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Stefano Milioto torna nelle librerie con il suo nuovo romanzo “La crociera del Dottor Cannello” e, come di regola, invita gli amici alla presentazione e qualcuno avrà detto le stesse parole del protagonista del suo libro che, invitato ad una mostra di fotografie così si esprime: “gli venne in mente di non avere mai sentito nelle presentazioni parlar male del libro presentato. Brutta abitudine, ipocrisia sociale. Ma forse è bene ingannarsi reciprocamente, scrittori e pubblico. Se fosse stato per lui, avrebbe fatto giustizia dei tanti “Alessandro Manzoni” o ”Luigi Pirandello” che c’erano in giro; scrittori e poeti che non avevano alcuna ragione di scrivere e che erano pubblicati da piccole case editrici che non avevano anch’esse alcuna ragione di pubblicare, se non per lucro, speculando sulla vanità dei millantati maestri di bella scrittura. Un male impossibile da sradicare, ma la letteratura non aveva bisogno di loro”.

Se quanto detto dal Dottor Cannello dovesse applicarsi al nostro caso allora potremmo alzarci e andarcene a casa.

Questa volta però ci troviamo dinanzi a un caso assolutamente diverso in quanto lo scrittore che ci presenta il suo nuovo libro ha trascorsi di tutto rispetto e di valenza sicuramente nazionale.

Lo scrittore Milioto è un saggista che ha dato alle stampe: “Pirandello e il Caos”, “Lauretta- Saggista e narratore” e poi i romanzi “La torre del Checco”, “La riparazione”, “L’Assillo”, “Chapelle”, che è quello che più sento nostro per via della nostra formazione politica. Ha scritto il dramma “L’atroce notte” che ha varcato con successo lo stretto per affermarsi a livello nazionale  e ha scritto la sceneggiatura dei romanzi di Lauretta “La sposa era bellissima” e “I salmoni di San Lorenzo” che sono diventati film.

Con un curriculum così importante è difficile che un autore ci possa deludere.

Ora tornando al libro che oggi presentiamo vogliamo subito dire che, per nostra formazione culturale, ci interessa poco il fatto di cui si parla, ci interessa intanto la scrittura, che è la cosa essenziale di un libro, e poi tutto il contorno o meglio le considerazioni che lo scrittore fa dei fatti narrati.

I grandi scrittori, come Sciascia per esempio, raccontano un fatto non fine a se stesso ma per parlare del mondo e dell’ambiente in cui il fatto si svolge, per denunziare storture e drammi della società, per spiegare quello che gli altri non vedono, per guardare oltre.

Quindi noi cercheremo di non raccontare la trama del romanzo perché quella se la deve scoprire il lettore ma cercheremo di leggere dentro le righe del libro per vedere chi è l’autore e cosa ci vuole dire.

Intanto notiamo subito che siamo in presenza di uno scrittore credente e che quindi modella tutta la sua opera in ragione della sua fede religiosa che non è fideista. E in questo noi vediamo un maestro di Milioto e cioè il professore Lauretta che scriveva i suoi libri da cristiano ma espressamente dissenziente su alcune tematiche  quali, per esempio, il celibato dei preti che oggi torna alla ribalta e crea seri problemi alla gerarchia che si trova a dibattersi nelle teorie di due Papi.

Nei libro di Milioto c‘è una mamma che, quando la figlia subisce un incidente, si rivolge sconvolta al medico Nanni dicendogli: me la salvi perché per farmela ho visto tanti guai.

Quali sono questi guai, le chiede il medico, e la donna le confida che ha avuto questa figlia con la procreazione assistita e qui il credente scrittore non storce il naso come farebbe un credente ortodosso, forse memore di una procreazione assistita di natura “divina” su cui si basa la fede cattolica.

Milioto tratta anche del problema del suicidio e, da buon cristiano, afferma che la vita è un dono di Dio e che non abbiamo nessun diritto di rifiutarla. Nel libro l’Autore non va oltre ma è chiaro che rifiuta il concetto della dolce morte su cui oggi si dibatte aspramente.

E poi rifacendosi a Socrate si sostiene che con la morte si raggiunge la “Purezza”.

