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	<title>Gaspare Agnello, Recensioni, Critica Letteraria e Mie Pubblicazioni</title>
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		<title>E Tolì Tolì Tolì di Giusy Carreca e Anna Maria Tedesco</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 10:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Agnello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gaspare Agnello]]></category>
		<category><![CDATA[Giusy Carreca]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentili telespettatori buonasera, da diversi anni Giusy Carreca ci accompagna in questa nostra avventura culturale come lettrice e interprete delle pagine dei libri che noi commentiamo. Ma Giusy non è soltanto l’attrice del Punicipio, non è soltanto la donna che ha dato tanta parte della sua vita all’attività politica avendo rivestito anche la carica di Consigliere Provinciale, Giusy è soprattutto una donna di grande cultura, una  divoratrice di libri, dei tanti libri che sono sparsi nella sua casa dove è difficile trovare un posto per sedersi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2427" title="e-toli-toli-toli-copertina-libro-giusy-carreca-anna-maria-tedesco" src="http://www.gaspareagnello.it/images/e-toli-toli-toli-copertina-libro-giusy-carreca-anna-maria-tedesco.jpg" alt="" width="405" height="600" /></p>
<p>Il suo impegno culturale e sociale l’ha portata a scrivere un piccolo libro “e tolì tolì tolì” che è giunto alla terza edizione, per la edizione del Centro Culturale P.P.Pasolini di Agrigento.</p>
<p>Il libro, che si avvale della dotta prefazione del Professore Giovanni Ruffino, già Preside della facoltà di lettere dell’Università di Palermo, parla dei giochi di una volta e non solo, perché parla dell’infanzia.</p>
<p>Le generazioni passate non disponevano di tutta questa massa di regali di cui dispongono i bambini del nostro tempo ed erano costretti a inventarsi giochi e giocattoli.</p>
<p>Si costruivano le carrette con le quali si sfidavano in corse fantasmagoriche, si facevano le fionde con le quali andavano a caccia di passseri, si facevano “le mazze”, “li scupittuna” con l’albero di sambuco e si divertivano, forse, meglio dei bambini di oggi perché dovevano aguzzare il cervello e inventarsi tutto.</p>
<p>Ma l’infanzia è fantasia, gioco, felicità, inventiva e i ragazzi di allora ne avevano tanta.</p>
<p>E poi la famiglia di allora era ancora più unità e meno inquinata dalla modernità che porta alla distruzione della famiglia tradizionale.</p>
<p>La famiglia, quasi patriarcale, non dimenticava i morti e quindi la festa dei morti era una occasione importante per collegare presente e futuro, per ricordare ai bambini i loro nonni e tutti coloro che non c’erano più.</p>
<p>Il capitolo dedicato alla festa dei morti è uno dei più belli del libro che Giusy Carreca ha scritto assieme ad Anna Maria Tedesco che noi abbiamo avuto nei nostri studi con il libro “Cucinami”.</p>
<p>Il libro è arricchito da tantissime fotografie che sono belle e suggestive e da dieci schede che illustrano alcuni giochi.</p>
<p>Infine dobbiamo dire che ci sono alcune filastrocche che le nostre nonne e le nostre mamme ci cantavano quando eravamo bambini.</p>
<p>“E tolì tolì tolì” ci ha impressionati favorevolmente e ci ha regalato momenti di grande emozioni. E’ un libro che dovrebbero leggere gli anziani per ricordare e i giovani perchè possano capire che si può essere felici anche con pochi giocattoli.</p>
<p>Anzi leggendo questo libro noi traiamo la conclusione che l’immensa mole di regali che noi diamo ai nostri bambini sono diseducativi.  Infatti i regali vengono  abbandonati immediatamente dopo che vengono ricevuti.</p>
<p>E poi un discorso a parte meritano i regali elettronici quali calcolatrici, telefonini e così via. Questi tipi di oggetti possono avere refluenze negative che si possono ripercuotere su tutta vita dei ragazzi.</p>
<p>Lasciamo che i fanciulli imparino la tavola pitagorica a memoria, facciamo in modo che imparino a memoria le poesie, facciamoli stupire con le favole. AVRANNO TEMPO PER ALTRE COSE.</p>
<p>Grazie Giusy e Anna Maria che, con il vostro libro, ci avete dato l’occasione di parlare della letteratura per l’infanzia a cui non abbiamo dedicato tempo. Speriamo di poter riparare a questa mancanza.</p>
<p>Agrigento, lì 15.5.2012</p>
<p>Gaspare Agnello</p>
<p>credit immagine:</p>
<h6><a href="http://www.agrigentonotizie.it/eventi/cultura/toli-toli-la-memoria-nel-gioco-povero-siciliano.html">http://www.agrigentonotizie.it/eventi/cultura/toli-toli-la-memoria-nel-gioco-povero-siciliano.html</a></h6>
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		<title>Il Ritorno Di Proserpina E Hotel Minerva Di JarosłAw Iwaszkiewicz &#8211; Recensione di Gaspare Agnello</title>
		<link>http://www.gaspareagnello.it/2012/05/il-ritorno-di-proserpina-e-hotel-minerva-di-jaroslaw-iwaszkiewicz-recensione-di-gaspare-agnello/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 11:58:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Agnello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gaspare Agnello]]></category>
		<category><![CDATA[JarosłAw Iwaszkiewicz]]></category>

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		<description><![CDATA[La casa editrice il Matauro ci propone due racconti dello scrittore, saggista, drammaturgo e poeta polacco Jaroslaw Iwaszkiewicz, “Il ritorno di Proserpina” e “Hotel Minerva” che sono stati pubblicati nella raccolta “Novelle Italiane” del 1947.
I racconti sono stati egregiamente tradotti da Cezary Bronowski che è professore ordinario in letteratura e nella storia del teatro italiano; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La casa editrice il Matauro ci propone due racconti dello scrittore, saggista, drammaturgo e poeta polacco Jaroslaw Iwaszkiewicz, “Il ritorno di Proserpina” e “Hotel Minerva” che sono stati pubblicati nella raccolta “Novelle Italiane” del 1947.</p>
<p>I racconti sono stati egregiamente tradotti da Cezary Bronowski che è professore ordinario in letteratura e nella storia del teatro italiano; è il Direttore della Cattedra di Lingua e Letteratura Italine presso l’Università Nicolò Copernico di Torun in Polonia.</p>
<p>Bronowski è autore di vari saggi dedicati a: L. Pirandello, Rosso di San Secondo, Marinetti, Vasari, Bontempelli, Bassani, Wojtyla, Leopardi. Da ciò si deduce che è un grande conoscitore della letteratura italiana e uno che sa scrivere in perfetto italiano, come si evince dalla traduzione oggetto della nostra recensione.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2421" title="Jaroslaw_Iwaszkiewicz" src="http://www.gaspareagnello.it/images/Jaroslaw_Iwaszkiewicz.jpg" alt="" width="408" height="538" /></p>
<p>I due bellissimi racconti pubblicati dalla Metauro nascono dai frequenti viaggi e quindi dell’amore dello scrittore polacco Iwaszkiewicz per il mezzogiorno e per la Sicilia in particolar modo che visitò con molta costanza e con grande passione per la bellezza della natura, per la grandezza significativa dei ruderi greci che testimoniano di una grande civiltà di cui siamo figli, per il valore della mitologia attraverso cui i greci si spiegarono tutti i fenomeni della vita e dell’essere dell’uomo.</p>
<p>In questa “Bedda” Sicilia, candida e innocente, si perpetua il mito di Proserpina rapita da Plutone  che ritorna ogni anno presso la madre Cerere, riportando sulla terra la bellezza della primavera e l’amore che sboccia prepotente, favorito dal fiorire dei mandorli, dal profumo dei glicini e dei gelsomini, dalle pietre millenarie che parlano di civiltà mai sopite e che rivivono eternamente in noi che di quelle civiltà siamo figli.</p>
<p>E in questa cornice lo scrittore disquisisce sull’amore e sulla felicità dell’uomo.</p>
<p>L’americano Dick Wames viene in Sicilia per incontrare la sua Kore, una donna sposata con quattro figli e che, ogni anno, raggiunge il suo uomo in Sicilia per vivere la sua grande avventura amorosa.</p>
<p>Perché proprio in Sicilia? Perché “venire in Sicilia significa vivere un’avventura colorata e intellettuale”.</p>
<p>Dick Wames si aggira tra Siracusa, Taormina e Palermo, incontra il nostro autore con cui intesse un rapporto intellettuale, il quale a sua volta vive una bella amicizia con l’anziana signora Elena Cannett.</p>
<p>Le discussioni tra questi personaggi sono profonde, amene, a volte amare ma sempre interessanti. Ognuno vive la sua Sicilia con tutta la magia del suo fascino intellettuale e paesaggistico, vive la sua felicità momentanea o addirittura inesistente.</p>
<p>Kore, come Proserpina, torna in Sicilia, riabbraccia il suo Dick che l’aspetta, sapendo che l’amore è un attimo che va e viene e che tutto è aleatorio.</p>
<p>La vita è difficile. Basta osservare la bellezza di Palermo con i suoi monumenti, le sue chiese, i suoi mercati vocianti e osservare un asino che conduce stancamente la pianola e il suo padrone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il discorso su l’amore e su l’arte continua nel racconto “Hotel Minerva” dove la cameriera dell’Hotel, Rosalia vive la sua vita lavorando sodo e non comprendendo il senso magico di quello che la circonda.</p>
<p>Non sa valorizzare l’amore che le porta Carmelo.</p>
<p>Occorre che si innamori dell’Ing. Szmid perché possa capire il senso dell’arte, del bello e quindi dell’amore.</p>
<p>Segue in maniera costante l’Ingegnere che parla con la “Principessa”. Sente parlare, per la prima volta, del senso e del valore del tempio di Minerva, della bellezza del mare, del fascino della natura, del profumo dei fiori, dello splendore della luna.</p>
<p>La cameriera dell’Hotel, che ha sempre lavorato come le bestie, comprende il significato della vita attraverso la bellezza dell’arte e della natura e ritorna al suo Carmelo.</p>
<p>“Ad un tratto Rosalia interruppe il suo discorso, si rivolse a lui e gli mostrò il mare con le immense colline, respirando a pieni polmoni l’odore di assenza e di menta, dopodiché riprese fiato e gli disse: Vedi? Vedi tutto?&#8230;.</p>
<p>…..Guarda, guarda bene. Il mare è di colore d’argento e questi margini del campo che toccano leggermente il mare, che meraviglia! Il grano viene cullato dal vento e i grilli fanno un perenne cri cri…senti tutto? E dietro di noi ci sono le colonne del tempio. Ma guarda, guarda bene, vedi le colonne?&#8230;</p>
<p>…Eh sì…davvero…com’è bello il mondo!”</p>
<p>Agrigento,lì 26.4.2012</p>
<p>Gaspare Agnello</p>
