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La pubblicazione di un nuovo libro è sempre un avvenimento importante perché rappresenta la nascita di un nuovo figlio, ma se assieme al libro nasce un nuovo autore che cerca di imporsi all’attenzione del mondo letterario, allora l’avvenimento diventa doppio e l’interesse maggiore perché, oltre a cercare di scoprire la bellezza del libro, il lettore cercherà la valenza del nuovo autore.

In quest’anno 2003 la casa editrice ennese ‘Il Lunario’, dimostrando coraggio e buon gusto, ha dato alle stampe l’opera prima di Renato Schembri “Reiko” pag. 282 Euro 15.

Per la verità noi che conosciamo abbastanza bene l’autore dobbiamo dire che questo libro non può essere considerato l’opera prima perché prima della sua nascita Schembri aveva scritto un altro libro “Quattro stagioni” che ci aveva colpito favorevolmente e che noi abbiamo giudicato degno di essere pubblicato; poi è venuto il secondo intitolato “Quaranta anni- Storia di Sonia Attari” che oggi vede la luce con il titolo diverso e più accattivante di “Reiko”.

Verso la fine dell’anno 2000 Schembri ci ha fatto leggere i suoi due manoscritti e noi sul giornale “Il Mezzoggiorno” del 27.1.2001 abbiamo scritto queste considerazioni:

“ Renato Schembri è un giovane agrigentino che nessuno conosce come scrittore perché i suoi libri non sono stati pubblicati, eppure ha scritto due romanzi nel giro di un paio di anni, uno “Quattro stagioni” e l’altro “Quaranta anni – Storia di Sonia Attari”.

I due romanzi di Renato Schembri meritano di trovare un editore importante che abbia la voglia di lanciare un giovane che ha mestiere, capacità di raccontare ed una grande voglia di arrivare…Lo stile è molto bello e si richama al pulp, la pagina è infarcita di uscite dialettali tipiche di una letteratura contemporanea, vedi Camilleri e Marcello Fois”.

Oggi che l’editore coraggioso è stato trovato o l’editore ha trovato e scoperto Schembri, noi possiamo ammirare una edizione molto bella del libro con una copertina elegante e significativa e sentiamo vivo il desiderio di esprimere le nostre impressioni, dopo averlo letto e riletto per ben tre volte.

Ma questo ci viene molto difficile perché per parlare di questo romanzo occorre dilungarsi a lungo e probabilmente scrivere un altro romanzo.

Tutto ciò perché il racconto è molto complesso e le storie che si intrecciano nel libro sono più di una: c’è la storia di Sonia Riotta ed il romanzo vuole appunto raccontare la storia di questa donna. Tant’è che il primo titolo si riferiva solamente ad essa ma dal romanzo emerge un’altra storia che molto spesso sembra sopravanzare la prima ed è la storia dell’arresto del Commissario di Polizia Mariella Foresi. Le due storie si intersecano, si cozzano, si scontrano e sembra di rivivere un romanzo nel romanzo ma tutto ciò è fatto con maestria e con competenza da parte dell’autore che ha saputo districarsi molto bene in una materia molto complessa che ha risvolti sociali e politici di grande attualità.

L’attualità del libro consiste nel fatto che Schembi, forse involontariamente, ha fatto la fotografia della società piccolo borghese di provincia del nostro tempo. Noi non sappiamo se se ne sia reso conto, se lo abbia fatto di proposito o se questo quadro è venuto fuori involontariamente: mentre narrava storie, Schembri ha fotografato la nostra vita di provincia e credo che tra cinquanta o cento anni chi leggerà questo libro sarà sicuramente attratto dalla descrizione di un modo di vivere e di concepire la vita: nel libro troviamo divorzi facili, le separazioni, gli amori che si intrecciano, gli amici e le amiche che si tradiscono, i triangoli amorosi, la meschinità della vita di ufficio dove l’invidia, la gelosia, la smania di primeggiare rendono difficile la convivenza. Troviamo l’erotismo che nell’uomo, molto spesso, diventa avventura, mentre nella donna ha radici più profonde.

Nella trasgressione femminile c’è sempre una ragione profonda, qualche cosa che emerge dal subconscio della persona e l’erotismo non diventa mai pornografia anzi specchio dell’anima anche nei momenti più scabrosi che sembrano momenti di depravazione e che certamente non lo sono.

Ed in alcuni brani del libro intravvediamo Moravia ed il suo bellissimo romanzo “La noia” che  bisogna saper leggere se non lo si vuole interpretare come un libro pornografico.

Abbiamo parlato del subconscio e quindi dobbiamo subito dire che Schembri è uno psicologo e lui afferma che i psicologi non li ha mai sopportati: tra tutti quelli che conosco ce ne fosse uno con la testa che funziona.

