(articolo letto 38 volte)

Valter Vecellio, in occasione del trentesimo anniversario della morte, ha pubblicato con la casa editrice Ponte Sisto il libro “Leonardo Sciascia” ‘La politica, il coraggio della solitudine’ che comprende una serie di articoli e di interventi che lo stesso autore ha pubblicato in vari giornali o riviste o ha letto in alcuni convegni in cui è stato invitato a relazionare.

Trattandosi  di relazioni e di scritti redatti in tempi e in occasioni diverse si noteranno ripetizioni di concetti e questo è pienamente giustificabile data la natura della pubblicazione.

Intanto diciamo subito che il libro è un atto di amore di un radicale nei confronti di una radicale ‘anomalo’ che contribuisce a meglio far conoscere Sciascia al grande pubblico e a rimarcarne le posizioni più significative che ne hanno fatto lo scrittore che meglio di tutti ha saputo capire e narrare il novecento.

In una nota introduttiva al libro, Vecellio scrive: Queste mie “Sono ‘riflessioni’  sullo Sciascia ‘civile’ , più propriamente politico. Lo Sciascia che quasi sempre si tende a rimuovere, ignorare; le posizioni pubbliche di Sciascia, sempre composte, mai sguaiate o volgari erano (anzi sono) sempre scomode al potere e ai poteri. E questo si paga…”

Noi aggiungiamo che Vecellio va oltre perché nel libro parla della passione del giallo in Sciascia e del giallo sciasciano dove l’assassino è noto sin dall’inizio della narrazione, per poi scomparire attraverso i processi e i meandri della giustizia ingiusta. E Il giorno della civetta è proprio il tipico romanzo dove questa verità viene amaramente a galla.

Vecellio non dimentica di parlare del lungo rapporto epistolare con lo scrittore La Cava per il quale invoca la legge Bacchelli.

Quello che più ci ha interessato è il riferimento allo scritto di Ottorino Gurgo “Sciascia l’illuminista cristiano”.

Da questo studio di Gurgo, Vecellio “ Ne ricava che Sciascia non prende tanto le distanze  dal cristianesimo, quanto dai cristiani che lo contraddicono : ‘ Emerge, in realtà, più il giansenista che l’illuminista, più Pascal che Voltaire. Emrerge il moralista che ama Manzoni e se ne sente affine…’

Un rigore che Gurgo riconosce, per esempio, in significative frasi messe in bocca al vecchio professor Roscio de A ciascuno il suo: ‘Dico cattolici per modo di dire, mai conosciuto qui un cattolico vero e sto per compiere novantadue anni…La Chiesa dovrebbe essere un forza senza forza, un potere senza potere, una realtà senza realtà’”

Il libro si conclude con una intervista alla figlia di Sciascia, Annamaria attraverso la quale possiamo conoscere l’uomo Sciascia, il padre affettuoso, il conversatore, il curioso delle cose di paese, il frequentatore del circolo  Unione,  l’uomo “che voleva che di lui si dicesse quello che Borgese aveva scritto per sé: che in nessuna sua pagina c’era spazio per un sentimento malvagio o abietto. Ogni sua pagina, conclude la figlia, è una specie di lezione”.

Agrigento, lì 12.2.2020

Gaspare Agnello