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		<title>La Ricorrenza del 1° Maggio a Grotte di Gaspare Agnello</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 20:09:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Agnello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gaspare Agnello]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La CGIL provinciale di Agrigento ha scelto di celebrare il primo maggio del 2012 a Grotte e questo mi dà l’occasione per andare indietro di sessanta anni e ripercorrere il cammino del movimento dei lavoratori di un comune che ha caratteristiche particolari perché ha avuto, a differenza di altri comuni siciliani, un ceppo di operai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La CGIL provinciale di Agrigento ha scelto di celebrare il primo maggio del 2012 a Grotte e questo mi dà l’occasione per andare indietro di sessanta anni e ripercorrere il cammino del movimento dei lavoratori di un comune che ha caratteristiche particolari perché ha avuto, a differenza di altri comuni siciliani, un ceppo di operai costituito dagli zolfatari, è stato sede del primo convegno dei fasci dei lavoratori nel 1893, ha avuto uno scisma religioso nel 1873, ha avuto una chiesa Valdese e una grande tradizione socialista.</p>
<p>[[Show as slideshow]]<br />
A Grotte la Camera del Lavoro è stata aperta nell’immediato dopoguerra da alcuni socialisti e comunisti che, volontariamente, hanno assistito i lavoratori con spirito di grande sacrificio.</p>
<p>Caduto il Fascismo, si è ripresa subito la tradizione della celebrazione della festa del primo maggio e la cittadinanza, con la banda musicale, si recava a festeggiare a “lu cuozzu di l&#8217;oru”, dove ognuno consumava quello che si portava da casa.</p>
<p>Si andava in quella contrada in ricordo del fatto che durante il fascismo, gli antifascisti andavano a celebrare la festa dei lavoratori clandestinamente in quella zona e portavano le loro cibarie avvolte in fazzoletti rossi.</p>
<p>Io ho preso la tessera del Partito Socialista Italiano nel 1952 e da quel giorno ho frequentato sempre la Camera del Lavoro, fino a diventare componente della segreteria provinciale assieme ai Compagni On. Giuseppe Palumbo, Antonino Calamo, Giovanni Civiltà, Giuseppe Grado ed altri.</p>
<p>La storia e i ricordi del sindacato locale sono struggenti e significativi perché ha coinvolto la vita di tanti dirigenti umili, onesti e presi dalla fede del cambiamento della nostra società. E’ una onestà che riconosco anche ai dirigenti comunisti di base che hanno aderito a quel Partito con fede sincera nella certezza che da quella ideologia poteva venire una società più giusta.</p>
<p>Quei dirigenti certamente non immaginavano quello che avveniva oltre cortina e la loro battaglia è stata foriera di civiltà e di progresso per il nostro paese.</p>
<p>A Grotte gli zolfatari avevano il loro riferimento presso la camera del lavoro, i braccianti trovavano assistenza per l’iscrizione negli elenchi anagrafici, i pensionati vivevano la camera del lavoro, tutti i cittadini venivano assistiti per i rapporti con l’INPS, con l’INAIL  e per tutte le loro esigenze burocratiche.</p>
<p>Se un lavoratore aveva bisogno di un certificato dal Comune o dagli Uffici della provincia, era la Camera del lavoro che vi provvedeva.</p>
<p><img src="http://www.gaspareagnello.it/wp-content/gallery/gaspareagnellosocialismo/gaspare-agnello-storiche-partito-socialista-5.jpg" alt="gaspare-agnello-storiche-partito-socialista-5" /></p>
<p>Le battaglie degli zolfatari sono epiche perché in quel periodo lavoravano e poi non ricevevano le loro spettanze e quindi era un terribile dramma di lotte per avere il salario.</p>
<p>Scioperi, viaggi a Palermo presso l’Assessorato all’Industria.</p>
<p>Nell’anno in cui rivestii la carica di Vice Sindaco 1956/57, passai più giorni a Palermo che a Grotte per accompagnare delegazioni di zolfatari con Salvatore Rizzo, Nicolino di cui ho dimentica il cognome e di tantissimi altri.</p>
<p>Quanti umili eroi sono passati dalla Camera del lavoro!!! Melchiorre Terrana, Cardinale, Peppe Spitaleri, Giacomo Cimino, Gregorio Bertilino, Totò Carlisi, Alfonso Spitaleri, Salvatore Rizzo, il sopramenzionato Nicolino.</p>
<p>Dai locali pieni di fumo e frequantati da zolfatari e pensionati catarrosi è partita una battaglia di democrazia e di civiltà che contribuì a rovesciare, negli anni cinquanta, un sistema di potere prepotente e oppressivo.</p>
<p>Nel 1952 e nel 1956 le forze popolari conquistarono il comune che fu aperto a tutta la gente umile e operosa.</p>
<p>Si condusse una dura lotta contro la mafia e ricordo infatti che è stato ospite della camera del lavoro di Grotte Girolamo Licausi e tanti altri dirigenti del movimento operaio.</p>
<p>Le nostre battaglie contribuirono a creare nel nostro paese uno stato sociale tra i migliori di tutto il mondo che oggi viene smantellato pezzo per pezzo.</p>
<p>Purtroppo le condizioni del sud non hanno consentito uno sviluppo economico del nostro paese per cui la maggior parte dei nostri operosi compagni è stata costretta a emigrare in Belgio, in Francia, in Germania, nelle Americhe, in Australia.</p>
<p>A tutti questi nostri fratelli sparsi per  il mondo e ai loro figli va un saluto e un pensiero affettuoso che parte da Grotte ma soprattutto da “Lu cuozzu di l&#8217;oru”.</p>
<p>Io sono anziano e ho voluto scrivere questi pochi ricordi nella speranza che qualche giovane studioso possa consultare gli archivi della caserma dei carabinieri, del comune, dei giornali siciliani, per ricostruire una storia che è la storia della libertà, della democrazia e della emancipazione del mondo del lavoro, delle donne, dei giovani.</p>
<p>I giovani di oggi devono sapere che sono figli di queste battaglie e dei sacrifici di tantissimi eroi silenziosi e senza monumenti&#8221;</p>
<p>Agrigento, 1 maggio 2012</p>
<p><em><strong>Articolo originale scritto da Gaspare Agnello</strong> e pubblicato da <strong>Carmelo Arnone</strong> per la prima volta il 30 aprile 2012 sul sito di <a href="http://www.grotte.info">grotte.info</a> con il titolo <a href="http://www.grotte.info/ag/2012/notiziario%202012.04.htm#30.04.12c">&#8220;<strong>Lettere. &#8220;Il 1° Maggio a Grotte&#8221; di Gaspare Agnello</strong>&#8220;</a></em></p>
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		<title>Giornata dedicata a Michele Lizzi &#8211; Agrigento, 20 Aprile 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 13:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Agnello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gaspare Agnello]]></category>
		<category><![CDATA[michele lizzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il quarantesimo anniversario della morte del musicista agrigentino Michel Lizzi sarà celebrato venerdì 20 aprile 2012 alle ore 16,30 presso il Museo Archeologico di Agrigento, con una giornata di studio organizzata dalla Professoressa Angela Bellia.
La manifestazione è sponsorizzata dalla FIDAPA di Agrigento, dal Polo Universitario di Agrigento, dalla Università di Palermo, dalla Università Fieri-Agliaia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il quarantesimo anniversario della morte del musicista agrigentino Michel Lizzi sarà celebrato venerdì 20 aprile 2012 alle ore 16,30 presso il Museo Archeologico di Agrigento, con una giornata di studio organizzata dalla Professoressa Angela Bellia.</p>
<p>La manifestazione è sponsorizzata dalla FIDAPA di Agrigento, dal Polo Universitario di Agrigento, dalla Università di Palermo, dalla Università Fieri-Agliaia di Palermo, dal Comune di Agrigento e dal Museo Archeologico di Agrigento.</p>
<p><a href="http://www.gaspareagnello.it/shop/michele-lizzi-musicista-del-900-ebook-in-pdf/"><img title="Scarica il Pdf Online è In Offerta." src="http://www.gaspareagnello.it/images/michele-lizzi-gaspare-agnello-copertina-jpg.jpg" alt="Scarica il Pdf Online è In Offerta." width="429" height="620" /></a></p>
<p>La presidenza dell’incontro sarà affidata al Professore Oscar Belvedere Presidente del Corso di laurea in Beni Culturali dell’Università di Palermo, sede di Agrigento, mentre le relazioni saranno tenute da Gianfranco Nuzzo, Angela Fodale e Salvatore Varisano dell’Università di Palermo.</p>
<p>Quindi seguirà un video su Michele Lizzi curato da Alessandro Bonomo e l’esecuzione de “Il piffero magico”<br />
di M. Lizzi da parte della pianista Mariarita Pellitteri.</p>
<p>Per l’occasione Gaspare Agnello, che è stato per quattro anni alunno di Michele Lizzi presso il Magistrale “R. Politi” di Agrigento, ha pubblicato una monografia sul musicista agrigentino con la quale illustra le opere del maestro “Pantea”, “L’Amore di Galatea”, “La sagra del Signore della nave”.</p>
<p>Agnello racconta i ricordi personali del maestro, le sue impressioni sulla grandezza dell’artista e riporta alcuni giudizi critici di valenti personaggi del mondo della lirica oltre ad alcuni scritti dello stesso Lizzi che servono a chiarire il senso della sua musica e del suo stile musicale.<br />
Durante il convegno Gaspare Agnell illustrerà il suo lavoro che è stato inviato a moltissimi enti lirici italiani e che si può trovare <a href="http://www.gaspareagnello.it/shop/michele-lizzi-musicista-del-900-ebook-in-pdf/">sul suo sito gaspareagnello.it</a>, o nelle librerie agrigentine.</p>
<p>La professoressa Bellia, con questo convegno, tende a riportare alla luce l’opera musicale di Lizzi e a fare in modo che le sue opere possano essere riproposte dai grandi teatri italiani.<br />
E’ da dire altresì che i Club Service di Agrigento si sono assunti l’onere di ripristinare la villa Lizzi che sarà restituita alla fruizione degli agrigentini.</p>
<p>Noi vogliamo ricordare che il Sindaco Enzo Lauretta ha insignito Lizzi della medaglia d’oro della Città di Agrigento per i suoi meriti artistici e che il Sindaco Ciotta è stato colui che ha intitolato al Maestro Lizzi la villa che si trova alla fine del Viale della Vittoria e che, come detto, sta per essere ripristinata a spese dei Club Service agrigentini.</p>
<p><a href="http://www.gaspareagnello.it/shop/michele-lizzi-musicista-del-900-ebook-in-pdf/"><img class="alignnone" title="Vai alla Scheda del Libro" src="http://www.gaspareagnello.it/images/copertina-libro-lizzi.jpg" alt="" width="150" height="196" /></a></p>
<p>Agrigento, lì 16.4.2012<br />
Gaspare Agnello</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anna è Felice di Angelo Petyx &#8211; Recensione</title>
		<link>http://www.gaspareagnello.it/2012/03/anna-e-felice-di-angelo-petyx-recensione/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 07:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Agnello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angelo Petyx]]></category>
		<category><![CDATA[angelo petyx]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi 30 marzo 2012 ricorre il 15 anniversario della morte dello scrittore di Montedoro Angelo Petyx e noi lo ricordiamo con la recensione del suo libro “Anna è felice”, sperando che il 2 novembre di quest’anno si possa celebrare il centenario della nascita.