E avendo una testa che non funziona, Schembri si rivolge a Freud che lo aiuta a capire le situazioni e a dare spiegazioni ad avvenimenti che avrebbero potuto e dovuto avere un corso diverso e che invece hanno preso un verso inaspettato: Sonia è divisa, ha un figlio, viene ingiustamente licenziata dalla scuola dove insegna per una cattiveria di una sua amica, si innamora di Emiliano Rosso ed in lui trova amore e sostegno ma al dunque Emiliano si tira indietro e Sonia lo uccide.

Sembra una cosa assurda per noi che ormai abbiamo superato vecchi tabù eppure Sonia uccide il suo ex amante. E’ la stessa Sonia che aveva buttato giù dalla scala il fratellino sulla carrozzella, la Sonia che dice “forse non si uccide solo per difendersi.

L’uomo non uccide solo per questo. No. Forse l’uomo uccide perchéc’è un impulso distruttivo dentro al suo cuore…Infine…quello che conta è che sia l’uomo che la donna arrivano a compiere questo gesto, e quando si uccide una persona non si uccide solo una persona. Si uccide il mondo intero, si uccidono tutti i bambini del mondo, tutti i vecchi del mondo, tutti gli uomini e tutte le donne del mondo: si uccidono tutte le speranze del mondo”.

Sonia aveva subito tante ingiustizie, era stata abbandonata dal marito, ora derisa e sedotta dal suo amante che, nel momento più delicato, la deposita, si accorge che tutte le amiche più intime l’hanno tradita o con il fratello o con lo stesso Emiliano per cui, mentre il mondo le crolla addosso, uccide la cosa che ha più cara al mondo.

E per fare questo interroga la sua coscienza, il suo io parlante,Reiko, che diventa protagonista del libro e il personaggio di primo piano nella vita di Sonia.

Come si vede Schembri scrive un libro di introspezione psicologica aprendo un filone nuovo nella letteratura siciliana che è stata sempre presa dal realismo, dai problemi della sussistenza dei pescatori come in Verga, dai problemi della zolfara come in Alessio Di Giovanni, dai problemi dei contadini come in Navarro della Miraglia, dai problemi della mafia come in Sciascia e Russello. In ogni caso il problema psicologico è stato poco presente nella letteratura siciliana che è stata grande parte della letteratura italiana. Forse o certamente in Pirandello affiorano problemi psicologici anche se questi sono sempre legati ai costumi e alle tradizioni del tempo.

Ritornando quindi al nostro libro dobbiamo sottolineare che la vicenda di Sonia Attari, come abbiamo detto, si intreccia con l’arresto di Mariella Foresi, il commissario di polizia per la quale Emiliano si spende totalmente perché ritiene che tale arresto sia frutto di una congiura contro una donna giusta che aveva difeso la legalità contro l’abusivismo e la prepotenza. Emiliano è preso totalmente dalla vicenda fino al punto che la Foresi oscura Sonia e rende più fievole il rapporto tra Sonia ed Emiliano.

Gli incontri tra i due innamorati avvengono tra una riunione e l’altra, tra un’intervista televisiva e un interrogatorio di polizia. Insomma la Foresi occupa la scena del libro.

Quindi si tratta la questione di tangentopoli, dell’abusivismo nella Valle dei Templi, delle battaglie degli ambientalisti o falsi ambientalisti e quindi anche del giustizialismo di cui, a nostro avviso, è stata vittima la Foresi.

Schembri si pone questi problemi e a noi ci assale il dubbio che più del tema della giustizia sia stato preso dal giustizialismo ovvero dal dipietrismo che, al tempo in cui fu scritto il libro, conquistò il consenso di grandi masse popolari assetate di vendetta contro una classe politica che aveva tante benemerenze ma che negli ultimi anni era caduta nella più bassa corruzione che si potesse immaginare.

Noi siamo stati amici di Sciascia e possiamo dire che del problema della giustizia fece il problema principale della sua vita e della sua letteratura.

Speriamo che Schembri voglia intraprendere la strada di Sciascia e difendere la giustizia contro il giustizialismo che tanti guasti ha prodotto al nostra paese.

Noi non dobbiamo entrare nel merito e spetterà allo stesso autore chiarire la sua posizione culturale in merito al problema.

Queste brevi osservazioni spero che abbiano dato la sensazione della corposità delle storie raccontate da Schembri che si intrecciano in maniera veramente intelligente e che sono dette con un linguaggio proprio tipico della borghesia di provincia.

Anche in questo Schembri è stato un maestro: non ha voluto inventare nulla ma ha voluto riproporre il linguaggio del borghese medio di provincia, con un continuo intercalare di parole dialettali come fanno gli sperimentalisti, come Sergio Atzeni, Marcello Fois, e Cacopardo.

Con questo intreccio di storie e di personaggi, con il suo linguaggio parlato Schembri ha costruito un libro che certamente va letto con attenzione e che si annovera tra le cose più belle pubblicate in questi ultimi tempi.

Agrigento, lì 28.10.2003

Gaspare Agnello