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Pubblichiamo, a beneficio dei nostri lettori, la motivazione, scritta da Vincenzo Consolo, per l’assegnazione, al libro “La moto di Scanderbeg” di Carmine Abate, del premio letterario Racalmare del 2001 e a seguire la relazione  scritta pure da Vincenzo Consolo.

MOTIVAZIONE: Nell’attuale panorama narrativo italiano, in cui emergono divagatori e consolatori di intrattenimento, sentimentalistiche e private vicende, acritiche, “neo naturalistiche” restituzioni di cannibalesche violenze insite nella nostra società, il romanzo di Abate si distingue per la visione civile del mondo, per l’originale scrittura, per lo scarto metaforico proprio di ogni vera opera letteraria.

RELAZIONE: La moto di Scanderbeg è un romanzo scandito in una prima e seconda parte, le quali sono preecedute da un prologo e seguite da un epilogo. Prologo ed epilgo, svolti in terza persona plurale, hanno funzione corale. I personaggi principali poi di volta in volta avanzano e narrano in prima persona la loro storia, il loro passato e il loro presente. Il romanzo quindi non si svolge in senso lineare, ma per aggregazioni: tutto il libro diviene ancora interamente corale. Quel coro, come dice Leopardi, che è anima, espressione di un popolo, di una comunità.

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La comunità, in questo caso, è quella singolare di Hora, un paesino della provincia di Crotone che, insieme ad altri, forma un enclave, un’isola di diversità storica, culturale, linguistica: paesi di gente di origine albanese fuggita dalla sua terra e rifugiatasi in territorio italiano (pugliese, calabrese, siciliano) in seguito all’invasione turca dell’Albania.

Il nucleo centrale e radiante del racconto è quello del secndo dopoguerra- dal ’43 al ’50- con due diramazioni: verso le origini, il Tempo Grande, quello storico ed eroico, della lotta contro l’invasore capeggiata dal condottiero Giorgio Scanderbeg; e verso il passato prossimo, il tempo della fine del mondo contadino e dell’emigrazione nel Nord industriale, a cui si annoda il presente, il tempo delle fughe e dell’erranza del protagonista, Giovanni Alessi. A causa di queste diramazioni o proiezioni, il nucleo del racconto si arricchisce  di rispondenze, parallelismi, specularità.

Tra cui, prima e più importante è quella fra lo storico Scanderbeg e l’Alessi, padre di Giovanni, soprannominato Scanderbeg, capo ed eroe contadino della lotta per l’occupazione dlle terre incolte e per l’attuazione della riforma agraria. La moto Guzzi dondolino, cavalcata dall’Alessi, diventa quasi il cavallo del condottiero Giorgio Scanderbeg. Alessi è un “comunista sfegatato” che vuole “capovolgere il mondo”, renderlo più giusto, liberare i compagni dalla tirannia dei feudatari. Ma sarà alla fine, come l’altro Scanderbeg, un eroe sconfitto.

Le lotte di quegli anni, costate morti e feriti, in cui si iscrive la famosa strage di Melissa, si concudono con la perdita, l’abbandono della terra e l’esodo in “direzione Nord”.

Emigrazione in Germania, dove ora conosciamo le storie degli emigrati della prima  e delle successive generazioni.  Storie di smarrimento culturale, di crisi e di sospensione di identità.

Il mondo del passato e del presente è ripercorso e sofferto dal protagonista, Giovanni Alessi, approdato anche lui in Germania, interrompendo gli studi, per l’amore che lo lega a Claudia Camarda, figlia di un calabrese di Hora e di una tedesca. Claudia rappresenta lo snodo, il punto di passaggio tra il passato e il presente, tra l’antico mondo di Hora e il mondo industriale, tecnologico e informatico di oggi.

Claudia così dice al fidanzato Giovanni: “Non ne posso più di vederti nuotare di vederti in questo mare di storie ammuffite. Hai la testa attaccata all’indietro. Devi cancellarlo questo passato catarroso che ti soffoca, fare tabula rasa una buona volta, come ho fatto io, via via, tutto cancellato”.

E’ questo il problema o il dramma del nostro tempo, in questo nostro contesto occidentale: l’obbligo della cancellazione del passato, di ogni memoria, per poter vivere nel presente. Ma Giovanni, figura di funzione dell’autore di questo romanzo, di Carmine Abate, esorcizzerà la condanna della cancellazione della memoria attraverso la scrittura, la creazione letteraria. Così come farà, con un altro tipo di scrittura, un personaggio della sua adolescenza, Stefano Santori, che diverrà lo storico di Hora, della sua epopea contadina.

Libro meridionale e meridionalista, metafora di ogni meridione del mondo, La moto di Scanderbeg è uno dei più felici esiti narrativi di questi anni. E’ soprattutto un attualissimo romanzo sullo smarrimento della nostra identità e sulla necessità del recupero della memoria.

Vincenzo Consolo

S. Agata di Militello 3.9.2001