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La professoressa Maria Greco si cimenta nella scrittura con un libro di racconti e credo che faccia bene a scegliere come genere letterario, per comunicare, il racconto che, essendo breve, può attrarre il lettore che oggi vive una vita stressante e che, molto spesso, per la stanchezza della vita, non è in grado di approcciarsi al romanzo lungo.

E’ lo stesso discorso per la lirica, che oggi vive una grande crisi perché, a differenza dell’800, difficilmente un uomo moderno può dedicarsi per circa tre ore ai gorgheggi, magari bellissimi  e di alto livello musicale ed artistico; e per questo preferisce i messaggi brevi delle canzoni d’autore e non.La Greco, in circa 100 pagine, raccoglie sette racconti intensissimi e tutti pieni di grandi significati attuali:

Il signor F. è morto in treno;

Ritratto di un senatore ideale;

Ravanello;

Ipocondria;

Il calzolaio lettore;

Il signor M. e lo specchio;

Alcesti.

Non appena si entra nel libro si sente subito Gogol e questo senza che ce lo dica la stessa scrittrice perché la assonanza è evidente.

La morte in treno del signor F ci riporta al film di Elio Petri “I giorni contati” e ci mostra una società frivola e cinica anche dinanzi alla morte.

Il protagonista del racconto non è il morto ma i personaggi che si muovono attorno al morto. Una signora, che fa un viaggio di piacere, incontra una vecchia conoscente e dimentica la drammaticità della morte per riandare a vecchi ricordi e, in fondo, è pure felice di avere vissuto una avventura che potrà raccontare agli amici. Una situazione veramente assurda di sapore Kafkiano, come assurda è la vicenda del Senatore a cui scappano le scarpe che non può indossare impedendogli di poter partecipare a una seduta importantissima del Senato.

Forse neanche Gogol avrebbe potuto immaginare una situazione così buffa che mette in ridicolo un uomo delle istituzioni.

Tanta ironia nei confronti del Senatore riflette un poco il clima di antiparlamentarismo dei nostri tempi che è frutto della mala politica e di un certo qualunquismo che si sta istaurando tra la gente comune stanca di vivere un sistema democratico fittizio in cui le decisioni vengono prese fuori dalle istituzioni, come aveva notato il deputato scrittore Leonardo Sciascia, a da soggetti che nulla hanno a che vedere con gli interessi della gente comune.

Tutto è surreale e la vita forse  è rappresentazione teatrale.

Ed ecco Pirandello nel racconto Ravanello dove c’è il concetto del doppio, dell’immagine riflessa dallo specchio che fa pensare a verosimiglianze a ‘ essere o non essere’, al teatro della vita:

“Ieri ho visto una donna tale e quale a me. Aveva gli stessi occhi, gli stessi capelli, lo stesso corpo, ed era vestita esattamente come me e camminava come me e mi veniva incontro e mi guardava fisso negli occhi…”

E la protagonista dice: “ Mi odio terribilmente, e d’altra parte quanto amo il teatro! Perché lì dentro posso essere io a scegliere” E poi “La mia vita. E in fondo non è una bella commedia pure questa?”

Anche il racconto “Ipocondria” potrebbe avere connotati pirandelliani ma in esso affiora il difficile rapporto di coppia e il dramma di una donna ammalata che non viene capita dal medico e che muore.

Detto così il racconto potrebbe sembrare banale invece ha una complessità tale che prende il lettore perché c’è un rapporto tra marito e moglie che è comune a tantissime coppie ormai stanche della quotidianità.

 

Finalmente si arriva al racconto “Il  calzolaio lettore” che io sento mio in quanto mi ci riconosco pienamente. Non sono stato un calzolaio ma un “Professore in lettere e cartoline postali” in quanto funzionario alle poste e durante la mia attività lavorativa sono stato preso dall’amore per la letteratura e per i libri come il calzolaio del nostro racconto che, addirittura, faceva arrossire le professoresse che si servivano da lui e non avevano le sue  conoscenze letterarie. Il calzolaio leggeva specialmente la letteratura francese e si accorgeva che le Professoresse sapevano insegnare magari il latino e il greco ma non conoscevano Flaubert, Maupassant, Stendhal.

