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matteo collura grotte cittadinanza onoraria

L’amministrazione comunale di Grotte ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria allo scrittore giornalista  Matteo Collura.

La decisione nasce dal fatto che Collura è figlio del grottese Bartolomeo che è nato e cresciuto a Grotte, trasferitosi ad Agrigento, dove è stato impiegato al Distretto Militare.

Dal padre, Matteo ha appreso tante storie di Grotte e soprattutto quelle riguardanti le miniere e i minatori, e da queste ha tratto lo spunto per scrivere il romanzo “Baltico”,  uscito nel maggio del 1988 per i tipi della casa editrice Reverdito di Trento.

“All’inizio, scrive Collura, avevo pensato ad un racconto che raccogliesse le cose che mio padre, grottese, mi narrava sugli zolfatari del suo paese. In parte mi sono attenuto al programma (perciò questa storia va considerata immaginaria), ma ho aggiunto qualcos’altro e, con mia stessa sorpresa,, ne è venuta fuori una sorta di EPOPEA DEGLI ZOLFATARI SICILIANI”.

Il libro è stato il tormentone dell’estate del 1988 visto che ne hanno parlato:

Giuliano Gramigna del Corriere della Sera,  Mimmo Gerratana su ‘Il Giornale di Sicilia’, Giuseppe Bonaviri su ‘Il Messaggero’, Silvio Ramat sul ‘Corriere del Ticino’, Guido Gerosa su ‘Il Giorno’, Luigi Compagnone su ‘Il Mattino’, Simonetta Li Pira e Sebastiano Addamo su ‘La Sicilia’, Melo Freni su ‘La Gazzetta del Sud’, Remo Ceserani su ‘Il Manifesto’, Grabriella Imperatore su ‘Il Mattino di Padova’, Andrea Biglia su ‘Brescia oggi’, Gabriella Giarola Tavoso su ‘L’Arena’ e poi il ‘Corriere Adriatico’; e il grande critico Geno Pampaloni, che aveva fiuto letterario, a proposito del primo romanzo di Matteo Collura “Assiciazione indigenti” ebbe a dire: “questo giovane è da tenere d’occhio”. E infatti oggi Collura, dopo una serie di successi editoriali, è in libreria con il suo nuovo romanzo “La Badante”, edito da Longanesi, che sta riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico.

Il romanzo “Baltico” è stato presentato a Grotte dal Preside Antonio Cimino, dal Comune di Agrigento e dal Centro Culturale Pier Paolo Pasolini: Al Teatro Pirandello gli è stata dedicata un’azione scenica diretta da Mario Gaziano.

Io ho finito di leggerlo, per la prima volta, il 7 agosto 1988 e ho scritto alle fine della lettura: “Bello, molto bello. Bravo Matteo”.

Però c’è stata qualche cosa relativa alla scrittura che non mi ha convinto e ne ho parlato con Leonardo  Sciascia. Sciascia mi ha risposto testualmente:”il libro doveva sedimentare”.

Ma è un fatto che lo stesso Sciascia raccomandò al curatore Salvatore Gugliemino di inserire Matteo Collura nella seconda edizione aggiornata dell’antologia “Narratori di Sicilia” pubblicata da Mursia, e di inserirlo proprio con un brano tratto da “Baltico”. Lo stesso fece Gesualdo Bufalino nell’antologia da lui curata con Nunzio Zago, “Cento sicilie”  la nuova Italia editrice.

Ho riletto ora “Baltico” a distanza di ventisette anni, quando ho acquisito una maggiore professionalità nel campo della critica letteraria e confermo il giudizio che ha dato Sciascia: il libro ‘doveva sedimentare’ però ora ho gustato la storia che è fantastica e incisiva.  E’ veramente l’epopea dei minatori di Grotte e della Sicilia ma soprattutto l’epopea del nostro piccolo paese che in Collura ha trovato il suo cantore. L’Autore  ha saputo descrivere la miseria, l’arretratezza e anche i  momenti di ribellione a ogni forma di autoritarismo e di sopruso, sia sul piano politico ed economico che sul piano religioso.

Il libro si compone di XXIII capitoli che, come ha scritto Gabriella Giarola Tavoso, possono essere letti ognuno per conto proprio e che messi assieme fanno una storia corale di ‘vinti’ con ciò riferendosi a Verga.

Collura non accetta l’accostamento a Verga, anche se la sua è proprio una storia di ‘vinti’, preferisce l’accostamento che Melo Freni fa con Garcia Marquez, Scorza, Llosa e quindi con tutta la letteratura sud americana.