Anna è Felice di Angelo Petyx  - Todariana Editrice (Mi)
Lo scrittore neorealista del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi 30 marzo 2012 ricorre il 15 anniversario della morte dello scrittore di Montedoro <a href="http://www.gaspareagnello.it/category/angelo-petyx/">Angelo Petyx</a> e noi lo ricordiamo con la recensione del suo libro “Anna è felice”, sperando che il 2 novembre di quest’anno si possa celebrare il centenario della nascita.</p>
<h2>Anna è Felice di Angelo Petyx  - <a href="http://www.todariana-eurapress.it/">Todariana Editrice</a> (Mi)</h2>
<p>Lo scrittore neorealista del periodo post bellico, cambia pelle, per percorrere nuove strade. Del resto chi è scrittore lo deve essere a tutto tondo e deve saper attraversare tutti i sentieri dell’arte, magari con esiti non sempre convinvincenti.</p>
<p>Petyx, quasi alla conclusione della sua vita, vuole adempiere ad una promessa che, in gioventù, il partigiano, aveva fatto alla giovane e bella ragazza di Tarantasca che è diventata la compagna della sua vita e scrive una storia che sicuramente è autobiografica. Noi non conosciamo a fondo la vita dello scrittore di Montedoro, ma non ci vuole molto a capire che la storia, a sfondo rosa, del suo ultimo libro è dedicata alla moglie.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.gaspareagnello.it/wp-content/uploads/2007/09/decennale-della-morte-di-angelo-petyx-3.jpg" alt="" width="584" height="438" /></p>
<p>Nel libro “Anna è felice” editrice Todariana di Milano, Petyx narra la storia di Elio Ferrara di Favara che fa il militare in un ipotetico paese dell’Emilia Romagna, Lavigno e che si innamora della lattaia Anna. E qui ci sono tutti gli ingredienti di una storia rosa che nella realtà ha un lieto fine, na che nel libro è lasciata alla immaginazione del lettore e allo svolgersi degli eventi bellici che volgono alla fine che avranno l’epilogo della lotta partigiana, a cui l’autore prese parte, ma che nel libro non compare.</p>
<p>Piuttosto è da dire che c’è il coro di tanti militari originari da tutte le parti d’Italia che, come in tutti i romanzi di Petyx, rappresentano il coro delle tragedie greche, anche se in questo libro la tragedia è rappresentata dalla guerra che viene vista in lontananza,  con l’occhio dell’antifascista che diventerà partigiano. La guerra è descritta come un evento assurdo, grottesco ma drammatico per migliaia di giovani italiani che sono stati costretti a finire la loro giovinezza nelle steppe della Russia di Stalin e nella insidiosa Iugoslavia di Tito dove “L’armata sagapò” portò morte e stupri, ricevendo in contraccambio una dura lotta partigiana che ebbe poi il risvolto delle foibe.</p>
<p>Nella camerata si incontrano le diverse culture regionali del nostro paese che aveva fatto l’Italia e che doveva fare gli italiani.</p>
<p>E il servizio militare serviva allora anche a cimentare l’unità degli italiani facendo incontrare il siciliano con il sardo, con il romagnolo, con il piemontese, con il romano, con il lombardo, con il veneto.</p>
<p>E qui Petyx scrive pagine bellissime che mettono in risalto diversità di costumi e di mentalità degli italiani.</p>
<p>Miceli, Caprariello, Tomasetti, Bernasconi, Biasini, Pollastrelli, Brianza, Severini, Edoardo Todaro e Galfrè, il cui nome fa chiaro riferimento a quello della moglie di Angelo Petyx, sono i protagonisti del coro italiano da “amalgamare” con molta difficoltà e, pare, con scarsi risultati.</p>
<p>La famiglia di Anna non accetta che la figlia sposi un siciliano di Favara che è più Africa che Italia e la mamma di Lei lo accetta perché Elio è Professore e per fare felice la figlia Anna che, anche lei, si avvia alla laurea. E’ la cultura che, in questo caso, aiuta a superare le barriere di una discriminazione razziale che ancora persiste e che porta a un leghismo veramente di “bassa lega” che non ha senso se non nell’egoismo economico di una parte ricca dell’Italia nei confronti di una parte che è stata occupata e defraudata.</p>
<p>Vorremmo, a questo punto, capire perché Petyx fa nascere Elio a Favara e non a Montedoro, come sarebbe stato più logico.</p>
<p>La questione ci intriga perché ci porta a pensare che lo scrittore di Montedoro abbia letto i libri di Antonio Russello scrittore di Favara. In un suo racconto “Gesù è nato in Sicilia” pubblicato nel libro “Siciliani prepotenti” Russello immagina che Gesù, dovendo scegliere il luogo dove nascere, viene in Sicilia e, dopo avere visitato Favara, implora il padre perché lo fascesse nascere in altro luogo perché questa terra è troppo insanguinata e troppo dura e preferisce nascere in un luogo più terribile quale la Palestina.</p>
<p>La Favara di quel tempo era la Favara del bandito Verdone del romanzo di Russello “La luna si mangia i morti” , una Favara che era agli onori della cronaca per “sciarre e delitti” e dove “ti tirano lu cutieddu per un nonnulla, magari perché non gli è garbato il modo di come hai risposto a uno, guardato un altro”. E quindi i dubbi della famiglia di Anna erano fondati, ma Elio li fuga dicendo che, da sposato, avrebbe scelto di vivere a Lavigno.</p>
<p>La storia ha risvolti rosa e mette a nudo una cultura “canzonettara” dell’autore che è tipica del tempo. Non dobbiamo dimenticare che nel periodo post bellico le canzonette famose diventavano film ‘strappalacrime’ di grande successo.</p>
<p>Le passeggiate di Elio e di Anna nella campagna che attornia il paese di Lavigno dà all’autore la possibilità di descrivere la natura di quei luoghi, la gobba degli   Appennini, le chiome degli alberi, il maestoso ippocastano, il fiume che scorreva lento e silenzioso.</p>
<p>La conclusione del libro ci sorprende non poco perché il giovane romantico, innamorato, si lascia prendere dall’istinto animalesco e si abbandona ad una avventura erotica con una donna che esercita il mestiere più antico del mondo.</p>
<p>Perché Petyx ha voluto dare questo risvolto alla sua storia? Chissà! L’uomo è fatto di sentimenti e di materia. Elio va alla guerra, non sappiamo dove, ci sarà la lunga e terribile storia delle resistenza. Sopravviverà? ritornerà alla sua Anna? Questo l’autore lo lascia in sospeso.</p>
<p>Sappiamo solo cher il partigiano Petyx è rimasto con la sua bambina che è diventata sua moglie e con questo libro ha adempiuto ad una promessa che Elio aveva fatto ad Anna: “ Un giorno, se riuscirò a scamparla, scriverò un libro su questa nostra storia d’amore, i nostri timori ed ansie”.</p>
<p>“…Dico che se non mi mancheranno vita e tempo  scriverò un romanzo sulla nostra storia d’amore. Se ne sono scritte tante, storie d’amore, e io vi aggiungerò la nostra”.</p>
<p>“…Sono uno scrittore…In questo momento ho un bisogno tale di dire, raccontare ciò che mi urge dentro…”</p>
<p>Certamente, anche in questo libro Petyx è scrittore e sa raccontare la storia che gli urge dentro.</p>
<p>La storia indubbiamente prende il lettore che la fa propria e la vive assieme ai protagonisti ma noi dobbiamo dire che il libro non ha  la forza di quelli ambientati in Sicilia dove cè il mondo terribile dell’infanzia dello scrittore, il suo paese, i suoi minatori, i suoi braccianti, la miseria di un popolo.</p>
<p>La Sicilia fa capolino anche in questo libro e si nota nel linguaggio che è semplice e incisivo e con riferimenti continui al dialetto siciliano.</p>
<p>La storia narrata è assolutamente diversa dalle altre raccontate da Petyx nei suoi grandi romanzi quali “La miniera occupata”, Il sogno di un Pazzo” “Le notti insonni di LiillA’.</p>
<p>Un uomo anziano, che guarda all’oltre,  adempie a una sua promessa e ci racconta una delicata storia d’amore che racchiude anche una parte della nostra storia recente e questo lo fa con molto garbo e discrezione.</p>
<p>Agrigento,l’ 30.3.2012</p>
<p>Gaspare  Agnello</p>
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		<title>Video Intervista ad Antonio Presti Ideatore di Fiumara d&#8217;Arte</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 10:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Agnello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gaspare Agnello]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Presti]]></category>
		<category><![CDATA[fiumara d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[Video Un Libro Per Amico]]></category>

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		<description><![CDATA[Di seguito il video della puntata, dello speciale “Un libro per amico” che va in onda su Tele Video Agrigento,  dedicata  a Antonio Presti  ideatore di Fiumara d&#8217;Arte, con una mia intervista. Durata 37′

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<a id="wpfp_699d1d7d1b6ffeb22292be6b474a830b" style="width:600px; height:450px;" class="flowplayer_container player plain"><img src="http://www.televideoagrigento.net/clip/videos/946/original/Fiumara_D_Arte.jpg" alt="" class="splash" /><img width="83" height="83" border="0" src="RELATIVE_PATH/images/play.png" alt="" class="splash_play_button" style="top: 180px; border:0;" /></a></p>
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<p><img class="alignnone size-full wp-image-2304" title="antonio-presti" src="http://www.gaspareagnello.it/images/antonio-presti.jpg" alt="" width="597" height="900" /></p>
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		<title>E’ la Bellezza che Salverà il Mondo di Desislava Gambino</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 09:39:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Agnello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Desislava Gambino]]></category>
		<category><![CDATA[E’ la bellezza che salverà il MONDO]]></category>

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		<description><![CDATA[L’aspirazione alla pienezza ed al compimento interiore è presente in ogni essere umano,fin dai tempi più antichi abbiamo difficoltà a definirla,perché assume le forme più diverse ed esercita in noi un fascino speciale e ci orienta nella nostra ricerca personale.
Non è sempre stato così. Per secoli, infatti, il bisogno di pienezza è stato interpretato ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’aspirazione alla pienezza ed al compimento interiore è presente in ogni essere umano,fin dai tempi più antichi abbiamo difficoltà a definirla,perché assume le forme più diverse ed esercita in noi un fascino speciale e ci orienta nella nostra ricerca personale.</p>
<p>Non è sempre stato così. Per secoli, infatti, il bisogno di pienezza è stato interpretato ed orientato nel quadro della esperienza religiosa. La religione è stata,è sovente continua ad essere,una cosmologia, una morale,un elemento coesivo della comunità,un fondamento dello Stato e della politica.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2274" title="Lazarka di Desislava Gambino - 2010" src="http://www.gaspareagnello.it/images/la-bellezza-salvera-il-mondo-gambino.jpg" alt="Lazarka la-bellezza-salvera-il-mondo-gambino" width="600" height="841" /></p>
<p>Il termine, tuttavia, evoca anche una relazione con una istanza immateriale,al di sopra di noi,alla quale si è potuto fare riferimento parlando di Assoluto o di Infinito ,Sacro o di Grazia. Non sono mancate altre forme di compimento interiore; in assenza però di una dottrina che potesse inquadrarle e giustificarle,sono rimaste ai margini della coscienza e sono state vissute quasi clandestinamente.</p>
<p>L’aspirazione alla Bellezza è quindi la capacità di percepire fuggevolmente uno Stato di Perfezione,che conduce ad uno stato di pienezza e infonde in noi un senso di pace interiore: E’ ciò che dà significato alla vita e indirettamente la rinvia a molteplici realtà.</p>
<p>Ecco perché parlando di assoluto, o di infinito, Sacro o Grazia, l’aspirazione all’assoluto e le sue tante forme di</p>
<p>ricerca sono diventate,oggi, un fatto personale. Non vogliamo rinunciare al rapporto con il Sacro o l’infinito o il Sublime, ma non accettiamo che ci venga imposto dalla società. Solo recentemente tutto ciò è stato definito nell’ambito del processo della secolarizzazione attuale rappresenta il “disincanto dal mondo”.</p>
<p>Tra i vari tentativi di concepire e di vivere l’Assoluto in maniera individuale al di fuori delle religioni tradizionali e secolari &#8211; politiche vorrei prendere in esame quello che interpreta tale esperienza come ricerca Della Bellezza.</p>
<p>La Bellezza salverà il Mondo,la frase è di Dostoevskij,non è mai stata così attuale. La parola Bellezza assume qui un significato più ampio che non sempre corrisponde all’uso comune.</p>
