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Gaspare Agnello in una foto storica del 1° Maggio a Grotte (AG)

La CGIL provinciale di Agrigento ha scelto di celebrare il primo maggio del 2012 a Grotte e questo mi dà l’occasione per andare indietro di sessanta anni e ripercorrere il cammino del movimento dei lavoratori di un comune che ha caratteristiche particolari perché ha avuto, a differenza di altri comuni siciliani, un ceppo di operai costituito dagli zolfatari, è stato sede del primo convegno dei fasci dei lavoratori nel 1893, ha avuto uno scisma religioso nel 1873, ha avuto una chiesa Valdese e una grande tradizione socialista.

A Grotte la Camera del Lavoro è stata aperta nell’immediato dopoguerra da alcuni socialisti e comunisti che, volontariamente, hanno assistito i lavoratori con spirito di grande sacrificio.

Caduto il Fascismo, si è ripresa subito la tradizione della celebrazione della festa del primo maggio e la cittadinanza, con la banda musicale, si recava a festeggiare a “lu cuozzu di loru”, dove ognuno consumava quello che si portava da casa.

Si andava in quella contrada in ricordo del fatto che durante il fascismo, gli antifascisti andavano a celebrare la festa dei lavoratori clandestinamente in quella zona e portavano le loro cibarie avvolte in fazzoletti rossi.

Io ho preso la tessera del Partito Socialista Italiano nel 1952 e da quel giorno ho frequentato sempre la Camera del Lavoro, fino a diventare componente della segreteria provinciale assieme ai Compagni On. Giuseppe Palumbo, Antonino Calamo, Giovanni Civiltà, Giuseppe Grado ed altri.

La storia e i ricordi del sindacato locale sono struggenti e significativi perché ha coinvolto la vita di tanti dirigenti umili, onesti e presi dalla fede del cambiamento della nostra società. E’ una onestà che riconosco anche ai dirigenti comunisti di base che hanno aderito a quel Partito con fede sincera nella certezza che da quella ideologia poteva venire una società più giusta.

Quei dirigenti certamente non immaginavano quello che avveniva oltre cortina e la loro battaglia è stata foriera di civiltà e di progresso per il nostro paese.

A Grotte gli zolfatari avevano il loro riferimento presso la camera del lavoro, i braccianti trovavano assistenza per l’iscrizione negli elenchi anagrafici, i pensionati vivevano la camera del lavoro, tutti i cittadini venivano assistiti per i rapporti con l’INPS, con l’INAIL  e per tutte le loro esigenze burocratiche.

Se un lavoratore aveva bisogno di un certificato dal Comune o dagli Uffici della provincia, era la Camera del lavoro che vi provvedeva.

Le battaglie degli zolfatari sono epiche perché in quel periodo lavoravano e poi non ricevevano le loro spettanze e quindi era un terribile dramma di lotte per avere il salario.

Scioperi, viaggi a Palermo presso l’Assessorato all’Industria.

Nell’anno in cui rivestii la carica di Vice Sindaco 1956/57, passai più giorni a Palermo che a Grotte per accompagnare delegazioni di zolfatari con Salvatore Rizzo, Nicolino di cui ho dimentica il cognome e di tantissimi altri.

Quanti umili eroi sono passati dalla Camera del lavoro!!! Melchiorre Terrana, Cardinale, Peppe Spitaleri, Giacomo Cimino, Gregorio Bertilino, Totò Carlisi, Alfonso Spitaleri, Salvatore Rizzo, il sopramenzionato Nicolino.

Dai locali pieni di fumo e frequantati da zolfatari e pensionati catarrosi è partita una battaglia di democrazia e di civiltà che contribuì a rovesciare, negli anni cinquanta, un sistema di potere prepotente e oppressivo.

Nel 1952 e nel 1956 le forze popolari conquistarono il comune che fu aperto a tutta la gente umile e operosa.

Si condusse una dura lotta contro la mafia e ricordo infatti che è stato ospite della camera del lavoro di Grotte Girolamo Licausi e tanti altri dirigenti del movimento operaio.

Le nostre battaglie contribuirono a creare nel nostro paese uno stato sociale tra i migliori di tutto il mondo che oggi viene smantellato pezzo per pezzo.

Purtroppo le condizioni del sud non hanno consentito uno sviluppo economico del nostro paese per cui la maggior parte dei nostri operosi compagni è stata costretta a emigrare in Belgio, in Francia, in Germania, nelle Americhe, in Australia.

A tutti questi nostri fratelli sparsi per  il mondo e ai loro figli va un saluto e un pensiero affettuoso che parte da Grotte ma soprattutto da “Lu cuozzu di loru”.

Io sono anziano e ho voluto scrivere questi pochi ricordi nella speranza che qualche giovane studioso possa consultare gli archivi della caserma dei carabinieri, del comune, dei giornali siciliani, per ricostruire una storia che è la storia della libertà, della democrazia e della emancipazione del mondo del lavoro, delle donne, dei giovani.

I giovani di oggi devono sapere che sono figli di queste battaglie e dei sacrifici di tantissmi eroi silenziosi e senza monumenti.

Grotte, lì 1. Maggio 2012-

www.gaspareagnello.it