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Caro Maestro,

ho letto con molta attenzione il libro “Velami di colori” e ho visto con tanto interesse i tuoi “scarabocchi” con cui illustri i vangeli.

Tu sai perfettamente che io non sono credente e quindi tutte le scritture che voi considerate ‘sacre’ per me sono frutto del pensiero umano che è sempre alla ricerca dell’assoluto o del divino, come si vuol dire.

L’uomo, da sempre, si è considerato impotente dinanzi a certi drammi della propria vita e in questi casi ha rivolto gli occhi al cielo per cercare aiuto in un essere superiore.

Minerale-Vegetale-Animale-Uomo-Uomo solare

Minerale-Vegetale-Animale-Uomo-Uomo solare di Alessandro Nastasio

Gli antichi hanno guardato il sole e le stelle divinizzandole. Non si spiegavano il senso e la bellezza dell’universo e hanno inventato tante divinità capaci di governare il mondo.

Insomma non è Dio che ha creato l’uomo ma è l’uomo che ha creato Dio di cui ha tanto bisogno.

Quando un figlio si ammala gravemente una madre o un padre disperati, non potendo far nulla di fronte al male del mondo, alzano gli occhi al cielo e implorano aiuto da un Ente superiore.

E questo è ineluttabile e lo hanno fatto tutti i popoli di tutte le latitudine e di tutti i tempi.

Anche un miscredente, di fronte alla sua impotenza, qualche volta è tentato di rivolgere gli occhi al cielo e implorare o Giove, o Budda, o Allah, o Gesù.

E’ la storia di Harvey che un tizio immaginava di avere accanto e in cui trovava conforto; e senza Harvey sarebbe impazzito.

Questo te lo dico come premessa sapendo che l’arte ha un grande potere di trascinamento verso il Divino.

Io ho visitato migliaia di chiese e ti dico che una mia impiegata, tornando da Roma dove ha visitato le basiliche, mi ha detto testualmente: veda che Dio è venuto sulla terra, ha fatto le basiliche romane, e quelle del mondo aggiungo io, ed è ritornato in cielo.

La mia impiegata aveva ragione perché è difficile pensare che la mano umana abbia potuto costruire quelle grandi opere dove si ha l’impressione che siano frutto del Divino.

Ti dico che mi stupiscono le grandi basiliche, ma il Duomo di Monreale ha la capacità di rapirmi.

Ora, tornando alla brochure da te (Alessandro Nastasio) illustrata, con scritti di Francesco Schiariti edita da Adhoc Edizioni, che è una Bibbia illustrata, devo dirti che provo le stesse sensazioni che mi dà il Duomo di Monreale.

I tuoi scarabocchi, come li chiami tu, sono veramente frutto del Divino e portano a Dio.

Tutto sembra accennato da colpi di pennello, ma non si tratta di cenni, piuttosto c’è l’essenzialità che va diritto allo scopo. I colori tenui accarezzano l’occhio e tutto l’insieme porta all’Assoluto.

In questo libro, così bisogna chiamarlo e non brochure, c’è la Bibbia c’è tutto il dramma dell’uomo Dio, e il dramma dell’Uomo che è tentato dal desiderio della ‘conoscenza’ per cui perde il bene che gli viene ridonato dal martirio della Croce.

Queste cose, a cui io non do credito, nel tuo libro, con la grandezza della tua arte, diventano vere.

E’ vero il Cristo, sono veri gli angeli, è drammatica la croce, sono veri l’uomo e la donna, vera la natura, vera la famiglia che mi riporta a mio padre e a mia madre e al mulo che faceva parte integrante della mia famiglia.

Mi viene la voglia di  strappare le pagine di questo meraviglioso volumetto e di incorniciare tutte le immagini che vorrei vedere nelle vetrate delle chiese che, con questi capolavori, sono state istoriate.

Però non posso distruggere il volume che è un tutt’uno con gli scritti da Francesco Schiariti che sono essenziali per la comprensione dell’opera.

Schiariti deve essere una persona colta che certamente conosce il mondo classico e che ha saputo spiegare con grande competenza il senso della sacralità dell’opera del Maestro Nastasio.

L’accoppiamento di due grandi studiosi delle Scritture e di due letterati ha prodotto un lavoro che ha veramente i segni del Divino per i credenti e per i non credenti che restiamo stupiti dal grande miracolo che ha prodotto il Cristianesimo nel campo dell’arte.

AL MAESTRO ALESSANDRO NASTASIO

MILANO

Agrigento, lì 4.2.2020

Gaspare Agnello