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La mia video intervista a Conchita de Gregorio:

Il libro di Concita De Gregorio “Mi sa che fuori è primavera” edito dalla Feltrinelli narra della terribile vicenda di un uomo che scompare dalla sua dimora svizzera con le sue due gemelline di sei anni e che viene ritrovato, dopo qualche settimana, suicida in Puglia mentre delle due bambine non si troverà nessuna traccia.

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La scrittrice racconta il dolore della madre e la sua nuova avventura amorosa con un altro uomo che, forse, annuncia una nuova primavera. Irina, però, non riesce a far dimenticare il dramma della scomparsa delle figlie perché, come dice lei, “dall’assenza non ci si può mai liberare”…”L’assenza è la vera misura della presenza”.

Irina potrebbe ricostruirsi una nuova vita e fare altri figli per lenire o allontanare il suo dolore ma lei sostiene: “Non sento nessuna necessità di avere nuovi figli. I pinguini, ho visto, quando  qualcosa succede al loro uovo ne rubano un altro e covano quello. Capisco. Belli i pinguini. Pinguini, comunque.

Si ha nostalgia delle persone, non delle categorie. Di nonna, proprio lei, non delle nonne. Di tuo padre, non di un padre. Alessia e Livia non sono bambine: sono Alessia e Livia. Non mi mancano i figli: mi mancano loro. L’assenza è una presenza costante…” “Sono una madre, lo sarò per sempre. Senza figli ma madre”.

Mathias, il marito di Irina, era, come sempre, impeccabile…è venuto a prenderle, poi mi ha telefonato la domenica e mi ha detto: non importa che tu venga a riportarle da te stasera, stanno bene, stanno giocando a casa di amici, non preoccuparti. Le porto a scuola io domattina. Tu vai all’uscita.

Era il 30 gennaio 2011. No le ho viste mai più”.

Mathias è partito da Saint-Simon in Svizzera, è andato in Francia, poi in Corsica e quindi a Cerignola dove si è fatto travolgere da un treno. Ha avuto il tempo di scrivere alla moglie: “Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più”.

Una madre certamente non si può più riavere da un dramma così grande.

“Dimenticare è impossibile, ma vivere si deve perché la natura ha deciso così: il dolore da solo non uccide. L’assenza di un amore si ripara con altro amore”.

Irina, in questo momento drammatico della sua vita,  incontra Luis.

“Con lui tornavo all’istante a essere solo Irina” E con lui tenta di uscire fuori dal suo dolore e dal suo dramma…”perché mi sa che fuori è primavera”.

Questo è il libro di una giornalista che, da un fatto drammatico di cronaca nera, cerca di tirare fuori un’opera di narrativa e cozza però con la cronaca che difficilmente può diventare opera letteraria. Ormai sono moltissimi i giornalisti che vogliono trasformare la cronaca in racconto: Lo ha fatto Poalo Di Stefano con il libro “Nel cuore che ti cerca” e con “La catastrofa”, Francesco Pinto con “La strada dritta”, Savatteri con “I ragazzi di Regalpetra”, Franco Di Mare con il libro “Non chiedere perché” e tantissimi altri  e questi libri sono durati solo una stagione eccetto quello di Franco Di Mare.

Il libro di Concita De Gregorio, all’inizio, dà la sensazione di una cronaca ma poi entrando nella vicenda ci si trova davanti a uno scandaglio dei sentimenti umani, di una condizione che non ha nome e indubbiamente il lettore si immedesima nella vicenda e viene preso da inquietudine e dai tanti quesiti che affiorano dal racconto.

Ci si chiede quale è la responsabilità di Irina che chiede il divorzio da Mathias, quanto questo abbia influito nella scelta scellerata del marito e quanto Irina abbia pagato per questa vicenda di cui non può avere nessuna responsabilità.

Il libro entra nella psiche umana, analizza i sentimenti e ci fa entrare in un clima di paura e di sospetti e certamente la Giuria del premio letterario Brancati ha valutato questa parte importante dell’opera e ha deciso di premiarlo.

Quindi, assieme ai giurati del premio Brancati, dobbiamo dire che Concita De Gregorio è riuscita a dismettere i panni della cronista per diventare scrittrice a tutto tondo con una narrazione che scuote il lettore e gli fa rivivere l’incubo di Irina che tenta di uscire dal buio per assaggiare il tepore di una nuova primavera.

Agrigento, lì 20.9.2016

Gaspare Agnello