<p>E’ una esperienza di compimento interiore e di pienezza dell’essere,in cui vivere è un’arte che ci cerchiamo di perfezionare come fosse una opera d’arte. “Ossia la continuazione del sacro con altri mezzi lontano dal disincanto del mondo. Così come tutto ciò che può emozionarci è una prova indubbia dell’esistenza di Dio, così l’arte infonde in noi una sensazione di pienezza,di compimento,di perfezione,di andito all’infinito, o semplicemente luogo dove questi sforzi hanno prodotto il risultato più eclatante: E’ questa la mia idea di Arte!</p>
<p>Ma in verità l’opera d’arte e la vita sono in sé l’una nell’altra. Come esempio di vita,assumo l’opera d’arte in sé. Non esiste un abisso che la separi dall’esperienza più comune poiché,facendo uso dell’immaginazione chiunque sa spiegare la realtà e tenta di dare alla propria vita quotidiana una forma armoniosa.</p>
<p>L’opera d’arte è solo il risultato finale più sorprendente. inconsciamente e tacitamente ciascuno di noi è animato da un progetto di vita,in base al quale giudica la propria esistenza del momento,ma ignora dove tutto ciò lo porterà. Per ottenere delle risposte ho iniziato la mia indagine sull’Arte chiedendomi in che cosa consistesse la ricerca della perfezione,che ruolo potesse giocare nella mia esistenza ed in che modo potesse spiegare e circoscrivere i fatti e gli innumerevoli avvenimenti che l’hanno caratterizzata,come tanti episodi di un racconto.</p>
<p>Questo protrarsi nella ricerca dell’assoluto può rendere ancora più evidente il significato della mia ricerca con le LAZARKE. E’ un misto di violenza e di candore attribuire un significato a questo particolare vissuto.</p>
<p>E’ un confronto finale tra teoria e pratica che mi orienta verso il mestiere stesso di un’artista che sarà al servizio della bellezza. il filtro del linguaggio della mia arte deve essere così in questo modo interiorizzato dalle sguardo del destinatario finale,io come autrice cerco di riflettere tra Sogno e Realtà,tra Progetto di vita e Verità della esistenza,per varcare i confini della realtà e raggiungere una dimensione mitica con la LAZARKA!</p>
<p>La Alzarla è una figura Bulgara-Slava di donna bellissima ed è stata esaminata da me in ogni mese dell’anno, mostrando come siano i colori e le ombre a dominare nella pittura e non necessariamente il soggetto, riproposto all’infinito come infiniti sono i passaggi cromatici e le fantasie del costume folclorico.</p>
<p>E’ tutta un’emozione che rinnovandosi in ogni mese dell’anno diventa sempre qualcosa di diverso con decori nuovi e stupefacenti. Questa donna bellissima,tra la storia e la fantasia,la leggenda ed il mito mi ha molto colpito, non solo perché provoca un estraniamento dalla realtà circostante ma anche per la statuarietà della figura, l’infinita precisione dei dettagli,la perfetta simmetria,il bilanciamento della composizione delle forme al limite del possibile.</p>
<p>In un secolo così complesso e problematico io rispondo interpretando un mito antico con grande decoro formale, per evidenziare la semplicità e la leggerezza del suo messaggio: La BELLEZZA ALLO STATO PURO, qui intesa come elevatissima percezione di uno slancio totale verso l’infinito.</p>
<p><strong>Video della mostra di Desislava Gambino del 2009: </strong></p>
<p><object width="600" height="437" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/acDaxsPwUYM?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="600" height="437" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/acDaxsPwUYM?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>La complessità e la perfezione delle miniature in un puro esercizio di stile sono qui costruite ed eseguite con estrema precisione,completando il tutto con un fondo che ne esalti ancora di più la spettacolarità dei colori.</p>
<p>In quest’onirica esplosione di forme e colori si completa e si definisce il senso ed il valore del messaggio della Lazarka.</p>
<p>La bellezza, l’eleganza della posa,il fascino statuario che io faccio rivivere rendendola più innovativa e viva che mai,nel momento di maggiore splendore ed elevazione del suo incedere,si configura come in un sogno non mostrando mai il suo volto.</p>
<p>Il suo vero “volto “ è la vita intera,in tutti gli stadi ed i momenti della vita,una sintesi tra luce,colore e decorazione,poiché rappresenta se stessa nelle infinite varianti del mondo onirico da cui proviene.</p>
<p>Un mondo pulito di sentimenti puri,dove l’idealizzazione decorativa la erge al ruolo di “dea “, “ninfa” o “fata “, ma sempre mitica e leggendaria.</p>
<p>Una figura femminile sinuosa ed elegante che ogni volta rivive in modo diverso come diverse sono le stagioni della vita. Una,cento,mille donne,sospesa tra Oriente ed Occidente, tra Arte e Leggenda il mito della Lazarka sopravvive al risveglio dal mondo onirico da cui proviene come un autentico personaggio da fiaba.</p>
<p>Solo la Lazarka madre,madre di tutte le Lazarke ha un volto!</p>
<p>Per me l’arte è qualcosa di estremamente costruito, ed io la costruisco meticolosamente con estrema precisione.</p>
<p>Varcando una perfezione ricercata ai limiti del possibile,in un lento e certosino lavoro che richiede una grande pazienza ed una certa abilità; in una continua ricerca di una innata armonia con una scesa nel particolare quasi molecolare,che in me nel mio operare “fiammingo” documentano la ricerca di una eccellenza che trae origine dalla memoria dell’infanzia dell’umanità.</p>
<p>E’ il mondo da cui tutti veniamo ma in alcuni rimane più impresso che in altri. Come in un racconto di tipo magico di miti e fiabe antiche, da cui ancora oggi traggo soggetti quale fonte di ispirazione e comunicazione.</p>
<p>In un connubio tra la bellezza classica del divenire occidentale ed il fascino dei colori tipici dell’oriente.</p>
<p>Grazie della vostra attenzione!</p>
<p><strong>Desislava Gambino</strong></p>
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		<title>Le Notti Insonni di Liillà di Angelo Petyx &#8211; Recensione</title>
		<link>http://www.gaspareagnello.it/2012/03/le-notti-insonni-di-lilla-di-angelo-petyx-recensione/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 19:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Agnello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angelo Petyx]]></category>

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		<description><![CDATA[La letteratura, come la vita, è molto strana perché, molto spesso, libri di poco valore hanno grande  successo, mentre veri gioielli restano sotterrati e dimenticati. Lo stesso avviene per gli scrittori il cui successo è legato a fattori diversi e non propriamente alla validità delle opere da loro scritte.
Angelo Petyx è stato uno scrittore schivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La letteratura, come la vita, è molto strana perché, molto spesso, libri di poco valore hanno grande  successo, mentre veri gioielli restano sotterrati e dimenticati. Lo stesso avviene per gli scrittori il cui successo è legato a fattori diversi e non propriamente alla validità delle opere da loro scritte.</p>
<p>Angelo Petyx è stato uno scrittore schivo e appartato, forse anche per sua scelta personale. Ebbe una certa notorietà quando Vittorini gli pubblicò, con la Mondadori nel 1957, “La miniera occupata” per il quale è ricordato dal mondo letterario. Ma poi ha pubblicato tanti altri libri che sono stati editi da case editrici minori e che non furono notati dalla grande critica militante.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2281" title="le-notti-insonni-di-lilla-di-angelo-petyx-copertina" src="http://www.gaspareagnello.it/images/le-notti-insonni-di-lilla-di-angelo-petyx-copertina.jpg" alt="le-notti-insonni-di-lilla-di-angelo-petyx-copertina" width="600" height="1039" /></p>
<p>Noi, in occasione del centenario della nascita, che ricorre il due novembre del 2012, stiamo leggendo tutti i suoi scritti e stiamo scoprendo uno scrittore che aveva grande talento, un pittore della natura, un osservatore dell’ambiente che lo circondava, un rappresentante del neorealismo a cui  restò legato, per la necessità di raccontare il mondo terribile della sua infanzia, del suo paese, dei contadini, degli zolfatari, della fame antica di secoli di un popolo che ha subito duemila anni di angherie e di sorpusi.</p>
<p>E la sua letteratura diventa, quindi, grido di dolore di una umanità sofferente che è quella della Sicilia antica e profonda ma che può essere dei paesi africani che ancora vivono in condizioni peggiori di quelle descritte dal nostro autore.</p>
<p>“La miniera occupata” è un romanzo emblematico del mondo degli zolfatari, la storia di un giovane che si vuole riscattare con i libri e con l’amore, ma che è costretto ad emigrare per trovare la sua via, rinunziando alle sue cose e al suo amore. E’ la stessa storia del protagonista de “La luna si mangia i morti” del conterraneo Antonio Russello.</p>
<p>“Il sogno di un pazzo” è il dramma terribile della fame, la storia di un uomo che non riesce a riscattarsi, né con i libri, né con l’arte, che diventa il sogno di un pazzo. La storia di un vinto che si aggiunge ai vinti di Verga, alla questione della irredimibilità della Sicilia di cui parla Tomasi di Lampedusa che pubblica nel suo stesso periodo.</p>
<p>“Le notti insonni di Liillà”, di cui noi ora vogliamo parlare  è, a nostro avviso, il libro di tutta una vita, il libro a cui Petyx avrà lavorato  intensamente per tantissimi anni e che assomma tutta la sua letteratura, la  filosofia degli ultimi, la religiosità e il  rifiuto della Chiesa militante dei potenti, il senso o il non senso del creato, la paura della morte, che nasce dall’amore per la vita e l’amore che, ai poveri, è negato perché si è poveri e straccioni.</p>
<p>Come un ruminante Petyx questo libro lo pensò e lo ripensò.</p>
<p>Prima scrisse un racconto intitolato “Come morì Brasciddu” pubblicato sul  giornale “Incidenze” anno II n.1-3 gennaio giugno 1960 che racchiude, in nuce, il libro “Le notti insonni di Lillà”. Nel 1976, con la stessa casa editrice Todariana, pubblica “Liillà ed altri racconti”.</p>
<p>Finalmente nel 1984 vede la luce “Le notti insonni di Liillà” con la casa editrice Todariana di Milano nella collana “Le scelte”,  collana di narratori contemporanei diretta da Teodoro Giùttari, e che, a nostro avviso, è il capolavoro di Angelo Petyx e questo lo diciamo prima di leggere altri suoi scritti quali “Gli sbandati” del 1971, “Il lungo viaggio” del 1986, “Anna è felice” del 1991, “L’amore respinto” del 1994.</p>
<p>Azzardiamo questo giudizio assoluto perché il libro ci ha veramente impressionati favorevolmente.</p>
<p>Chi, come noi, ha una età molto avanzata e ha potuto, in parte, vivere quel tempo, resta sconvolto dalle cose descritte da Petyx, dal modo come lui le racconta, dai particolari che riesce a cogliere, dalle considerazioni terribili che fa su quel mondo, e su la vita condotta da gente condannata da un destino drammatico a vivere una condizione sociale senza via d’uscita, sognando un paradiso che è lontano e che  “ha dda veni’”e forse è impersonato da Baffone, il mitico Stalin che, per un certo periodo, è stato immaginato come il liberatore dalla fame e dalla schiavitù dei relitt i di tutto il mondo.</p>
<p>Il protagonista del libro è Liillà ovvero Filì (Filippo)  che nel racconto era Brasciddu, uno zolfataro vedovo mandato in pensione perché lo zolfo gli ha bruciato i polmoni. Attorno a Liillà si muove il paese intero: il prete, il sagrestano, il farmacista, il barbiere, Buzzichino, altro zolfataro con i polmoni bruciati, le donne del paese e soprattutto Anna La Cilìa che dà i suoi favori agli uomini del paese che, con lei, soddisfano le loro esigenze amorose.</p>
<p>I personaggi portano i nomignoli tipici dei paesi di un tempo: la Catalana, Campanella, Sparavento, Santo Cocilova, Panarazzo, Tirinnanna, Ristuccella, Peracotta, Cacavento, Maricchia la Bagianella, Pirillo, Rosa La Nasca, Arcangela Sciarra, Peppe Tammurinaru, Mangiaceci, Cianciminestra, Rosa Ballacazizza, Sparavento e tutti rappresentano i personaggi del coro greco, che si trova in tutti i romanzi di Petyx ambientati in Sicilia.</p>
<p>Ognuno recita la sua parte tragica di dolore e di miseria; solo Damblè e Muscarà cantano altra musica perché loro sono proprietari terrieri e si possono permettere di comprare la carne tutti i giorni e bere il vino di Vittoria che dà gioia e vigore.</p>
<p>Damblè e Muscarà rifiutano di attuare la legge Vullo che impone una diversa ripartizione del grano nell’aia a favore dei contadini e per attuare la legge occorre l’intervento del Segretario della Camera del Lavoro e dei carabinieri.</p>
<p>Il coro ha come scena il paese assolato circandato da tante miniere di zolfo, il cui fumo dei calcheroni arriva fino in paese, una campagna arida, affogata dallo scirocco, le ‘vaneddre’ dove si svolge la vita del paese.</p>
