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Il socialista Felice Marino ha voluto ricordare la sua travagliata vita politica con un libro pubblicato in proprio, intitolato “La memoria della passione”.

La passione per un ideale, per cui vale la pena vivere una vita. Del resto dopo la fine della seconda guerra mondiale, in Italia si sono costituiti Partiti che avevano precisi riferimenti ideali che affondavano le proprie radici in sistemi filosofici o teologici ben precisi.

Felice ha abbracciato l’ideale socialista i cui riferimenti erano Turati e tutti i movimenti socialisti che, alla fine dell’ottocento, si sono sviluppati in tutta Europa creando sommovimenti politici che hanno trasformato le società del tempo rendendole più moderne e più giuste.

Per capire il senso di questo libro bisogna dire subito che Felice Marino è nato a Cianciana, un paese minerario che, quindi, è diverso dagli altri perché ha avuto un nucleo operaio che altri paesi non avevano.

Gli operai delle miniere erano più sacrificati dei braccianti ma avevano le caratteristiche della classe che non c’era nei braccianti e quindi avevano la capacità di collegarsi con i movimenti socialisti che in Italia si andavano sviluppando.

Gli zolfatari infatti sono stati il nerbo portante dei Fasci dei Lavoratori del 1893 che a Grotte, altro paese minerario, tennero il primo convegno regionale.

E i ciancianesi hanno nel cervello una rotella in più che, molto spesso, non gira nel giusto verso.

Io, nella mia vita politica, ho avuto la ventura di frequentare Felice Marino, e Nino Calamo che mi hanno arricchito con la loro verve satirica, tipica di quel paese.

Se avessi registrato tutti i racconti satirici di fatti di quel paese, che ho appreso da loro, avrei potuto scrivere un libro e spero che lo faccia Felice Marino, ora che si è cimentato in un’opera letteraria a sfondo storico.

Nei paesi interni della nostra provincia, negli anni cinquanta e sessanta, i giovani la sera non andavano in discoteca o a bere e drogarsi, ma stavano a parlare dei loro ideali: “Intere notti, scrive Marino,  abbiamo dedicato a Cianciana, a commentare le varie posizioni politiche all’interno del PSI e la nascita dell’anomalo governo Milazzo, al punto da disturbare la quiete dei nostri concittadini residenti nel corso principale del paese. Mi appare ancora nitido il ricordo di quella notte in cui si sentirono spalancare le imposte di un balconcino e scorgere la figura bonaria di Francesco Lanzalacqua (detto Cicciu Carchì) il quale superando, forse, una lunga e repressa reazione, incominciò a ripetere ad alta voce e con perfetta elencazione i nomi dei dirigenti nazionali del PSI e del PSDI (…Nenni, Lombardi, De Martino, Saragat, Preti!) Accompagnandoli con una tipica espressione ciancianese “ casa casa l’aju (traduzione: li ho tutti in giro per casa a furia di sentirli nominare tutte le notti!). Quello sfogo ubbidiva alla sua necessità di riposo e sottolineava che era tempo di finirla”.

Felice Marino con il suo libro ha voluto raccontare la sua storia personale di militante socialista.

La storia di un personaggio di primo piano diventato Sindaco del proprio paese, poi Consigliere e Assessore alla Provincia di Agrigento, quindi consigliere di Amministrazione di Enti economici regionali, Capo di Gabinetto dell’Assessore regionale all’Industria e componente dei vari organi del Partito a tutti i livelli.

Questa l’intenzione di Marino, ma il risultato va oltre le intenzioni perché il libro narra della vita politica italiana che va dagli anni sessanta del secolo scorso fino agli inizi degli anni novanta quando il PSI chiude i battenti per le vicende a tutti note.

I giovani di oggi non sanno quale sia stato il travaglio della rinata  democrazia italiana e, credo fermamente, che questo libro potrebbe servire a fare conoscere alle nuove generazioni come l’Italia, venuta fuori da una guerra che la ridusse a un cimitero, sia potuta diventare la quinta potenza economica del mondo.

Dalla lettura del libro si evince il ruolo avuto dalla Democrazia Cristiana nella ricostruzione del nostro paese, il ruolo di opposizione e di consociativismo del PCI, il ruolo dei piccoli partiti che hanno puntellato i vari governi a guida democristiana, il ruolo del PSI che, nei primi anni del dopoguerra, è rimasto subalterno al PCI per poi aprire una stagione autonomista che ha generato i governi di centrosinistra che hanno portato avanti una azione riformatrice che andrebbe studiata a fondo e rivalutata nella sua giusta dimensione dirompente. Basti dire che il centrosinistra ha rafforzato le partecipazioni statali che hanno fatto grande l’Italia, ha nazionalizzato l’Enel, ha introdotto riforme scolastiche quali la scuola media unica e il presalario agli universitari che hanno consentito a tutti di accedere agli studi e far funzionare l’ascensore sociale, la riforma della sanità, l’introduzione dello Statuto dei lavoratori, la legge sul divorzio, le leggi sulla libertà delle donne, compresa la legge sulla libertà di abortire, la legge Basaglia.

E tutto questo anche se il PSI ha pagato un prezzo altissimo quale la scissione del PSIUP che fu organizzata dal PCI che condusse sempre una politica di ostilità nei confronti del PSI, cosa che Felice Marino sottolinea con forza in vari passi del libro.

I giovani non sanno cosa ha rappresentato l’elezione di Saragat e di Pertini alla Presidenza della Repubblica, non sanno cosa ha significato l’elezione del Socialista Craxi alla guida del paese, non sanno cosa è stato Sigonella che certamente Craxi ha pagato con il suo esilio in Tunisia.

Tutto questo è nel libro di Felice, che dovrebbe essere adottato dalle scuole.

Poi evidentemente c’è la parte strettamente personale che diventa la storia della politica nella provincia di Agrigento e nella regione siciliana.

Di questa storia vale la pena ricordare la fondazione del Circolo Rosselli che ha avuto certamente un senso per la partecipazione di Felice Marino che era radicato elettoralmente nella zona della montagna e del saccense dove raccoglieva i voti per la sua elezione a consigliere provinciale.

Il capo del Circolo è stato Luigi Granata  che ne era l’ideologo però Granata non aveva radicamento elettorale e ha potuto diventare deputato regionale grazie ai voti del collegio elettorale di Sciacca dove operava Marino.

E’ da dire, cosa che per pudore Marino non cita, che lui avrebbe potuto diventare deputato se avesse accettato altre logiche che le sono state prospettate e che ha rifiutato per senso di coerenza e di correttezza morale e politica che, non sempre, gli è stata riconosciuta.

La sua coerenza diede forza al Circolo Rosselli che ha sostenuto battaglie di natura regionale favorendo la elezione alla Camera dei Deputati di Gaspare Saladino che è diventato Sottosegretario alle Poste anche grazie all’apporto elettorale di Agrigento e quindi del Circolo Rosselli.

Insomma il libro di Felice Marino fa luce su una pagina importante della storia politica italiana e siciliana che va dagli anni sessanta agli anni novanta e va letto dai giovani e anche dagli anziani per sapere cosa è stato il nostro passato e come il nostro paese sia diventato un grande paese capace di competere con i grandi della terra.

Un libro meritava una casa editrice importante capace di circuitarlo.

Agrigento, lì 12.12.2018

Gaspare Agnello