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Si va perdendo il gusto di leggere su carta. Molti leggono su tablet, privandosi del gusto di avere un volume tra le mani, di usarlo per poi conservarlo nella propria libreria, lasciandolo in dote ai propri figli e nipoti.

Per fortuna ci sono fior di intellettuali e bibliofili stravaganti che conservano il piacere della lettura su carta, addirittura facendone un vero e proprio culto, dedicandosi, in alcuni casi, alla realizzazione di libri d’arte. Giovanni Fassio, genovese di origine con “bottega” a Varzi, in provincia di Pavia, è uno di questi. Fiorina il nome della sua casa editrice che, tra gli altri gioielli a stampa, pubblica i “Leporelli”, libri di piccolo formato che si aprono a fisarmonica, come le raccolte di vecchie cartoline. A questi si è aggiunta una nuova collana, intitolata “Gattoparderie”, curata dallo scrittore di origine agrigentina, Matteo Collura.volumetto, appena stampato, ha per titolo “Le pietre eloquenti”, un commento di Collura alla poesia di Salvatore Quasimodo “Strada di Agrigentum”, con illustrazioni di Gianni Provenzano e una nota di Alessandro Quasimodo, figlio del poeta premio Nobel.

I “telamoni lugubri”, scacciati dall’Olimpo, nel testo di Collura ricordano gli dei di Tomasi di Lampedusa, nel “Gattopardo” così descritti: “Nel soffitto, reclini su scanni dorati, guardavano in giù sorridenti e inesorabili come il cielo d’estate. Si credevano eterni: una bomba fabbricata a Pittsburg, Penn., doveva nel 1943 provar loro il contrario”. Tutto è relativo, anche i potenti imperi e le grandi civiltà, scrive Collura, con sotto gli occhi il paesaggio agrigentino descritto da Quasimodo.

Un particolare rende ancora più prezioso per gli agrigentini questo volumetto, ideale strenna di fine anno: agrigentino è Matteo Collura, agrigentini sono Gianni Provenzano e Angelo Pitrone (autore quest’ultimo delle riproduzioni fotografiche dei dipinti che illustrano il volumetto); alla terra di Agrigento appartiene Luigi Pirandello, suggestivamente ricordato in “Le pietre eloquenti”.

Gaspare Agnello

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