<p>Nella ‘vaneddra’ le donne cuciono i panni da rattoppare,  puliscono le mandorle, lavano e stendono i panni, le raggazze ricamano al tombolo, le galline camminano  e la mattina con il fresco o la sera al tramonto le donne e i pensionati si siedono davanti la porta per parlare e sparlare di tutto e di tutti.</p>
<p>Liillà, che non è come tutti gli altri, perché legge i giornali, e qualche libro che gli ha dato l’Ing. La Vecchia, ha la capacità di cogliere la bellezza della natura ed è affascinato dall’azzurro del cielo, dalla miriade di stelle, dalla luna che ha la forma di una falce, dal cardellino che si posa sempre sull’albero di acacia e canta la sua dolce musica.</p>
<p>Liillà amava la scuola e avrebbe voluto studiare ma il padre, a undici anni, lo portò in miniera per potere aiutare la famiglia a sbarcare il lunario: “Una volta, dice Liillà, da prima che il fumo di Gibellini mi consumasse i polmoni, avrei voluto leggere, divorare tutti i libri del mondo, perché la mia curiosità, bramosia di sapere ciò che l’intelligenza umana aveva prodotto in alcuni campi era insaziabile, mentre ora…sono qui che aspetto la morte”.</p>
<p>“La scuola che mi ha fatto l’ingegnere (Lo Vullo) è stata una cosa assai importante e decisiva per la mia formazione culturale e spirituale, perché sono venuto a conoscere scrittori e poeti e filosofi e storici, che altrimenti mi sarebbero rimasti per sempre sconosciuti”.</p>
<p>E’ da dire che i protagonisti dei libri di Petyx sono personaggi che hanno avuto contatti con i libri come Paolo de “La Miniera occupata” e Antonio de “Il sogno di un pazzo”. La cultura ha reso diversi questi personaggi che hanno preso contezza della loro miseria, del loro stato di inferiorità, che hanno sognato il comunismo che, in quel periodo, rappresentò l’idea del riscatto; e i paria dei paesi sognarono il paradiso sovietico e impersonarono in Peppino Stalin il loro liberatore.</p>
<p>Il mondo, per fortuna andò avanti, molte cose cambiarono, ma il risveglio dal sogno è stato molto amaro, come per il calzolaio di Sciascia del racconto “La morte di Stalin”. E queste cose non potevano sfuggire a Petyx che visse il fascismo e ne fu oppositore, che fece la guerra, che fece il partigiano e abbracciò il sogno comunista.</p>
<p>Liillà aveva una pensione di fame e doveva razionare le circa seimila lire mensili per avere a tavola un poco di pasta col pomodoro, un poco di pane e una acciuga scondita la mattina e una la sera. Il suo pasto abituale era “il pane, una cipolla e il sale”. “Gli sarebbe piaciuta una costoletta di castrato con una strizzatina di limone o un quartino di agnello (la vitella era troppo costosa per le sue finanze, e così il capretto) da fare a stufato con due patatine e una cipolla”. Ma i soldi erano pochi e i giorni per arrivare al sedici, giorno della riscossione della pensione, erano molti.</p>
<p>“La fame dei siciliani, e non dei siciliani soltanto, dice Liilà, era lunga di secoli, di millenni…la nostra speranza è il comunismo”.</p>
<p>La fame di Petyx è la fame di Sciascia che, a Pannella che lo invitava a fare lo sciopero della fame, rispose che avrebbe attuato qualsiasi forma di protesta ma non quella dello sciopero della fame perchè gli avrebbe ricordato una fame atavica che nella sua famiglia e in Sicilia, si tramandava da generazioni in generazioni.</p>
<p>Il problema della fame, che è la protagonista de “Il sogno di un pazzo”,  qui fa da leit motif e ritorna in ogni momento perchè il vuoto dello stomaco fa attorcigliare le budella. E Liillà spera nell’aumento della pensione per avere una vita più dignitosa. Ogni giorno sente la radio e va a leggere i giornali dal barbiere per vedere se Di Vittortio la spunta contro i governi democristiani che non vogliono accordare l’aumento tanto aspettato da turbe di affamati.</p>
<p>I governanti affermano che non ci sono i soldi per accordare l’aumento delle pensioni. “Il Governo, dice Liillà, lascia che aumentino il pane, la pasta, l’olio e il resto, ma non le pensioni come vuole quel sant’uomo di Di Vittorio, perché dice che non ci sono i fondi. Ma come fanno a esserci quei benedetti fondi se Damblè e Muscarà e camerati non pagano le tasse in ragione della loro ricchezza?”.</p>
<p>E intanto mentre la gente muore di fame ci sono altri, afferma Celone che è dirigente della Camera del lavoro, che prendono trentamila lire al mese, come se fossero cicerchie o, come noi diciamo, “fravecchi”. Basterebbe ridurre questi stipendi e aiutare i poverissimi.</p>
<p>La storia è sempre uguale e si ripete, ma il povero è sempre il perdente, il vinto, perché il ricco è potente e quindi comanda e fa le leggi secondo le sue convenienze.</p>
<p>Pur tuttavia Liillà ama la vita. “Che cosa meravigliosa lo spettacolo della vita perché, cos’è essa se non un grande, meraviglioso spettacolo”….  “La mia sventura è che, pur essendo solo, malato e povero, io sono disperatamente  attaccato alla vita” e a chi gli chiede cosa toglierebbe a lui la morte, risponde “Niente è per voi  la straordinaria, ineffabile visione di una donna come Anna La Cilìa? Non sono niente le chiacchierate che ci facciamo  al fresco nelle notti in cui non ha impegni con chi le chiede qualche ora di piacere? La speranza che il governo mi aumenti la pensione e…Come potete dire che la morte  non toglierebbe nulla a uno come me”.</p>
<p>E appunto per questo grande amore per la vita Liillà, che ha i polmoni bruciati dalla zolfo e che stenta a respirare, ha paura della morte  e passa le notti a vegliare perché la morte non lo colga a tradimento. Liillà la notte non riesce a respirare bene e quindi non può dormire, veglia e pensa al senso della vita, alla religione,  alla fede. E’ “cosa terribile mettersi a letto col terrore di non rivedere più il giorno”</p>
<p>“Tanti trovano rifugio nella fede nell’aldilà, in Dio, ma rimane il fatto che non riescono nemmeno loro ad accettare la morte con la serenità e la saggezza che predica padre Piccillo”. “La paura della morte non si vince né con la fede in Dio né con i sofismi dei filosofi…la fede non è scienza ma speranza di regni immaginari e le elucubrazioni dei filosofi e teologi vaniloqui, fumo”.</p>
<p>“So anch’io che per liberarmi dall’orrore, ossessione della morte, la via più sicura sarebbe la fede. Ma come faccio se questa benedetta fede non ce l’ho e non conosco la strada che vi conduce?&#8230;Si fa presto a dire ‘umìliati’, ‘mettiti nelle mani del Signore’. Già, ma io è che in Dio che non credo e quindi come faccio a umiliarmi, a mettermi nelle sue mani?”. L’Ing. Lo Vullo oppone a Dio La Ragione e la ragione non può spiegarsi certi misteri.</p>
<p>Tutti si consolano che ricchi e poveri andremo a “Marialicani” (il cimitero) ma che consolazione è questa?</p>
<p>Altri si consolano che andranno in paradiso ma da milioni di anni “l’uomo trapassa e mai nessuno che giunga di là per dire cos’ha visto, come si sta. E tuttavia, sempre che un di Là ci sia, sarebbe bene che di quando in quando venisse inviato qualcuno, un messaggero, per annunziare cos’ha visto  e qual è la condizione dell’anima. Niente, mai nessuno che giunga di là”.</p>
<p>Liillà ha i giorni contati e riflette sul senso della vita dandosi le risposte più semplici, più ovvie e diventa filosofo, filosofo dell’ovvietà, del pensar popolare, della gente comune.</p>
<p>“Tutto opera del caso è, pensa Liillà, non della Provvidenza, come dice Sant’Agostino, perché fosse la Divina Provvidenza a ordinare le cose, la storia, nel mondo regnerebbe la pace, la giustizia e l’amore”.</p>
<p>E la creazione di Dio “si è dimostrata un fallimento, una tragedia, col male che regna nel mondo”.</p>
<p>Questi sono i concetti dello zolfataro filosofo che non dorme per via dei polmoni che gli fanno mancare il respiro e che veglia per fugare la morte.</p>
<p>Molto spesso è costretto ad andare a letto a notte fonda e la mattina, quando gli manca il respiro, si alza prestissimo e va in giro ad ammirare la bellezza della natura.-</p>
<p>La creazione sarà un fallimento ma Liillà è affascinato dalle stelle, dalla luna quando è come una falce, dalla stella più lucente nel cielo, dalle miriade di stelle che fanno riflettere sul mistero della creazione.</p>
<p>E come tutti gli uomini che sentono vicino la morte, gode con più gusto la bellezza della vita e della natura e, nel descrivere il paese, la natura, Petyx diventa un lirico, un pittore che coglie i minimi particolari della scena della vita per farli assurgere a simboli.</p>
<p>“Che bella cosa il giorno, sospirò Liillà, che non sapeva cosa dire; e continuò: ‘però il momento più bello è quello  del mattino quando la luce rompe il buio della notte e gli uccellini si svegliano e cantano, cantano i galli e i contadini escono sulla strada e…”.</p>
<p>E ancora un altro bozzetto di vita paesana:</p>
<p>“Cantò il gallo di Arcangela Sciarra, a cui di lì a poco rispose quello di Nalugia che, a furia di far l’amore con tutte le galline del vicinato, gli era venuta la voce roca; abbaiò Barraggello, il Cane della Vampa, e l’orologio della chiesa battè le tre e mezzo. ‘ A momenti sarà giorno e non fosse che ho le ossa rotte m’andrei a sedere fuori’ disse, e restò con gli occhi incollati alla porta dalle cui fessure sarebbero entrati la luce del nuovo giorno e lo zinzilulìo delle rondinelle che, dal nido, svolavano sui fili elettrici e cantavano nell’incipiente chiarore dell’alba”.</p>
<p>Certamente Petyx a Cuneo restò come emigrato e nel suo cervello rimuginava la sua infanzia, il suo paese da cui non si distaccò mai e lo descriveva, nei suoi libri, con cura e meticolosità, osservando particolari che solo un grande scrittore poteva vedere.</p>
<p>“I pulcini, la zampetta sinistra sotto il pancino, spiavano a dritta e a manca”, oppure “Tirò fuori il fazzoletto rosso a pallini bianchi”. Questi sono particolari che forse i giovani di oggi non potranno apprezzare ma noi anziani ne godiamo profondamente perché sono cose che abbiamo visto e che ora Petyx ci ricorda creando struggimento nei nostri cuori, per un mondo antico che abbiamo perduto e di cui abbiamo ricordi ma non nostalgia.</p>
<p>“Contro il muro a tramontana da Paolina, della Catalana, e di Naluggia, le galline si spollonavano il petto, le ali;  guardavano davanti a sé inebetite, ubriache di luce; le vie erano deserte, corse da buffi infuocati di scirocco; di quando in quando un cane traversava la strada, annusava questo, quel cantone, l’innaffia d’orina e scompariva silenzioso come era comparso…”</p>
<p>“…A Rovetello, alla Marchisa e Cocilova cantavano gli ortolani, le calandre e le allodole; un forasiepe faceva la spola tra le erbacce secche di Cozzotondo, dove dava la caccia ai grilli e alle àmate, e la cava sotto di gesso, nella quale aveva il nido con i piccoli; sparse per i mondezzai, le galline vagavano volgendo di qua, di là, lo sguardo vuoto, spento; nel vicino ricovero i passeri facevano una  gazzarra indiavolata, mentre di là da Stincone, il sole avvampa l’orizzonte”.</p>
<p>Come si vede Petyx dipinge i quadri e ci fa ascoltare anche le sinfonie della natura di un tempo non contaminata dal rumore delle macchine, né dai diserbanti che stanno ucidendo l’habitat naturale degli uccelli e degli animali.</p>
<p>Le sinfonie scritte da Petyx sono più vere e struggenti di quelle di Mozart: “Sul tetto dell’Ospizio luceva il falcetto della luna nuova, brillavano a miriade le stelle, l’aria era piena del gracidìo delle rane, dello stridìo dei grilli e dei sospiri degli usignoli; dalle parti del marcato, il gufo non smetteva di mandare lagni”.</p>
<p>“….Ecco, la notte Lillà sbarrava gli occhietti interroriti di topo nella trappola e aspettava cantassero i galli di Paolina, di Naluggia, della Catalana, abbaiasse il cane di Arcangelo Sciarra. La prima volta cantavano verso le due, poi all’alba. Accadeva però cantasero prima della mezzanotte, o addirittura al tramonto. ‘Se cantano fuori orario (prima della mezzanotte cioè, al tramonto), è segno che il tempo cambia’ diceva, e il tempo cambiava infallibilmente, perché altro che Barbanera erano i galli di Paolina, della Catalana, diNaluggia.. Quindi ascoltato i galli, i cani, i gatti, che nelle notti di luna piena si davano l’appuntamento sul tetto di casa sua, tra vasi di garofani e di rose dei balconi di Anna, di Paolina e della Catalana, e celebravano il matrimonio con alti, strazianti miagolii, di godimento”.</p>
<p>Può sembrare strano a chi è cresciuto nelle  città e che mangia i polli cresciuti nelle incubatrici o i vitelli allevati con gli estrogeni, che gli animali possano prevedere il tempo che farà. Non è cosa strana. E’ vero che gli animali sentono che il tempo cambierà, è vero che i gatti e i cani sentono, prima dell’uomo, l’arrivo di un  terremoto, è vero che se la gallina canta di notte, in quella casa ci sarà un morto, come è vero che il canto della civettà sul tetto di una casa, viene a chiedere la vita di una persona.</p>
