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Dina Saponaro e Lucia Torsello, in occasione del 150° anniversario della nascita di Luigi Pirandello, hanno curato la pubblicazione del libro di Andrea Pirandello “Luigi e Antonietta” ‘Memorie di famiglia (1886 – 1919) per i tipi della casa editrice Rocco Carabba.

Molte delle cose scritte nel libro sono note agli addetti ai lavori e al grande pubblico ma le stesse cose viste dall’interno, narrate dal nipote di Pirandello che, a sua volta, le ha sentite raccontare dal padre Stefano, assumono una diversa luce e ci portano a conoscere in maniera più profonda e veritiera la vita del grande scrittore agrigentino.

Andrea ha vissuto con il nonno in Via Bosio e quindi ne può parlare per conoscenza diretta, può parlare del fatto che bisognava fare silenzio perché il nonno doveva studiare, delle ferie a Castiglioncello, degli amici di Luigi tra cui Bontempelli, delle disquisizioni religiose tra Luigi e il figlio Stefano.

E’ a tutti noto quanto la vita drammatica di Pirandello sia stata fonte di ispirazione per le sue opere per cui, leggendo queste pagine, verrà facile capire meglio tante novelle, i libri di narrativa e le stesse opere teatrali, che erano sì frutto di una grande cultura europea ma che nascevano da situazioni familiari e di vita particolari.

Stefano scrive al padre nel 1926: “ Papà mio, io vedo che sei sempre arrivato ad approfittarti di ogni sciagura, di ogni contrarietà, per la tua arte. Sei sempre riuscito ad astrarle dalle determinazioni dei tuoi casi e a poterci lavorare sopra. Tu hai sempre dominato te stesso e la tua sorte”.

La vita, dice Pirandello, o “la si vive o la si scrive” e lui è nato per scriverla e per arrivare alla perfezione.

Alla sorella Annetta scrive: Io vivo per la gioia di veder nascere la vita dalle mie pagine, togliendola dal mio corpo, dal mio sangue, dalla mia carne, dal mio cervello. E’ un lavoro assiduo di distruzione per creare”.

E da Roma ringraziava il padre del “generoso conforto (finanziario) che mi dai lasciandomi ancora libero d’attendere all’ideale che tutto mi ha preso, che s’è fatto unico scopo della mia vita”

Da giovane sospettava di avere problemi cardiaci e per questo si sottoponeva a visite, ma lui capì che il suo male era di natura diversa. Scrive alla sorella Lina “ che il suo vero male era cagionato da un’anelanza d’essere migliore, sempre, in un’ascensione dello spirito verso l’ideale d’una perfettibilità continua”.

La madre capì il figlio e scrisse  alla figlia Lina: “io non trovo pace  perché so che la sua vita è seminata di spine, ma vedo che non vi è rimedio, essendo così formata la  sua natura . Quanto sarei stata più contenta se fosse stato meno intelligente e avesse potuto vivere la vita dei viventi”.

Andrea Pirandello ci spiega anche l’evolversi culturale del giovane Pirandello che, dopo l’esperienza di Bonn, approda a Roma dove frequenta gli uomini del neoverismo tra cui Capuana, distinguendosi dai cenacoli dannunziani e simbolisti.

La sua prima letteratura nasceva da questi canoni:“osservazione  della vita di uomini e donne, attenzione alla società, approfondimento della psicologia dei personaggi, ricerca dei caratteri e dei contrasti del mondo moderno” per approdare “al mondo siciliano da cui attingerà a piene mani”.

Supererà subito il verismo per approdare ad altri lidi con un respiro sicuramente europeo. Fonda la rivista “Ariel” con Giuseppe Mantica, Ugo Fleres, Giuseppe Chiovenda, Italo Carlo Falbo dove pubblica un articolo-manifesto in cui si parla di una nuova tendenza letteraria denominata “Sincerismo”.

Era il periodo di Freud, del materialismo storico marxiano, di Nietzsche che, direttamente o indirettamente, influirono a fargli respirare una nuova e diversa aria che traspare dalle opere mature di Pirandello.

Il libro di memorie di Andrea parte con il descrivere il rapporto di soggezione di Luigi nei confronti del padre, del primo grande amore con la cugina Lina che abitava a Palermo, della sua permanenza a Bonn e del suo innamoramento con la bella Jenny Schulz-Lander e quindi del suo ritorno a Roma dove mise su casa con Antonietta Portulano per vivere la sua drammatica vita.

Luigi Pirandello e Antonietta Portulano

E qui Andrea Pirandello descrive senza infingimenti la vicenda del fidanzamento e del matrimonio di Luigi con Antonietta che viene fortemente voluto dal padre di Luigi, Stefano per impossessarsi della ricchissima dote di ben 70.000 lire che, per quel tempo, rappresentava una grandissima fortuna e della simpatia che è nata tra i due giovani che si sono consapevolmente sposati e poi si sono amati.

Avviene quindi il disastro finanziario delle attività di Stefano e quindi lo squilibrio mentale di Antonietta che aveva subìto un aborto, il parto dei figli.

Antonietta non si è adattata alla vita del ‘poetino’ tutta dedita allo studio che ancora non dà frutti economici sufficienti al mantenimento della famiglia, aveva immaginato una vita da grande signora in virtù della sua grande dote e quindi il suo cervello va a pezzi.

Il nipote Andrea, nel suo libro, fa presente che Pirandello fece di tutto per salvare la moglie, si sacrificò tanto, la amò, subì le sue voglie erotiche e i suoi continui viaggi ad Agrigento con i figli e questo fa cadere ogni malignità contro Luigi che certamente non ebbe colpe sulla follia della moglie.

Anzi le giurò amore e, anche dopo il ricovero in clinica avvenuto il 1919, sicuramente non tradì mai Antonietta anche se ebbe un lungo rapporto solamente virtuale con Marta Abba.

Con il 1919 si chiude il libro di Andrea Pirandello che ci fa conoscere più da vicino il grande scrittore e che ci dà la chiave di lettura della letteratura pirandelliana.

Questo, a nostro avviso, è il libro più significativo su Pirandello, pubblicato in occasione dei 150 anni dalla sua nascita.

Agrigento, lì 20.9.2017

Gaspare Agnello