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La XV edizione del premio letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa di Santa Margherita di Belìce è stata appannaggio, per quest’anno 2018, dello scrittore Basco Fernando Aramburu con il suo ponderoso romanzo “PATRIA” edito dalla casa editrice Guanda.

Abbiamo definito il libro ‘ponderoso’ in quanto si compone di ben 620 pagine e doverlo leggere nel mese di luglio potrebbe diventare molto pesante se non fosse che il racconto riesce a prendere il lettore e a coinvolgerlo in una storia terribile quanto avvincente e costruttiva sul piano dei sentimenti umani.

Aramburu racconta della drammatica guerra civile portata avanti dall’ETA per l’indipendenza dalla Spagna dei paesi Baschi, una lotta che ha portato lutti e drammi terribili a quel popolo senza alcuna possibilità di una vittoria totale in quanto la Spagna non potrà mai acconsentire alla secessione di parte dei suoi territori perché altrimenti farebbe la stesa fine della Iugoslavia.

Aramburu non entra nelle questioni politiche, se non di striscio, perché a lui interessa raccontare il dramma di un popolo e questo la fa narrando di due famiglie amiche fino all’inverosimile e forse più che amiche, quasi parenti. Del resto nella piccole comunità questo avviene normalmente.

Però le passioni politiche diventano più forti delle amicizie e riescono a rompere anche i rapporti familiari più stretti.

Il figlio di Mirem e Joxian, Joxe Mari diventa terrorista dell’ETA o meglio militante di una idea in cui crede fideisticamente fino all’estremo sacrificio.

Questo lo porta a far parte del commando che deve uccidere il capo della famiglia amica della sua.

Il Txato è un piccolo imprenditore che paga i tributi che l’ETA gli impone ma è malvisto perché considerato capitalista e sfruttatore dei lavoratori per cui il suo destino è segnato e deve essere assolutamente giustiziato.

L’amicizia del terrorista Joxe Mari con la famiglia del Txato non può fermare l’azione terroristica  che ha una sua logica ideale e militare a cui i suoi adepti non possono sottrarsi.

Da qui nasce tutta la narrazione del romanzo che analizza le situazioni sociali del popolo basco nei minimi dettagli e fa una analisi approfondita di tutti i personaggi del romanzo che vengono sezionati come in un intervento autoptico su un corpo umano.

Financo gli atteggiamenti del gatto sono raccontati nei minimi particolari.

I sentimenti di odio e di amore, la concezione del perdono, la modernità, quale un matrimonio tra due omosessuali, che fa irruzione in una piccola comunità quasi rurale, le illusioni e le disillusioni di ideali non aderenti alla realtà, sono narrati con una grande capacità descrittiva, tipica della letteratura del sud, di tutti i sud del mondo e in special modo della letteratura dell’America spagnola.

Non a caso Vargas Llosa scrive: “Da molto tempo non leggevo un romanzo così persuasivo, commovente, e così brillantemente concepito.”

La conclusione del romanzo ci ha lasciato qualche dubbio nel senso che potrebbe farci pensare che non vale la pena morire per gli ideali.

La realizzazione degli ideali, le rivoluzioni portano sempre lutti e disastri però senza questi capovolgimenti il mondo sarebbe ancora fermo ad epoche antiche.

Certamente l’autore non vuol dire questo ma ci dice che la battaglia di secessione dei popoli baschi o quella della Catalogna non sono tali da valere un guerra civile che può portare solamente lutti e distruzione. In questo senso accettiamo la conclusione del romanzo che altrimenti non potremmo assolutamente condividere.

In Italia abbiamo avuto la Resistenza che ha portato lutti e disastri in tutto il paese ma quel sacrificio ha ridato la libertà al nostro popolo ed è servita a sconfiggere il nazismo e il fascismo, così si può dire, nel bene e nel male, di tutti i fenomeni rivoluzionari del mondo.

Questo non è il caso della battaglia dell’ETA.

Infine dobbiamo dire che abbiamo notato un grande sforzo del traduttore Bruno Arpaia che ha tentato di farci capire la prosa di Aramburu. Troviamo infatti molte frasi tagliate a metà e un linguaggio moderno e frizzante.

Certamente leggerlo nella lingua dello scrittore dovrebbe dare sensazioni più eccitanti.

Il libro si divide in capitoli e ogni capitolo può avere vita indipendente da atri e messi assieme fanno il romanzo che potrebbe essere pubblicato a puntate come si faceva una volta.

Patria è un libro epico, la storia amara e dura di un popolo che cerca la sua identità che può e deve trovare anche attraverso forme di autonomia gestionale e politica.

La cerimonia di consegna del premio avverrà a Santa Margherita di Belìce il giorno 4 Agosto nella suggestiva piazza antistante il palazzo dei Principi di Cutò dove Don Fabrizio andava a passare l’estate con la sua famiglia.

Agrigento, lì 23.7.2018