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A Taobuk, che avrà luogo dal primo al cinque ottobre 2020, si parlerà scrittore siculo-veneto Antonio Russello. Noi vogliamo anticipare qualche cosa su questo grande narratore,  presentando uno dei suoi libri più significativi “La luna si Mangia i morti” pubblicato da Elio Vittorini nel 1960 nella collana la Medusa degli italiani della Mondadori e questo mentre lo stesso Vittorini aveva rifiutato Il Gattopardo.

Questo libro, a nostro avviso, conclude la trilogia dei romanzi di saga familiare che ha caratterizzato la letteratura siciliana a cavallo tra la fine dell’ ‘800 e i primi del ‘900 con i Vicerè di De Roberto, I vecchi e i giovani di Pirandello e con Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.

Russello parla della Sicilia degli anni  20 del novecento, del banditismo, della mafia e di una Sicilia caratterizzata dal DESTINO e dal SANGUE.

Leonardo Sciascia, attento alle novità letterarie del tempo e acuto critico, notò subito il libro e scrisse: “Ecco un romanzo, scritto da un Favarese e che si svolge a Favara: La luna si mangia i morti (Milano Mondadori 1960) Una Favara trasfigurata e favolosa, di incantata memoria; eppure, così mitica e favolosa e lontana, una Favara più vicina a quella della cronache giudiziarie del libro di Renato Candida che a quella delle ultime pagine de I vecchi e i giovani di Pirandello: il paese , insomma, della mafia e dei banditi e non quello della protesta sociale. In una breve premessa, continua Sciascia, Antonio Russello dice: “Questo libro è stato scritto nel 1953 in provincia di Padova e il paese a cui mi riferisco è Favara di Agrigento…Ora io penso che si può essere fedeli a se stessi, solo quando l’ispirazione ci riporti sempre alla stessa terra, ci schiacci sempre sotto quell’urgere di terra e cielo e sangue i quali, come destino, perciostesso che continuamente premono vogliono essere placati come spiriti cattivi, con l’evocarli”; parole in cui è già l’essenza favolosa ‘superstitio’, di ballata evocativa, del romanzo. Si può anzi dire che bastano le parole ‘sangue’ e ‘destino’ a far da chiave al libro, alla leggendaria Sicilia che ci viene incontro dalle sue pagine. Una Sicilia che vive nella dimensione della pitture dei carretti e dei teloni dei cantastorie: vivida di colori, fitta di personaggi, schematicamente drammatica, appena sfiorata dalla storia. E’ la Sicilia di una ‘gitaneria’ senza tempo, che anarchicamente ( ma di una anarchia da sottoproletariato: come appunto quella dei gitani di Lorca) si oppone al carabiniere, alla guardia civile…”

Nella storia del libro c’è la figura di Angelina che sposa il bandito Verdone (Verdone spuntava di lì, nel cavallo bianco che pareva l’Arcangelo).

Il bandito Verdone viene ucciso e Angelina si risposa con un carabiniere.

E’ chiara e significativa la scelta di Angelina che manda un messaggio forte a quanti sono attratti dalla illegalità: bisogna abbandonare le organizzazione malavitose e sposare la legge per il nostro stesso avvenire.

Infatti il figlio del bandito Verdone diventa il figlio di un uomo di legge e può crearsi un avvenire diverso e sicuramente migliore.

La prosa del libro, a detta dello stesso scrittore, è una scrittura ‘impervia’ ma che diventa dinamica, icastica, corposa e dolcemente arcaica, ma anche rutilante, poetica.

La luna si mangia ì morti ormai è un classico della letteratura italiana che va letto con amore e passione per gustarlo appieno.

Qui un episodio della mia trasmissione un Libro per Amico incentrato su questo libro.

Agrigento, lì 11.7.2020

Gaspare Agnello