimista e deve mandare sempre segnali di speranza che qui vengono dalla nascita di Lora, dal giglio che cresce in mezzo alla sabbia, dalla rondine che ritorna ad ogni primavera, dal flebile raggio di sole.

Queste sono le sensazioni che ci ha suscitato la poesia di Chiara Catanese che raggiunge ritmi sempre alti e sostenuti con qualche cedimento ritmico quando c’è un tentativo razionalizzante del modo di essere della vita cosa naturale in una raccolta che assomma quindici anni di impegno poetico. Però la silloge ci dice che ci troviamo dinanzi a una poetessa vera che certamente farà molta strada. E per quanto attiene la forma poetica noi diciamo con Beniamino Biondi che la poetessa “Pur optando per il verso libero, tipico di tanta poesia del Novecento, dimostra di conoscere perfettamente la metrica tradizionale nel calcolo mirato delle sillabe che compongono i suoi versi, nella decisione di tagliare il flusso poetico attraverso il gioco delle strofe e la capacità di combinarle tra loro, e nella struttura delle rime nascoste sotto forma di assonanza e consonanza. La particolare attenzione, continua Biondi, che la poetessa mette nella scelta delle parole e nella loro musicalità, sembra potersi congiungere al senso di una poesia disegnata al modo dell’Haiku e il suo universo poetico trova motivi di canto e di ricerca nella riflessione introspettiva e nella meditazione sugli eventi della vita”.

E allora lasciamo che la poetessa

“Canta,

canta,

canta ancora,

perché in quest’epoca infinita

devastata dalla guerra

è ancora possibile

portare la pace in questa Terra.

Canta,

Canta,

e non ti fermare….”

Verona, lì 11.8.2015

Gaspare Agnello

 

LETTURE

ACQUA E MARE   PAG.35

NOTTE                    PAG.12 FINGENDO CHE SIA NOTTE-   20    MUTA, LA SERA CUCE STELLE –  56 IO SONO LA

NOTTE.

IMPEGNO CIVILE- 13- A RITA ATRIA – 24 CANTO DELLA DONNA FERITA.

SPERANZA   PAG 78 –VERDE SPERANZA.