(articolo letto 182 volte)

Antonio Russello scrittore siculo-veneto, siciliano di nascita ma veneto nel cuore, inizia la sua attività di scrittore in maniera folgorante pubblicando “La luna si mangia i morti” con la Mondadori, sostenuto da Elio Vittorini che sceglie il suo libro mentre rifiuta “Il Gattopardo”.

E’ il neorealismo di Vittorini che sceglie anche “La miniera occupata” di Angelo Petyx e che ormai sta esaurendo la sua carica rivoluzionaria che diede vita a grandi capolavori nel mondo della letteratura, della pittura, del cinema.

Russello supera il neorealismo e si avventura nel mondo della filosofia con “Storia di Giangiacomo e Giambattista” ripubblicato con il titolo “L’isola innocente”.

Sfiora, con questo libro, il grande successo essendo stato finalista al Campiello nell’anno 1970. Poi cala il silenzio sulla vasta mole di libri prodotti da questo prolifico narratore che devono essere pubblicati da piccole case editrici incapaci di competere con la grande editoria.

Eppure Russello, a nostro modesto avviso, è uno dei maggiori ‘NARRATORI’ del secondo novecento che ha scandagliato la questione sociale, che ha approfondito le tematiche del mancato sviluppo del mezzogiorno, la fine del feudalesimo, che ha affrontato il problema della mafia facendo della sua Favara la metafora del mondo.

E la sua tematica non è stata solamente meridionale ma si confrontò, come detto, con tematiche filosofiche e entrò anche nel variegato mondo veneto scrivendo due libri su Venezia che sono veramente due gioielli.

Con il romanzo “La luna si mangia i morti” Russello chiude il ciclo di grandi libri critici sui risultati del Risorgimento in Sicilia, iniziato da “I Vicerè” e poi portato avanti da Piurandello con “I vecchi e i giovani” e da Tomasi di Lampedusa con “Il Gattopardo”. Lo scrittore di Favara descrive la Sicilia degli anni venti con il banditismo e la mafia che dominavano la piana di Favara e con la metafora della vedova del bandito Verdone che sposa un carabiniere e cioè la legge. La legge dice ai siciliani: quinto non ammazzare.

Russello per quanto attiene la prosa cercò continuamente nuove vie. “La nostra lingua, scrive, ci appartiene e al tempo stesso non ci appartiene più: la rifacciamo continuamente nell’usarla”.

In lui prevale il linguaggio figurato,, la construtio ad sensum, i latinismi con i verbi all’ultimo, o costruzione inversa, le metafore, i pleonasmi, l’anafora o il cosiddetto uso della ripetizione o del raddoppiamento. Molto usata l’ellissi del soggetto o del predicato; troviamo la virgola come forma di disgiunzione e questo per raggiungere un effetto particolare o per mettere in rilievo i personaggi che più gli interessavano nella economia del racconto. C’è poi il linguaggio parlato che ci riporta al verismo verghiano.

Una professoressa ha definito la lingua di Russello: ‘Impervia, scomoda, desueta, creativa, impopolare, raffinata, intellettuale, graffiante, ironica, cruda, magica, barocca, colloquiale, aspra, musicale’.

Musicale certamente in quanto Russello era un grande amante della musica e ogni sua opera nasce da moventi musicali. Era anche uomo di teatro per cui in tutti i suoi libri si sente l’influsso del linguaggio teatrale.

E allora se è vero come è vero che ci troviamo dinanzi ad un narratore di grande spessore perché non riuscì ad essere capito dal mondo culturale italiano.

Certamente fu oscurato dalle grandi stelle del momento che erano tante e di grandissimo spessore, non ultimo Sciascia che recensì “La luna si mangia i morti” con un bellissimo articolo pubblicato su “L’Ora” di Palermo.

Russello non capì la bellezza di quell’articolo anzi se ne adombrò perché pensò che Sciascia lo avesse definito scrittore folkloristico. E se, invece di scriverne male, lo avesse approcciato possibilmente il suo destino editoriale sarebbe cambiato.

Poi avrà influito negativamente il suo stile ‘impervio’ e il mancato approccio con una certa cultura di sinistra che allora dominava il mondo letterario.

Russello visse ‘pervicacemente appartato, in urto con leggi e riti del mercato editoriale, e nondimeno ostinato nel continuare a trasferire il suo mondo in pagine scritte per la costituzione di un privato archivio memoriale…” E questo nella certezza che “Le grandi opere si perdono sì, ma il cielo le salva e le fa arrivare in porto”.

Noi siamo convinti della valenza letteraria dell’opera di Russello ma ne cercheremo conferma con un convegno con le Università siciliane che cercheremo di organizzare con cura e con impegno per fare in modo che l’archivio memoriale di Russello diventi patrimonio del mondo letterario italiano.

Agrigento, lì 26.5.2018

Gaspare Agnello