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Sicilia. La fabbrica del mito - Collura Matteo

 

Il Capitano Bellodi, tornato nella sua Parma, pensa di amare la Sicilia: e che ci sarebbe tornato.-Mi ci romperò la testa- disse ad alta voce.

Così come Bellodi, Matteo Collura, in una notte stellata, dalla Val Pusteria nel Trentino, pensa alla sua Sicilia, al suo aleph “ma senza desiderare di esserci; senza rimpianto né nostalgia. Pensai a essa come a un problema: impellente e ineludibile, a differenza delle altre volte, quando, ovunque mi trovi, qualunque cosa stia facendo, mi viene di pensare alla terra che più mi appartiene e alla quale più appartengo…

…Perché terra di eccessi, di paradossi e, alla fine, di esibito cupio dissolvi, la Sicilia? Perché terra di tanti misteri che di questi eccessi, di questi paradossi, di questo cupio dissolvi sono spesso una mistificante cortina, un alibi? Su questo mi venne di interrogare il cielo stellato, quella notte, in una regione apparentemente così povera di misteri, e da questo è nata l’idea del libro che mi accingo a scrivere”  -“SICILIA-LA FABBRICA DEL MITO”- ed. Longanesi.

A Matteo Collura noi diciamo che in Sicilia lui già c’è stato abbondantemente con “Associzione indigenti” “Baltico”, “Qualcuno ha ucciso il Generale”, “Sicilia sconosciuta”, “In Sicilia”, “L’Isola senza ponte”. E allora perché questa nuova Sicilia fabbrica del mito? Forse per completare una trilogia? O perché, come diceva Sciascia, i letterati sono “RUMINANTI”? Lui si rende conto di questo continuo ritorno. Tant’è che, a sua discolpa, ne “L’isola senza ponte” riporta questo pensiero di Manzoni: “Avrò a toccare di nuovo cose che ho già dette altrove, ma sarà per necessità del ragionamento e servirà a metterle in maggior lume”.

E Collura chiarisce ancora che la sua vicenda è simile a quella dell’Abate Feria del Conte di Montecristo che, come scrive Calvino, “Ogni volta ha lavorato per mesi facendo leva sotto le lastre di pietra, sbriciolando le sconnessure di cemento, perforando la roccia con rudimentali punteruoli; ma nel momento in cui l’ultimo colpo di piccone dovrebbe aprirgli il varco sulla scogliera, s’accorge d’essere sbucato in una cella ancora più interna di quella da cui era partito”.

E Collura ci confessa: “Non so quante volte, come l’Abate Faria, scrivendo, io abbia tentato di evadere dalla Sicilia, ritrovandomi sempre in una posizione più interna di quella da cui ero partito. E questo non perché la Sicilia è una prigione dalla quale è impossibile evadere come la fortezza immaginata da Alessandro Dumas, ma perché non si finisce mai di parlare della propria terra, di evocarla, di confrontarla, di allontanarla, o chiamarla a sé”.

Se poi la terra in cui si è nati diventa la metafora del mondo allora ecco che da essa non si può più evadere.

In questo nuovo libro “SICILIA-LA FABBRICA DEL MITO”, oltre alla Sicilia mitica, del ratto di Proserpina, che Collura trasforma in ‘fuitina’, viene fuori la Sicilia dei Misteri che restano sempre tali perché il problema della giustizia è il nodo che affoga la verità, che è a portata di mano, che tutti conoscono, ma che si dissolve attraverso lunghi e interminabili processi, come per i monaci di Mazzarino.

E’ il mistero della vicenda del bandito Giuliano che affastella fatti tragici e terribili che non troveranno mai una logica spiegazione come la strage di Portella delle Ginestre, la sua morte, l’avvelenamento di Pisciotta o come la morte di Ippolito Nievo e la scomparsa di Ettore Maiorana, la morte di Enrico Mattei.

La Sicilia di questo nuovo lavoro letterario, che si dipana come un vero e proprio  romanzo, è quella della ‘corda pazza’ di Pirandello e Sciascia che muove tanti personaggi strani di questo mondo fantasmagorico quali il Principe di Palagonia con i suoi mostri  e il Barone Pietro Pisani, uomo strano, quest’ultimo, che realizzò cose veramente importanti e il Conte di Cagliostro.

Strana questa Sicilia amata e vituperata da Matteo Collura: terra di mafia tragica e terribile, qualche volta da ‘operetta’, terra di misteri, di mito ma soprattutto terra di grande cultura.

E nel libro ci sono, non dimentichiamolo, le presenze vive e palpitanti di Verga, Pirandello, Brancati, Vittorini, Bufalino, Sciascia, Alessio Di Giovanni e tanti altri.

Intrigante il nuovo libro di Matteo Collura, come intrigante è la Sicilia di cui parla.

Agrigernto, lì 16.3.2013       www.gaspareagnello.it