<p>Quando morì il padre di Liillà la gallina aveva cantato la notte e la civetta aveva sorvolato la sua casa con un grido di morte.</p>
<p>Liillà aveva paura della sua prossima fine anche se sapeva che la morte “ è l’ultima speranza”, come diceva Sciascia.</p>
<p>Ripensa al suo primo amore, a Salvatrice che non ha potuto sposare, decide di sposare Anna La Cilìa.</p>
<p>Ma la notte la sua gallina ha cantato e la civetta ha sorvolato il suo tetto lanciando un grido di morte.</p>
<p>Nessuno, oggi, crederà a questi segni premonitori, ma Liillà ci crede, ha l’esperienza della morte del padre.</p>
<p>Terribile, ma è così…Siamo superstiziosi? No, non lo siamo…ma è così.</p>
<p>E Petyx lo sapeva che questa non era superstizione.</p>
<p>La filosofia della povera gente, il dubbio sulle verità della metafisica, l’amore della vita e la paura della morte, il paese con la sua vita semplice e genuina, la natura selvaggia e bella ad un tempo, sono gli ingredienti della grande opera di Petyx che il mondo letterario dovrebbe riscoprire facendo mea culpa per non avere apprezzato un’opera così bella e uno scrittore così raffinato, che usa una prosa molto più corposa di quella usata ne “La miniera occupata”, con gli anacoluti usati da Russello e con riferimenti alla lingua siciliana di cui tutti i grandi letterati siciliani non possono fare a meno perché il siciliano è frutto di una grande sedimentazione culturale che va dai greci, ai romani, agli arabi, agli spagnoli, ai francesi.</p>
<p>Il libro è pieno di detti siciliani, tradotti in italiano “mi vado a fare un pisolino e CHI CAMPA LA CONTA”, che darei a mangiare a una donna “TESTE DI COTOPILLE”, io ho visto “I GUAI DEL LINO”, “SE LO PORTI ALL’INFERNO CON TUTTE LE SCARPE”, “L’AMICO DELLE CILIEGIE”, “TI FACCIO VEDERE DI CHE ERBA SI FA LA SCOPA”.</p>
<p>Questi detti fanno da ornamento al racconto e lo arricchiscono, rendendolo più vero e più aderente alla realtà. La stessa operazione la fa continuamente Simonetta Agnello.</p>
<p>Petyx, in questa opera, ha dimostrato di avere maturato una scrittura più pregnante, più piena e questo ci fa dire che, come Russello, ha avuto il dramma della ricerca del linguaggio che è rovello di tutti i grandi scrittori.</p>
<p>Petyx cantore degli ultimi, dei reietti, i quali però hanno sentimenti come tutti e hanno la speranza che il mondo dovrà necessariamente cambiare.</p>
<p>Petyx scrittore minimalista ante litteram? Certamente anche quest’opera ci conferma nella nostra analisi;</p>
<p>uno scrittore pervicacemente neorealista e minimalista, neorealista per necessità, per bisogno, come abbiamo detto, di narrare il suo mondo a futura memoria…perché gli altri ricordassero, perché non si dimenticassero le sofferenze di quanti prepararono il nostro modo di essere.</p>
<p>E dobbiamo dire che il discorso di Petyx non è un discorso di un paese e quindi una storia che non ha respiro universale. La storia è ambientata in Sicilia, ma poteva essere ambientata nel Veneto povero e contadino, nelle terre del terzo mondo, in qualsiasi luogo dove l’uomo soffre i sorprusi, lo sfruttamento, le fame e l’indigenza.</p>
<p>“Le notti insonni di Liillà” non ci ha fatto dirmire e ci ha creato tante problematiche e noi siamo certi che questo libro, nel centesimo anniversario della nascita del suo autore, rivivrà con qualche grande editore che  vorrà proporlo agli attenti lettori italiani che, così, potranno scoprire le loro origini e la loro storia non molto antica e apprezzare uno scrittore tra i più significativi del secondo novecento italiano.</p>
<p>Vogliamo concludere queste nostre riflessioni con quanto ha scritto nella quarta di copertina  al libro di Petyx “Anna è felice” Teodoro Giùttari: “Angel Petyx, comunque al di là di ogni apparenza, è stato sempre indipendente, un solitario votato a un suo ideale d’arte e di scrittura, e il racconto Liillà (Liillà ed altri racconti del 1976) divenuto poi il romanzo “Le notti insonni di Liillà” (1984) è uno dei suoi capolavori, che prima o poi sarà riscoperto, se è vero, come la storia ci insegna, che la partita del dare e dell’ avere in letteratura finisce sempre con il quadrare”.</p>
<p>E quest’anno del centenario della nascita di Angelo Petyx sarà certamente l’anno della scoperta del libro “Le notti insonni di Liillà” e del suo grande autore. E il conto della storia letteraria troverà la sua quadratura.</p>
<p>Agrigento, lì 4 marzo 2012</p>
<p>Gaspare Agnello</p>
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		<title>La Miniera Occupata di Angelo Petyx e il Centesimo Anniversario della Nascita</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Agnello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angelo Petyx]]></category>
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		<category><![CDATA[anniversario nascita]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2 Novembre del 2012 ricorre il centesimo anniversario della nascita dello scrittore di Montedoro Angelo Petyx e noi speriamo ardentemente che l’Amministrazione comunale di Montedoro e i Licei della provincia di Caltanissetta vogliano celebrare questo grande figlio della terra di Sicilia, riproponendo, al mondo letterario e ai giovani, i suoi libri che sono veramente di grande valore letterario. I libri di Petyx sono anche la memoria di un tempo eroico, non molto lontano da noi e di cui siamo sicuramente figli.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1793 alignleft" title="angelo-petyx-busto-bronzo" src="http://www.gaspareagnello.it/images/angelo-petyx-busto-bronzo.jpg" alt="angelo-petyx-busto-bronzo" width="194" height="259" /></p>
<p>Noi, da questo momento, dedichiamo <a href="http://www.gaspareagnello.it/category/angelo-petyx/">una sezione del nostro sito allo scrittore Petyx</a> con tutti i nostri scritti, le nostre memorie e con una<a href="http://www.gaspareagnello.it/2010/10/angelo-petyx-l%E2%80%99uomo-lo-scrittore-intitolazione-museo-di-vincenza-petyx/"> relazione della figlia dello scrittore, Signora Enza</a>, docente di Filosofia presso l’Università di Torino che sarà disponibile a venire in Sicilia, in occasione del centenario della nascita del padre di cui custodisce la memoria con grande passione.</p>
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<h2>La Miniera Occupata di Angelo Petyx</h2>
<p><img class="alignleft" title="miniera_occupata_petix" src="http://www.gaspareagnello.it/wp-content/uploads/2008/02/miniera_occupata_petix.jpg" alt="" width="180" height="303" /></p>
<p>L’impegno televisivo di recensire un libro ogni quindici giorni mi ha portato a scavare nel mondo della letteratura italiana e, di conseguenza, nell’immenso mondo letterario siciliano dove è facile trovare sotterrati, scrittori di cui si parla poco ma le cui qualità sono veramente eccezionali fino al punto che mi rifiuterò di dare l’appellativo di “minori” a questi grandi letterati che hanno saputo parlare al nostro cuore, che hanno descritto il loro tempo, i luoghi dove sono nati, gli avvenimenti che hanno osservato o di cui sono stati protagonisti, lasciandoci un retaggio di cui nessuno potrà fare a meno.</p>
<p>Tra questi scrittori sepolti nel mondo della dimenticanza ho trovato, anche grazie a Matteo Collura, all’editore Sciascia di Caltanissetta ed al chiarissimo Professor Mineo dell’Università di Catania, Angelo Petyx che è un autore veramente straordinario la cui opera resterà certamente scolpita nel mio cuore e nella mia mente perché ha saputo toccare corde profonde della nostra vita e della nostra umanità con uno stile semplice e disarmante, uno stile che diventa musica popolare, sinfonia degli umili e degli oppressi. Oggi forse Petyx potrebbe essere definito un minimalista.</p>
<p>Angelo Petyx nasce a Montedoro in provincia di Caltanissetta il 2 novembre 1912 e sente subito l’esigenza di cultura e di letture che non lo abbandonerà più e che diventerà rigorosa regola di vita.</p>
<p>Segue un corso di studi irregolare da autodidatta.</p>
<p>Si oppone al fascismo, per cui rifiuta la chiamata all’arruolamento nella milizia, rifiuta durante la ferma militare di iscriversi al corso per allievi ufficiali.</p>
<p>Allo scoppio della guerra, è demandato dapprima al reclusorio militare di Gaeta come insegnante dei reclusi, poi è trasferito in Emilia.</p>
<p>Partecipa quindi alla campagna di guerra nel sud della Francia con la IV armata.</p>
<p>Dopo l’otto settembre resta sbandato in Piemonte e aderisce alle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà.</p>
<p>Trova rifugio a Tarantasca presso una famiglia antifascista e l’8 settembre 1948 sposa la figlia primogenita Lena di questo antifascista che sarà la Ada del romanzo “Gli sbandati” pubblicato nel 1971.</p>
<p>Nel 1945 ritorna in Sicilia, dove inizia l’attività d’insegnante, mai prima intrapresa per la rifiutata adesione al partito fascista.</p>
<p>Nel 1949 si trasferisce in Piemonte dapprima a Villafaletto, dove insegna per undici anni e infine a Cuneo.</p>
<p>Per la sua militanza antifascista gli furono offerti vari incarichi che Lui rifiutò, come respinse l’invito di Elio Vittorini di trasferirsi a Milano, “per il suo avvenire di scrittore,” e potere vivere più intensamente la vita letteraria dell’Italia risorta.</p>
<p>Ma Petyx doveva essere un uomo strano, un tipo ribelle  e preferì restare a Cuneo rifiutando il grande proscenio letterario.</p>
<p>Questo non gli impedì di continuare la sua vita di scrittore raffinato, collaborando a riviste quali “Gente nostra”, “Il Subalpino”, La via del Piemonte”, “La fiera letteraria”, “Prove di letteratura ed arte”, “Diogene”, “Incidenza” ed al giornale “L’Unità”.</p>
<p>Nel 1957 Elio Vittoriani gli pubblica, nella collana della Mondadori, “La Medusa degli italiani”  “La miniera occupata”, dicendo di Petyx: “dà prova di possedere delle qualità di primordine. Certi dialoghi tra gli zolfatari sono molto suggestivi: con quella loro voce dialettale lavorata fino a diventare musica”; e Italo Calvino ebbe a dire: “ Il libro La miniera occupata è scritto con semplicità, sobrietà e gusto. Di tutti i libri del dopoguerra, che trattavano delle lotte sociali contemporanee, questo era uno dei più schietti e attraenti alla lettura. Mi faccio vanto di essere il suo scopritore.”</p>
<p>Sebastiano Addamo ebbe a scrivere: “Il libro di Petyx lo troviamo quando ha inizio l’azione della miniera, allora la prosa sembra sciogliersi da tutti gli impacci, le parole trovano rispondenza nelle cose e negli atti, il racconto procede libero, spedito e trova alla fine la sua forza: la morte della madre di Frischetta, l’omicidio che costui commette, il suo arresto sono vicende che fanno da sfondo allo sciopero e alla resistenza degli zolfatari nella miniera, e Petyx non ha nemmeno bisogno di cercare le parole perché queste vengono si può dire da sole- laddove per il personaggio di Paolo si avvertiva questa necessità di ricerca, e per questo in esso c’è più schema che vita, più velleità che verità.</p>
<p>Gli è che adesso la scrittura ha trovato le proprie finalità, e si fa distesa e ampia, corale e animata e di colpo immette Petyx in quella schiera di narratori che della loro terra sanno cogliere il duro lamento delle cose”.</p>
<p>Nel 1971 con Rebellato pubblica “Gli sbandati”, nel 1976 con la casa editrice Todoriana di Milano pubblica “Liillà ed altri racconti”, nel 1979 con la stessa casa editrice pubblica “Il sogno di un pazzo”, nel 1984 “Le notti insonni di Liillà”, nel 1986 “Il lungo viaggio”, nel 1991 “Anna è felice” e nel 1994 “L’Amore respinto”.</p>
<p>Angelo Petyx muore il 30 marzo 1997.</p>
<p>Nel marzo del 2002 l’editore Salvatore Sciascia di Caltanissetta ripubblica i “Racconti” e “La miniera occupata” con una brillantissima prefazione del Professor Mineo, allora Preside della facoltà di lettere dell’Università di Catania.</p>
<p>E oggi io sono a Montedoro, che è stato uno dei centri minerari più importanti della Sicilia e il paese dove è nato Angelo Petyx, per presentare il libro “La miniera occupata” che ha la grande capacità di fare rivivere quel mondo del dopoguerra che va tra la fine degli anni quaranta e i primi degli anni cinquanta.</p>
<p>Rivivono gli scontri sociali e politici, il mondo operaio di quei primi anni di democrazia, gli scontri tra un popolo che sogna il riscatto, il sol dell’avvenire e un padrone ancorato a concezioni fasciste e monarchiche che riuscivano a salvaguardare gli interessi dei padroni contro i lavoratori.</p>
<p>E’ da dire a tal proposito che il libro nasce da un racconto di Angelo Petyx del 1950 “Il bolscevico” pubblicato nella rivista “La galleria” nel 1959 con il titolo “Vita di miniera” e ora da Sciascia con il titolo “Il sole dell’avvenire”.</p>
