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Sono stato trascinato da alcuni amici a sentire la presentazione del libro di poesie di Caologero Restivo  “Distratto da rondini in volo” Edizioni Akkuaria.


Calogero Restivo

Io mi interesso di narrativa e quindi non ho gli strumenti per giudicare la poesia non conoscendone tutte le tecniche che sono molto complesse.

Oggi ci sono tanti poetastri che si improvvisano poeti in lingua e in dialetto che riescono a farmi allontanare maggiormente dalla poesia.

E anche le nuvole “forse ridono degli ingenui poetastri” che dedicano i loro canti alla luna, alle nuvole al cielo.

Calogero Restivo non appartiene alla schiera dei poetastri ma è un artigiano che sa manovrare le parole, che sa comporre i versi e sa renderli musicali anche se non usa la rima di una volta che imponeva regole ben precise.

E appunto per questo è più difficile rendere i versi musicali e sapere trasmettere emozioni a coloro che leggono.

Calogero Restio mi ha subito emozionato e mi ha portato immediatamente a leggere i suoi versi che mi hanno fatto riflettere.

Forse questa poesia mi ha trovato in uno stato d’animo particolare ed è entrata come toccasana nel mio cuore:

“  ‘La poesia’ disse il saggio

‘non è toccasana

Per tutte le malattie.

E’ come lo sciroppo

Che seda la tosse e allevia la febbre

Ma non cura il male alla radice

Ti colora i cieli di rosa pallido

Anche quando cavalli di nuvole

Scendono dalla montagna

Carichi di minacce di tempesta carica i sogni di magiche visioni

Rende vivibile la vita’”.

Rende vivibile la vita, dice il poeta e la sua poesia è tutta qui.

La vita è attesa della morte e quindi in questa attesa è d’uopo vivere e quindi gustare ciò che la vita ci offre.

Restivo sostiene che chi ha inventato la vita, che è così bella e meravigliosa, non può avere inventato la morte che è il nulla. La morte sarà stata inventata sicuramente da una mente perversa.

Restivo, come me, si sente vicino al “Redde rationem” e quindi viene preso dalla nostalgia della sua infanzia e della terra natia e con i suoi versi torna alla sua Itaca:

“Ritornerò a te mio antico Raffo

Ala canto ruscellante della acque

Che si incanalano tra le rocce

Dal caso sconnesse e levigate

Al canto degli uccelli ed allo stormire

tra le foglie di alberi di alberi frondosi”.

E, pur nell’attesa della morte, vuole cogliere tutta la bellezza della vita.

“Ma se il mattino ti coglie

Sull’uscio di casa

E ti mostra tutta la gamma dei colori

Appesi agli orizzonti

Come lenzuolo fresco di bucato

Senti che la vita ti sorride

E che vale la pena

Attendere i domani con fiducia”

E mentre la vecchiaia gli cammina appresso come un cane che ha fiutato l’osso, il poeta fa pace con il mare e spende parole d’amore.

E sa che

“In alto oltre le nuvole

Il sole c’è sempre.

Se voli come le rondini

Avrai sempre primavere

Ed estasi assolate senza inverni”.

Insomma il poeta sa che

“Forse non è sempre bella la vita

MA E’ VITA”.

Quindi non è vero che la poesia di Restivo sia del tutto pessimistica, anzi è poesia della vita che è vita, ma Restivo prende atto della fatto che la vita è aleatoria e ne prende atto proprio nel punto in cui il fiume dei suoi anni lo porta ad annullarsi  nell’immensità del mare dove il fiume si perde.

“Va la corrente in ansia di mare
E scorre il mio tempo.
Lo riconosco
In quella sfilaccia di nuvola
Che scivola sul fiume
Come portata dalla corrente.
Mi illudo di poterlo fermare
Ma sento o credo di sentire
Pur nell’assenza di voci
Che ride della mie ansie e paure”.
E ancora
“Passano le mie giornate
Lente
Per pensieri tristi
Per paure non sopite
Della fine che avanza…”.
Il Poeta, ormai anziano,
“Sente il respiro in affanno
Per il salto nel vuoto
Per l’aprirsi del nulla
e…la caduta”.
E il Poeta chiude la sua meravigliosa silloge con la poesia “Arriverò” che racchiude tutto il suo dramma esistenziale:

“Bianche le tue mani
Come fiori di mandorlo
D’inverno non ancora sfatato
Dettano il tempo
Ad un cuore in subbuglio
In ansia di attesa.
Arriverò forse in ritardo
Non ho più il bel cavallo bianco
Dal pelo lucido
Che aveva riflessi di carne sotto il sole.
In viottoli contorti dentro al buio
I sassi e gli sterpi rallentano il passo.
Arriverò in ritardo come il treno
Sbuffante vapore e discordi striddii
Superata la curva
Che indica la fine della salita
E dopo la spianata
La fine della corsa”.

Questi pensieri del maestro Restivo li ho voluti riportare perché indicano il senso della nostra vita; sono pensieri che toccano tutti e che rendono la sua poesia universale.  Calogero Restivo che appartiene al paese del sale, alla Regalpetra di Leonardo Sciascia, al paese di tanti poeti che, con la loro poesia, hanno segnato fatti ed eventi importanti del paese come ha fatto Salvatore Marchese e tantissimi altri, insomma è un uomo di ‘tenace concetto’

Il pensiero e l’assillo della morte ci porta subito a “Il cavaliere e la morte” di Leonardo Sciascia, a Don Fabrizio de “Il Gattopardo”, a “La morte di Ivan Il’ic” di Tolstoi.

Certamente le ascendenze sono molte e possiamo subito pensare al romanticismo ma io voglio dire che Restivo avrà certamente sedimentato tantissime letture nella sua lunga vita e queste letture lo hanno portato alla sua poesia che ha una sua  originalità e una sua  espressività e che sa creare emozioni nel lettore che, come me, si è identificato in questo libro di grande valore.

Agrigento,lì 29.8.2018

Gaspare Agnello