Nel libro sono presenti, come scrisse Sebastiano Addamo, Sciascia, Consolo, Petyx con la storia dello zolfo e dell’esodo verso un luogo leggendario dove arricchirsi: il Baltico.

Romanzo storico, ha scritto Ramat, ma io dico piuttosto che è un libro dei sentimenti, di una storia di cui Collura si sente parte attiva, e non a caso, perché il protagonista occulto del libro è suo padre, Bartolomeo, il cui nome è stato dato al personaggio di maggiore spicco Bartolomeo Ardito; una storia del sud, metafora dei meridioni del mondo, come ha scritto Simonetta Li Pira, che ci riporta subito, dico io, al libro “Il sogno del celta” di Mario Vargas llosa.

E’ da dire però che l’avventura dello zolfo creò una classe operaia che assunse coscienza della propria forza e della propria dignità e Grotte divenne il centro della lotta operaia con il convegno dei fasci dei lavoratori delle zolfare che si tenne il 12 ottobre 1893, che sancì l’abolizione, anche in Sicilia, della proprietà privata del sottosuolo, la riduzione del dieci per cento dello zolfo destinato come estaglio ai proprietari parassiti, l’elevazione a quattordici anni dell’età minima per i ragazzi che lavoravano nelle miniere, l’abolizione del ‘soccorso morto’, la riduzione dell’ orario di lavoro a otto ore.

A Grotte comparve il primo tricolore che sventolò in Sicilia, Grotte nel 1873 ebbe uno scisma religioso con  connotati calvinisti e giansenisti e che ebbe una grande risonanza nazionale. Collura ne parla dando il giusto significato a questi eventi che fanno pensare  a una popolazione che riceve influenze culturali dall’Europa e che subisce influssi mazziniani e garibaldini anche se poi, come tutti i siciliani, paga lo scotto di una unificazione che si trasforma in una occupazione piemontese. E qui i riferimenti a “I vecchi e i giovani” di Pirandello è palese mi sono sembrati palesi.

Il libro continua narrando il fallimento del sogno dello zolfo e la grande emigrazione verso le Americhe,la grande guerra, il fascismo e l’arrivo degli americani liberatori.

Un soldato americano chiede di sapere dov’è Siculiana e il riferimento certamente non è casuale. E poi in Baltico c’è la storia recente che tutti noi conosciamo.

L’avventura dello zolfo continua, si ha un momento positivo durante la guerra di Corea, ma poi lo zolfo americano mette in crisi le nostre miniere che finiscono nelle mani della Regione, che dilapida tanta ricchezza che poteva essere impiegata per un sano sviluppo dell’isola.

“La Sicilia”, insomma, conclude Collura “avrebbe potuto fare con lo zolfo quello che i paesi arabi fanno con il petrolio. Avrebbe potuto e non l’ha fatto: ecco, scrivendo degli zolfatari che mio padre conobbe, mi sono imbattuto in uno dei nodi dell’intricato, irrimediabile dissesto economico della Sicilia. E il risultato complessivo  non poteva che dare il senso di un fallimento, l’eterno fallimento delle speranze dei siciliani”.

Prima di concludere voglio ritornare a parlare dei miei antichi dubbi sullo stile di Matteo che allora era all’inizio della sua esperienza letteraria. Certo, il linguaggio di ‘Baltico’ non ha il fraseggio dell’ultima sua opera letteraria  ‘La badante’ e del resto quasi trenta anni non passano inutilmente.

Allora io mi auguro  che Matteo faccia un’opera di revisione e ridia alle stampe ‘Baltico’ che merita di essere letto dalle nuove generazioni le quali devono conoscere le storie da cui veniamo che sono alla base della nostra formazione.

Questo romanzo ha soprattutto i caratteri della universalità, perché i minatori di Grotte, per fare un esempio, non erano diversi dai cercatori di caucciù del Congo di cui parla Vargas Llosa.

Con questo libro di Matteo Collura, la nostra comunità  assurge a metafora dei sud del mondo e Grotte, che ha già premiato la sua opera d’esordio “Associazione indigenti” nella prima edizione del premio  Racalmare, presieduto dal racalmutese Leonardo Sciascia, fa cosa giusta nel dichiarare lo scrittore-giornalista Matteo Collura suo cittadino onorario.

Agrigento, lì 28.10.2015

Gaspare Agnello