<p>I personaggi del libro rappresentano un coro di proletari, un coro della tragedia greca che vive il dramma di una vita piena di stenti, sotto la terra e sopra la terra, nelle taverne dove solo il vino riesce a fare dimenticare l’amaro della vita.</p>
<p>Il libro, oltre ad avere il carattere della tragedia greca, è soprattutto una sinfonia degli ultimi, ultimi che hanno un cuore e sentimenti veri.</p>
<p>Gli elementi del coro sono Paolo che ama Antonietta (ma che non sposerà per ragioni di censo, e di ceto sociale), Fasanaro, Don Federico, Serraviddu, Campanella, Tabaccu, Cacasenno, Favarisi, Montagna, Rosa, Pippo, (il sarto che si fidanzerà con Antonietta perché benestante), Frischetta la cui moglie Teresa è presa da libidine sessuale per cui cornifica continuamente il marito che è costretto a ucciderla, Arcadipane, Zaccaria, Formichina il droghiere, Solavecchia il calzolaio, Bacaranu il carrettiere, con sei figli di cui una tisica per fame, Donna Rosina che si ostina a non voler dare la figlia Antonietta a un picconiere e infine Don Basilio, il proprietario della miniera che muore d’infarto proprio mentre i minatori occupano la miniera per chiedere il pagamento dello straordinario, acqua bevibile, l’istituzione della commissione interna e il ritiro dei licenziamenti.</p>
<p>In Petyx i minatori trovano il loro cantore, il loro drammaturgo, il loro poeta sinfonico che sa tradurre in parola e quindi in libro i loro sentimenti.</p>
<p>Il libro può definirsi anche un’opera di formazione, della formazione di Paolo, un minatore che attraverso i libri, che gli dà la sua amata, si incontra con la cultura, prima con Grazia Deledda “Marianna Sirca” e poi con altri libri dell’illuminismo francese che fanno conoscere al nostro Paolo i concetti della libertà borghese che ispirarono la rivoluzione francese e quindi contribuirono a creare la nostra società.</p>
<p>Ci sono le aspirazioni di un ceto proletario e contadino che sognò il riscatto in nome del comunismo e del sol dell’avvenire, sogno che si infranse per molti a Marcinelle e nelle miniere di carbone del Belgio dove la migliore gioventù siciliana  emigrò in cambio di un sacco di carbone e non per delusione di amore, come è accaduto a Paolo. Paolo Todaro come tanti altri prima di lui scrive il Professore Giovanni Milazzo, come tanti altri dopo di lui. La fuga, la fuga per amore. Crescere e fuggire; allora crescere è fuggire? La fuga dalla storia? Dopo tanto vivere, dopo tanto impegno? Era così che bisognava dunque fare? Non c’era più speranza, bisognava quindi, entrare soli, negli anni del boom e del nuovo impegno? Entrare da soli nella maturità. La sorte di Paolo è quella del protagonista de “La luna si mangia i morti” di Antonio Russello che esce per riuscire. (Cu nesci arrinesci). E’ la storia di tutti i giovani siciliani anche di quelli di oggi. Nulla è cambiato dopo sessanta anni. La sola differenza è che oggi emigrano soprattutto gli intellettuali impoverendo sempre più la nostra terrà che forma i cervelli per poi esportarli.</p>
<p>Nel libro c’è la sfiducia in Dio di Bacaranu che, nella sua ignoranza dice, “credi che se fossi Dio farei soffrire la fame alla gente? Non gliela farei soffrire no, perché non sono quell’uomo cattivo che credi…..</p>
<p>….Tutto quello che so è che se fossi Dio non farei soffrire la fame alla gente e non la farei ammalare. Forse mi costerebbe un centesimo?”</p>
<p>E  Cacasenno dice “ E’ difficile che una persona istruita parli di santi e di Dio. Sono gli ignoranti che credono ci siano dei santi che fanno i miracoli o che Dio creò il mondo dal nulla. Ma gli istruiti…</p>
<p>….Sbagli, perché ci sono uomini istruiti e intelligenti che credono nei santi…”.</p>
<p>Il libro di Petyx è anche il libro dell’amore, l’amore di Paolo per Antonietta che si svolge in una maniera delicata e senza toni drammatici. Petyx, come tutti gli scrittori siciliani di grande statura, rifugge il sesso per cui l’amore è solo un fatto sublime che si infrange nelle concezioni sociali piccole borghesi. Antonietta non può sposare un picconiere ma deve sposare uno del suo ceto, Frischetta, deve uccidere la moglie che lo tradisce, anche se la ama  ancora e vorrebbe mantenere viva la sua famiglia con i suoi figli, perché così vuole pirandellianamente la società siciliana.</p>
<p>Il chiarissimo Professor Mineo pone il libro nel periodo del “post” “neorealismo” e quindi lo ascrive alla corrente del realismo.</p>
<p>E’ chiaro che leggendo questo tipo di letteratura, cui apparteneva anche Antonio Russello con “La luna si mangia i morti”, che piacque a Vittorini che lo pubblicò nella Medusa  della Mondadori, si risale subito al Verismo di Verga e di Capuana e quindi al realismo francese di Emile Zola che tanto influenzò la nostra letteratura.</p>
<p>Del resto nessuno scrittore siciliano di quel periodo può sfuggire all’influenza dei grandi padri della letteratura quale Verga e poi Pirandello che è tanto presente nel libro di Petyx e soprattutto nella vicenda di Frischetta che perdonerebbe i  tradimenti della moglie per non distruggere la sua famiglia, ma che è costretto a uccidere la moglie per “dare soddisfazione alla gente” che lo definiva cornuto e lo derideva in ogni occasione.</p>
<p>Su questa collocazione nel filone del realismo italiano non ci sono dubbi di sorta e questo ce lo dimostra il fatto che Vittorini lo pubblicò nella sua collana della Mondadori,  dove trovarono accoglienza i grandi scrittori del tempo che facevano capo al neo realismo e al realismo e dove non poteva trovare spazio “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa che ha altra dimensione e altra etichetta letteraria che certamente non poteva piacere a coloro che, allora, tenevano nelle mani la cultura, i cui riferimenti si trovavano a sinistra.</p>
<p>Petyx e Russello furono gli ultimi di questa corrente perché poi venne Pasolini che mise da parte la classe operaia e pose al centro della questione politica e quindi della letteratura, il sottoproletariato urbano.</p>
<p>Ma questo è un altro discorso. Vorrei solo aggiungere un’altra nostra osservazione che ritengo di principale importanza. Petyx, per me è uno scrittore minimalista e questo si evince leggendo “La miniera occupata” e “I racconti” che sono veri e propri capolavori.</p>
<p>La letteratura mondiale afferma che il padre del minimalismo sia lo scrittore americano Carver ma io voglio pensare che il vero padre del minimalismo sia stato Petyx ed in tal senso lancio una sfida al Professor Mineo e alla Professoressa Gigliola Nocera, che insegna lingue e letteratura nordamericana e inglese all’Università di Catania, acché venga studiata più attentamente la narrativa del nostro scrittore per stabilire che, in fondo, il vero primo scrittore minimalista è Petyx che, come Carver ( riportiamo integralmente le parole che su Carver scrisse Sergio Nazzari sul La Sicilia) “ è scrittore che con il suo stile scardina ogni tradizione, eliminando quanto di eccessivo, artefatto, ridondante possa appesantire la scrittura, ogni inutile incrostazione, per affidarsi invece totalmente al ritmo delle proprie emozioni e liberare la nuda e seducente vitalità della parola”… ed ancora sempre parafrasando Sergio Nazzari e trasferendoci dall’America di Carver alla Sicilia di Petyx: Qual è la Sicilia da lui dipinta? Una Sicilia sommersa, lontana dall’immagine propagandata dai mass media, nella quale però milioni di persone si identificano.</p>
<p>E’ la Sicilia della fascia più povera, della classe operaia che vive nei profondi paesi del sud dove è difficile vivere e portare avanti una famiglia numerosa e dove è difficile anche amare. I protagonisti di Petyx e quindi di Carver non sono eroi nel senso classico ma impersonano l’eroismo della quotidianità con la loro capacità di barcamenarsi tra le difficoltà di tutti i giorni, con il loro continuo stato di tensione.</p>
<p>E questo lo dico anche se comprendo perfettamente che i contesti sociali in cui vissero e operarono i due autori sono profondamente diversi ma i canoni letterari sono gli stessi.</p>
<p>Da questo nostro incontro spero che possa nascere un nuovo interesse su Angelo Petyx nella certezza che i lettori e gli studiosi di letteratura italiana vorranno porsi il problema di questa nuova prosa di Petyx e di questa epopea degli straccioni che si trovano in Carver, in Lorca, in Russello e altri, affermando che Petyx è stato minimalista prima degli altri americani.</p>
<p>La prosa de La miniera occupata è così scarna, così semplice, e la parlata così vicino al parlar comune degli zolfatari e del nostro popolo di Sicilia che si può essere indotti a pensare che ci si trovi dinanzi ad uno scrittore “minore” ed incapace di altri modi più alti di esprimersi.</p>
<p>Non bisogna commettere l’errore di valutare negativamente questo modo di raccontare del nostro scrittore che anzi questa prosa è la caratteristica principale e più affascinante di Petyx che non si attarda a usare il siciliano come si usa oggi, a sproposito, da parte di tanti scrittori.</p>
<p>Se  mai si trovano alcuni modi di dire siciliani che vengono italianizzati come: “La pentola mi bolle. Ce la posso calare?” (pag. 45), “preparare il sugo” (pag. 53), “qui ci vuole un carico di undici, quello con i pampini” (pag.57), E’ voluto bene da una ragazza come l’oro e mi va a cercare Pitullina” (pag.62), “Ne ha coda il maccherone?” (pag.109), “perciò Don Basilio è morto così, di morti subita?”. Questi modi di dire che sono tipici della nostra parlata di Sicilia ci fanno sentire il Petyx come uno dei nostri.</p>
<p>Anche le descrizioni dei paesaggi hanno qualche cosa di particolare, sono brevi, semplici, incisive, pittoriche come la pittura minimalista. Sentite: “Ora la piazza era disseminata di fiammelle, vere lucciole palpitanti di spasimo, e la folla ondeggiò vociando e cantando l’inno dei lavoratori”.</p>
<p>Oppure: “La luna era tramontata da un pezzo, il buio aveva tinto di nero le cose ed io, nel mio stupore sbigottito e affranto, guardavo e guardavo le stelle scintillare nel vuoto nero, lontane lontane e piccole e belle, d’una bellezza ineffabile e misteriosa, si che nel silenzio che mi circondava sentivo la mia piccolezza travasarsi nel nulla.” Ed ancora: “ il cielo a oriente si era fatto viola e le stelle impallidivano, la campagna si disegnava nelle sue forme stravolte e congestionate. L’aria era piena di pigolii, di trilli di fischi e di gorgheggi; le stelle si facevano sempre più rare, senza più la bellezza sfolgorante di prima.”</p>
<p>E poi i concetti espressi dagli zolfatari o dagli operai nei loro discorsi non devono essere considerati nascenti da concezioni filosofiche ma dal senso comune. Le disquisizioni sulla morte, sui poteri di Dio, fatti da Bacaranu nascono appunto dal sentire popolare, dal rovello degli ultimi, dalla filosofia della fame e della disperazione ed anche in questo Petyx deve essere considerato un minimalista, tenendo presente che il minimalismo ha anche connotati tipici del realismo.</p>
<p>Carver, scrittore strano, disordinato, dedito al vino, per un certo periodo della sua vita, volle rifiutare le concezioni astrattiste della letteratura e volle descrivere l’America degli emarginati che erano esclusi dal consumismo sfrenato e in questo fu maestro, anche se prima di morire a cinquanta anni, abbandonò il minimalismo.</p>
<p>Nel 1957, quando il libro di Petyx vide la luce, Carver aveva diciannove anni e quindi l’autore americano certamente non poteva essere conosciuto da Petyx e per questo la scrittura e lo stile letterario di Petyx sono frutto di originalità e questo si spera che sia riconosciuto dall’accademia e dalle nuove cattedre di “letteratura comparata” che si vanno istituendo nelle nostre Università.</p>
<p>Per finire voglio dire che il libro non si può raccontare perché lo si deve vivere intensamente leggendolo e lo devono vivere i vecchi siciliani che hanno conosciuto quei tempi tristi, i giovani, per capire dove affondano le loro radici e lo devono leggere assieme ai racconti che sono veramente gioielli di alta scrittura.</p>
<p>Io ho potuto dire solo queste cose che mi sgorgano dal cuore, cercando di inquadrare il libro nel momento storico e letterario in cui è nato e che è tra i più interessanti della nostra letteratura e della nostra cinematografia.</p>
<p>Agrigento,lì 21.11.2005</p>
<p>gaspareagnello@virgilio.it</p>
<p>3381909035</p>
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		<title>L’Amante Inglese di Leda Melluso, Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 08:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Agnello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gaspare Agnello]]></category>
		<category><![CDATA[l'amante inglese]]></category>
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Si è cimentata con la narrativa con il libro “La ragazza dal volto d’ambra”.