Amare, dure e tristemente ironiche le considerazione della nostra autrice che fa un paragone tra un calzolaio, amante della letteratura, e docenti che restano prigionieri del loro striminzito programma scolastico e non amano arricchire la loro cultura coltivando la lettura e la letteratura in generale.

Il calzolaio sogna, andando in pensione, di trasformare la sua bottega in libreria e di poter coltivare pienamente la sua passione letteraria. Ma alla fine, uscito dal lavoro, rimane, come tutti, prigioniero della famiglia e  dei figli e il suo sogno si  infrange.

Pirandello e Kafka ritornano nel racconto “Il signor M. e lo specchio”.

Il signor M. non ritrova la propria immagine allo specchio e questa non è una esperienza piacevole per nessuno. Un racconto forse ‘assurdo’ come assurda è la vita che ci sfugge e quando ci si accorge che è passata non la si vede più perché è finita.

Anche in questo racconto mi rivedo perché dall’alto dei miei 83 anni mi giro indietro e non vedo tutti quegli anni, mi accorgo che la vita è quasi finita e mi ribello contro il Padre Eterno che ha decretato che a un certo punto bisogna staccare la spina.

Ed infine con il mito di  ‘Acesti’ la scrittrice fa amare considerazione sulla meschinità dell’uomo che fa un patto con Apollo per non morire.

Apollo promette ad Admeto che non lo avrebbe fatto morire a condizione che al suo posto ci fosse un altro disposto a morire.

Quando arriva il momento della morte per Admeto, bisogna trovare un’altra persona disposta a morire per salvare la sua vita. La moglie Alcesti pensa che si sarebbero dovuti sacrificare i genitori di Admeto ma i vecchi genitori (giustamente dico io) non intendono rinunciare alla vita: “Noi abbiamo gli stessi diritti vostri…” “Perché siamo più vecchi dobbiamo rinunciare alla luce?”

Allora La giovane moglie di Admeto,  Alcesti decide di sacrificarsi lei pur di salvare il marito a patto che lui non si risposi più.

Non voglio andare avanti né narrare questa storia per fare in modo che il lettore la possa scoprire da sé.

L’epilogo di questo racconto  vede un uomo pavido e spergiuro pur di salvare la propria vita.

In epoca di supremazia femminile nel nostro paese e mentre a centinaia fioriscono libercoli sul femminicidio e sulla violenza degli uomini contro le donne,

questa storia di denigrazione dell’ UOMO ci sta bene. Comunque da uomo dico ‘mors tua vita mea’ oppure ‘fuggire è salvamento di vita.

Ma in fondo le donne trovano sempre un Eracle che le salva.

Questo della Maria Greco è un libro molto bello, colto, raffinato che rivela una narratrice fine, arguta, ironica e attuale, un’attualità che affonda le proprie radici nel passato, nella letteratura, nella mitologia che è la più grande delle scienze umane perché attraverso essa i greci si spiegarono tutti i fatti e i fenomeni della vita.

I riferimenti letterari sono di altissimo livello e non intaccano l’originalità della narrazione.

Del resto, come diceva Sciascia, siamo tutti ruminanti perché tutto è stato detto però il vero narratore sa plasmare la materia e farla ritornare viva ed attuale.

La scrittura è veramente bella e curata nei minimi particolari con una punteggiatura impeccabile e con qualche  modo di dire corrente per contestualizzare la parlata con il personaggio: “Perché io mi sono preso delle informazioni e le donne le fanno distendere sul lettino…” Oppure “Per me, come la penso io, una moglie pazza si può anche sopportare…”

Non mi convincono i doppi diminuitivi come “piccolo teatrino” o “piccola festicciola” che sono di uso comune ma non certamente  accetti dall’accademia della crusca.

Piccole sottigliezze che nulla tolgono alla bellezza di un libro che merita di essere annoverato tra le tante cose belle che ho letto in questi ultimi tempi, per le tante ascendenze letterarie, per la serietà e per l’impegno della scrittrice, per l’attualità delle tematiche, per i riferimenti mitologici.

Insomma un libro che non è banale e che potrebbe esser adottato dalle scuole perché sicuramente i giovani ne potrebbero trarre grande vantaggio.

Agrigento, lì 7.11.2017 ( a cento anni esatti dalla rivoluzione d’ottobre che cambiò, nel bene e nel male, il corso della storia).

www.gaspareagnello.it