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Marco Vespa ha pubblicato il suo ultimo romanzo ‘Nata in riva al mare’ nel 2007. Sono occorsi ben undici anni  per ridarci un altro suo libro “Tutte le sue grandezze” per i tipi della giovane casa editrice di Palermo Il Palindromo che si sta caratterizzando per avere dato voce a scrittori dimenticati e a nuove rivelazioni che meritano di essere valorizzate.

 

Il libro di Marco Vespa ci colpisce sin dalla prima pagina per la precisione della descrizione dei luoghi. Marco Vespa non dimentica nessun particolari e descrive la scena con una cura quasi ossessiva come se fosse uno scenografo che deve preparare l’ambiente per una recita importante.

Già l’incipit del libro ci rivela questa sua grande capacità descrittiva:

“Il cortile immobile nella notte di giugno. Aiole, siepi di alloro, alberelli arrotondati dalle forbici, pochi i rami fuori posto, due palme alte verso il cielo e un ritaglio di luna. Attorno finestre chiuse, persiane buie, prospetti grandiosi, la scalinata del palazzo illuminata da lampioni fiochi.

Un gatto bianco con la coda nera attraversa il cortile, si ferma, si guarda intorno, va a destra e a sinistra, ha il pelo dritto. Comincia l’abbaiare di un cane, diventa insistente, altri cani che abbaiano distanti. L’orologio di una chiesa batte due colpi. Si alza un vento improvviso, avvolge le piante…”

Già questa lettura fa capire al lettore che si trova davanti a un lavoro letterario in cui lo stile e la scrittura raffinata sono l’essenza del libro.

La descrizione dei luoghi non è casuale ma spesso coincide con gli stati d’animo, con gli umori dei personaggi che nei luoghi si identificano:

“ Dal Terrazzo di Riccardo, la notte e la città, il cielo d’estate, le stelle sbiadite dalle tante luci, le cupole delle chiese che si alzano e la lanterna al culmine, i tetti neri e le balaustre; il mare largo, un braccio di molo e le navi illuminate: Lilia, gli occhi inquieti, guarda poggiata alla ringhiera, dice che quella vista non finisce mai di saziarla”.

In questa breve descrizione c’è tutto: la notte, la città di Catania, che fa da sfondo al romanzo, i tetti neri, il mare, ma soprattutto gli occhi inquieti di una donna, che sono premonitori di fatti straordinari.

A questo punto devo dire che il protagonista del racconto di Marco Vespa è il terremoto quello del 1693 che distrusse Catania e quello di oggi che tormenta continuamente la città e la tiene sempre sotto il dramma della precarietà con un presagio di prossima distruzione reale e non immaginaria.

In questo clima di precarietà si muove una società  borghese e decadente che si sente alla fine.

Nell’antico palazzo barocco dei Calasparra, vivono alcune coppie che molto spesso si incontrano e che si ritrovano nel cortile  per ripararsi dallo sciame sismico che colpisce tutta Catania.

Una nuova inquilina Marica Paradiso anima l’ambiente e turba la serenità di Riccardo Portoleva  che aspetta l’arrivo da Roma della sua Lilia che fa la pittrice.

Guglielmo Calasparra usa invitare i suoi inquilini a qualche festicciola nella sua bella casa.

Questa volta viene invitato il Dentista Tommaso Bucanieri che offre a tutti cocaina di ottima qualità trasformando la serata in un’orgia di borghesi di buon livello che cercano di dare un senso alla loro monotona vita.

Qui ci troviamo immersi in scene di sesso senza amore, guidate solamente dall’ebbrezza della droga e dell’alcol. Questo è un fatto dirompente per la letteratura siciliana che è stata quasi sempre lontana dal sesso come se fosse sempre sotto l’egida dell’inquisizione. I grandi scrittori siciliani come De Roberto, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Bufalino, Consolo non si sono mai fatti prendere la mano dal sesso. Sciascia mi diceva che quando passeggiava per le strade della Spagna dal subconscio gli sorgeva la paura dell’inquisizione e certamente questo terribile passato ha influito sulla nostra letteratura. Marco Vespa rompe questo tabù e rappresenta scene di vita realmente vissute da una certa parte della nostra società che  nella droga cerca quello che la vita non riesce a dare. Questo non è l’eros di Anais Nin. E’ ben altro. Ma nel libro c’è anche l’eros vero, delicato e coinvolgente.    Il nostro scrittore in questa situazione  è molto bravo perché tiene in sospeso il lettore, che cerca l’accoppiamento tra Marica e Riccardo perché tra essi è scoppiata una scintilla che non si manifesta appieno.

Marica corteggia Riccardo il quale si sente libero dal vincolo che lo lega a Lilia in quanto la stessa, accalorata dalla droga e dall’alcol, si è data al divertimento sessuale con le altre donne della comitiva.

Ma, come abbiamo detto, il protagonista del romanzo è il terremoto, che nel più bello della serata interviene con alcune scosse poderose, guastando la festa e rimandando tutti a casa.

Ritroviamo Marica e Riccardo sulla Mini di lei e anche questa volta l’attesa del lettore è vicina a esaudirsi.

Interviene ancora una volta il terremoto, le onde marine di un luogo dove è difficile amare, difficile vivere.

A questo punto il lettore si chiede quale sia il messaggio che ci vuole mandare Marco Vespa. E mi sovviene di uno scrittore  a cui è stato chiesto quale fosse il messaggio del suo libro. Lo scrittore risponde che lui non era un postino per cui non era latore di alcun messaggio.

Io non so cosa ci vuole dire questa storia. Trovo una società  borghese in affanno e che ha bisogno di drogarsi per sfuggire alla routine di una vita senza ideali, una città che viene distrutta materialmente e forse anche moralmente e politicamente  e che difficilmente si potrà rialzare come si è rialzata dopo il terremoto del 1693, due personaggi che escono nudi da una tempesta e che si avviano verso un destino ignoto.

E’ un romanzo pessimista? Probabilmente non lo è.

E’ un romanzo che descrive la nostra società così come essa è, e che va verso un destino ignoto.

Agrigento, lì 3.11.2018

Gaspare Agnello