Ora torna alla narrativa con il romanzo “L’amante inglese”, edito dalla casa editrice Piemme, un romanzo che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leda Melluso, è un’insegnante di latino e greco, nata ad Arezzo ma trapiantata a Palermo. Ha scritto testi scolastici e saggi sulla storia della Sicilia.</p>
<p>Si è cimentata con la narrativa con il libro “La ragazza dal volto d’ambra”.</p>
<p>Ora torna alla narrativa con il romanzo “L’amante inglese”, edito dalla casa editrice Piemme, un romanzo che ci ha impressionato favorevolmente e che ci ha fatto conoscere una scrittrice vera, capace di plasmare la materia, che ha tra le mani, con sapienza e con grande maestria.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2242" title="leda-melluso" src="http://www.gaspareagnello.it/images/leda-melluso.jpg" alt="leda-melluso" width="600" height="446" /></p>
<p>Il libro è definito “romanzo storico”, ma noi diciamo che l’ambientazione è sicuramente storica, ma le tante storie, che s’intrecciano come scatole cinesi, ci presentano un’opera narrativa di grande spessore e di rara bellezza che trascina il lettore in una lettura certamente bella e affascinante.</p>
<p>L’ambientazione è la corte borbonica napoletana di fine settecento retta dall’imbelle Re Ferdinando e dalla Regina Maria Carolina. I giacobini vanno alla conquista del potere e il Re fugge da Napoli verso Palermo.</p>
<p>La fuga è organizzata dall’Ammiraglio Nelson, dall’Ambasciatore Inglese William Hamilton e dalla bella moglie dell’Ambasciatore, Emma che è nella grazie della Regina e la favorita di Nelson che, per lei, perde assolutamente la testa.</p>
<p>La scrittrice, in maniera veramente eccezionale, ci conduce alla corte di Napoli e ci fa entrare in quel mondo fantastico ma frivolo, subdolo, pieno di ruffiani e di spie, un mondo in disfacimento per consunzione oltre che per i moti rivoluzionari.</p>
<p>Ci porta, quindi, nella Palermo godereccia piena di principi inetti, baroni e nobili di ogni genere, ma anche piena di rivoluzionari e campieri che amministrano la giustizia. “ La giustizia. Dov’è la giustizia? ‘Se non ce la facciamo noi da soli, noi campieri, la giustizia soltanto nell’altro mondo la possiamo avere…Neanche i Signori si fidavano degli sbirri, mangiapane a tradimento, disonesti fino al midollo”.</p>
<p>Dalle descrizioni si capisce subito che la Melluso ha portato avanti un grosso lavoro di ricerca per ricostruire l’ambientazione delle storie raccontate e per fare rivivere al lettore l’epoca nella quale si svolgono i fatti.</p>
<p>Ha anche attinto ai grandi viaggiatori del settecento che descrissero la nostra isola in maniera magistrale come, per esempio, ha fatto Ghoete, cui la Melluso fa espresso riferimento.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2243" title="amante-inglese-leda-melluso-copertina" src="http://www.gaspareagnello.it/images/amante-inglese-leda-melluso-copertina.jpg" alt="amante-inglese-leda-melluso-copertina" width="284" height="458" /></p>
<p>E certamente noi, con una breve nota critica, non potremo dare il senso della bellezza di questa ricostruzione che sicuramente è vicina alla realtà; occorrerà che il lettore assapori la lettura che è scorrevole, divertente, istruttiva; una lettura che, pur avendo una ambientazione storica, si può fare anche sotto l’ombrellone.</p>
<p>E a questo punto dobbiamo dire, a scanso di equivoci e d’inganni, che i protagonisti del libro non sono solamente i reali di Napoli, che poi fanno solamente da ornamento o da sfondo, né tanto meno i due amanti Orazio Nelson e l’Ambasciatrice, come veniva chiamata, ma ci sono altri personaggi che sono comprimari e  che, a un certo punto, diventano protagonisti.</p>
<p>Certamente i principi e i baroni palermitani, le loro residenze favolose, la Palermo europea, che doveva essere veramente splendida, i loro ozi e divertimenti, la Palermo degradata e della malavita, diventano tutti protagonisti del libro.</p>
<p>E sotto di quest’aspetto, il libro può essere considerato storico perché l’ambientazione è perfettamente aderente alla realtà del tempo.</p>
<p>Altri personaggi, abbiamo detto, diventano, a un certo punto del libro, protagonisti della narrazione e sono Blasco della Sciara, un cadetto di nobile famiglia e Virginia di Vallelunga, destinata a essere, per eredità e determinazione paterna, badessa della Martorana.</p>
<p>Ma, come a Napoli, anche a Palermo, cova il fuoco della rivoluzione. Il vento francese arriva fino alle rive del Mediterraneo e Blasco aderisce a una società segreta, la Società degli Uguali”, di cui fanno parte il sacerdote don Gaspare Salerno, l’Avv. Piraino e poi anche una donna Felicita Palumbo.</p>
<p>Blasco, anche se cadetto e quindi senza eredità, ha la possibilità di frequentare il bel mondo nobiliare e s’innamora della giovane Virginia.</p>
<p>E qui la storia diventa struggente e affascinante e, a nostro avviso, mette in ombra la storia dell’amante inglese.</p>
<p>Il lettore è preso dalla vita di Blasco, dalla sua baldanza, dal suo eroismo e dall’ansia di riscossa che covava in alcuni strati della popolazione palermitana. La storia dei Beati Paoli, che rubavano ai ricchi per distribuire la ricchezza ai poveri, riaffiora nei vicoli di Palermo e Don Gaspare Salerno, organizza spoliazioni, per dare da mangiare ai poveri dei quartieri degradati di Palermo.</p>
<p>E’ la storia degli espropri proletari.</p>
<p>Blasco, mentre va rubando gioielli alle dame di corte per impinguare il bottino da distribuire ai poveri, s’innamora, come detto, di Virgina di Vallelunga e a questo punto la storia di Blasco e di Virginia prende il sopravvento nella fantasia del lettore, o almeno nella nostra, perché ci siamo legati a questi due giovani coraggiosi e moderni, che ci hanno allontanato dalle mollezze della corte e dagli innamoramenti interessati dell’Ambasciatrice e dell’Ammiraglio che mette a repentaglio la sua fama di eroe per una cortigiana avida di successo e di soldi. “ Ma cos’era la vita senza la follia dell’amore, l’unica che si era concesso?”.</p>
<p>Nella storia di Blasco ci sono motivazioni serie e profonde, c’è lo spirito di ribellione dei popoli del sud che soffriranno tanto, prima di arrivare a liberarsi dal giogo borbonico (per cadere poi nel giogo piemontese), c’è lo spirito della rivoluzione francese e i concetti di “liberté, fraternità è égalité”.</p>
<p>Blasco fa capire alla novizia Virginia che “Verrà, però, un giorno in cui le donne non permetteranno più agli uomini di occuparsi dei loro sentimenti così come fanno con il loro denaro”,  e la donna sarà libera, libera di amare. “Sarà legittimo per una donna avere la libertà di scegliere la sua vita. Un diritto”.</p>
<p>La vicenda, com’è narrata dalla Melluso, acquista un sapore bellissimo e prende il lettore che non si vuole staccare dalla pagina e ne diventa partecipe.</p>
<p>E’ chiaro anche, che il libro guarda in avanti e ci porterebbe a immaginare un prosieguo per conoscere le future avventure di Blasco legate alle vicissitudini del Regno di Napoli che sarà tormentato per via dell’occupazione dei francesi, con Gioacchino Murat, e dei vari sommovimenti fino a Garibaldi.</p>
<p>Ma la storia si ferma a quel punto e ci lascia sospesi, come in attesa di un altro boccone prelibato che forse la Melluso non ci farà mancare.</p>
<p>E’ bello leggere la storia sotto il profilo umano, con i suoi personaggi che vivono, pensano, soffrono e gioiscono.</p>
<p>Questo un genere letterario che ha usato anche Antonio Russello con il libro “Lo Sfascismo”, ma il libro della Melluso ha un sapore diverso che apre nuovi orizzonti alla moderna narrativa.</p>
<p>E infine la scrittrice ci ha impressionato favorevolmente con il suo linguaggio che è pieno di parole e di proverbi siciliani. Ci aveva meravigliato il linguaggio popolare di Simonetta Agnello Hornby che, figlia di un noto barone siciliano, infarcisce i suoi libri di proverbi e di una parlata tipica dei contadini.</p>
<p>Si vede che, attraverso le sue ricerche, la scrittrice ha potuto costatare che i nobili siciliani non disdegnavano la parlata popolare e del resto, come i popolani, erano superstiziosi, bigotti, servili.</p>
<p>Poche volte un libro ci ha così fortemente divertito. Questa volta Leda Melluso ha costruito un’opera di grande valore storico ma soprattutto narrativo.</p>
<p>Acquista il <strong><a href="http://www.bol.it/libri/L-amante-inglese/Leda-Melluso/ea978885661492/">Libro su Bol.it</a></strong></p>
<p>Agrigento, lì 14.2.2012</p>
<p>Gaspare Agnello</p>
<p>&nbsp;</p>
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