Certo, chi crede nell’anima e muore per un ideale come Socrate, raggiunge la ‘Purezza’ o il ‘Paradiso’ come lo si vuole chiamare. Chi non crede pensa che dopo la morte c’è il nulla eterno”.

E’ chiaro che non esistono scritti che non sono di parte, ognuno scrive e sostiene le idee di cui è portatore. Io non condivido questo concetto e sono per la dolce morte quando ce ne sono le condizioni. Questo non toglie niente al libro anzi lo rende interessante perché pone tematiche di grande attualità.

Nel libro c’è anche una ragazza che vuole abortire ma l’equipe del Dr. Nanni e, tra essi la dolce infermiera Jeannette, convincono Michelina a non abortire e quindi a portare a termine la sua gravidanza. Opera meritoria quella di Jeannette e del Dottore ma anche qui tra le righe si può leggere una avversione alla pratica abortiva.

Ecco un altro problema posto nel libro che a noi suscita qualche perplessità perché no nella mostra vita politica abbiamo fatto comizi porta a porta a favore dell’aborto non per indurre le donne ad abortire ma per evitare che tante donne morissero sotto i ferri delle mammane. Forse alla fine la pensiamo alla stessa maniera. Tutte queste cose, che possono sembrare secondarie alla narrazione, invece sono la parte essenziale del libro perché ci fanno conoscere l’autore e pongono problemi reali della nostra società.

Quindi per entrare nel racconto del libro diciamo subito che il protagonista vive male la sua vita e subisce la persecuzione di una donna che gli vuole affibbiare la paternità di una bambina, per cui sceglie di andare la crociera per fuggire dalla realtà di tutti i giorni. Quindi la crociera per tutti, anche per i passeggeri, è un momento di fuga.

E qui viene fuori l’Autore, docente di lettere. Il Dr Nanni non ama le grandi feste che si danno sulla nave e trova rifugio nella classicità greca. Legge “Il Fedone”, “La favola”, “L’Asino d’oro”. Non sono letture per crocieristi ma Nanni ha bisogno di capire ilo senso della vita abbeverandosi alla filosofia greca che tutto ha spiegato ben 2500 anni addietro.

L’autore non è solo l’allievo di Lauretta, è il Professore di lettere classiche, è anche il cultore di studi Pirandelliani di quel Pirandello che è sempre presente in tutta la sua narrativa.

Qui, come ne “Il fu Mattia Pascal”, il protagonista, il Dottor Nanni una sera, per uscire fuori dalla routine va al casinò e si mette a puntare senza alcun criterio e realizza una grossa vincita che gli consente di spendere e visitare le bellezze delle città dove la nave si ferma.

E le descrizioni  dei posti visitati sono veramente un valore aggiunto al libro, come pure una conoscenza della buona cucina e dei vini che ci fanno conoscere le qualità culinarie del nostro autore.

Vorremmo dare un giudizio sul protagonista della narrazione, il Dr. Nanni detto Cannello per capire se è un personaggio positivo o negativo.

Questo giudizio lo affidiamo al lettore anche se è un personaggio che si fa condizionare dal giudizio popolare e sfugge alle proprie responsabilità. Alla fine è una specie di Ciampa a cui non interessa che la moglie lo tradisce se nessuno lo viene a sapere; ma quando il tradimento diviene di dominio pubblico è costretto, suo malgrado, a uccidere l’amante della moglie.

Così Nanni vorrebbe riconoscere la figlia ma non lo fa perché l’opinione pubblica lo avrebbe criticato sposando una donna che era stata di facili costumi.

Infine l’Autore fa una puntata sulle cose della città di Selino che poi sarebbe Agrigento, lamentandosi che il popolo non ha capacità di ribellarsi mentre la Chiesa tuona contro la cattiva amministrazione.

Anche questo è un problema che l’Autore affronta dal suo punto di vista che è diverso dal nostro in quanto noio sosteniamo che da duemila anni a Selino ha comandato la Chiesa che è responsabile del bene e del male della città.

Questo è il libro di Stefano Milioto come noi l’abbiamo visto: un libro pieno di problematiche, che fa discutere, un libro scritto con la maestria che è propria del nostro autore, un libro che va letto.

Agrigento, lì 21. 1 2020

Gaspare Agnello